MAGGIE STIEFVATER.
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LA CORSA DELLE ONDE.
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Parte 1.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Succede ogni autunno, sull'isola di Thisby. Dalle gelide acque dell'oceano si spingono a riva i
cavalli d'acqua, creature affascinanti e crudeli che gli abitanti catturano per montarli nella Corsa dello
Scorpione. Il vincitore guadagner fama e denaro, i meno fortunati incontreranno la morte. Ma
qualcosa cambia quando alla gara si iscrive Kate Connolly, capelli rossi e tempra di ferro. Kate 
determinata a correre con la sua cavalla Dove, sfidando usanze secolari che vogliono solo concorrenti
maschi e nessun cavallo ordinario. Certo, non ha molte possibilit contro Sean Kendrick, diciannove
anni, il favorito, esperto domatore di cavalli. Nessuno dei due  preparato a ci che sta per succedere,
perch quest'anno la Corsa dello Scorpione non sar solo questione di gloria e denaro, ma di amore e destino.
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A Marian, che vede cavalli nei suoi sogni.
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Prologo.
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Nove anni prima.
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Sean.
 il primo giorno di novembre e quindi, oggi, qualcuno morir.
Anche se il sole splende radioso, il gelido mare d'autunno ha i colori della notte: blu scuro,
marrone e nero. Osservo le tracce mutevoli nella sabbia calpestata da innumerevoli zoccoli.
Fanno correre i cavalli sulla spiaggia, una pallida striscia fra l'acqua scura e le bianche scogliere
di gesso. Non  mai un posto sicuro, ma non  mai tanto pericoloso quanto oggi, il giorno della corsa.
In questo periodo dell'anno, vivo e respiro la spiaggia. Ho le guance ruvide a causa della sabbia
sollevata dal vento e le cosce irritate dall'abituale attrito con la sella. Mi fanno male le braccia per lo
sforzo di trattenere un cavallo da duemila libbre. Ho dimenticato cosa si prova a stare al calduccio, cosa
significa un'intera notte di sonno e come suona il mio nome pronunciato con un tono normale invece di
essere gridato a distanza.
Mi sento cos vivo.
Mentre cammino ai piedi della scogliera con mio padre, uno dei giudici di gara mi ferma e dice:
Sean Kendrick, hai dieci anni. Non l'hai ancora scoperto, ma ci sono modi molto pi interessanti di
morire che non su questa spiaggia.
Mio padre fa dietro front e afferra il braccio del giudice come se l'uomo fosse un cavallo
irrequieto. Si scambiano un paio di frasi concitate sui limiti di et nella corsa. Vince mio padre.
Se tuo figlio resta ucciso dice il giudice, la colpa sar soltanto tua.
Mio padre non gli risponde nemmeno e si limita ad allontanarsi col suo stallone uisce.
Scendendo verso l'acqua, siamo urtati e spintonati da uomini e cavalli. Io scivolo sotto un
cavallo che s'impenna, mentre il suo cavaliere viene strattonato dalla lunghina con cui lo conduce a
mano. Illeso, mi ritrovo col viso rivolto al mare. Sono circondato dai capaill uisce, i cavalli d'acqua,
che hanno mantelli dei pi svariati colori, come i ciottoli della spiaggia: nero, rosso, oro, bianco,
avorio, grigio, blu. Gli uomini impugnano finimenti decorati da nappe rosse e margherite, talismani
contro i pericoli del nero mare di novembre, ma io non affiderei la mia vita a una manciata di petali.
L'anno scorso un cavallo d'acqua con una ghirlanda di fiori e campanelle ha quasi strappato il braccio
di un uomo.
Questi non sono cavalli qualsiasi. Puoi addobbarli di amuleti, tenerli lontani dal mare, ma oggi,
sulla spiaggia, c' un unico imperativo: mai dar loro la schiena.
Alcuni sono coperti di schiuma che cola dalle loro labbra e dal petto; somiglia alla spuma del
mare e nasconde i denti che pi tardi sbraneranno gli uomini.
Sono bellissimi e letali, ci amano e ci odiano.
Pap mi manda da un altro gruppo di giudici di gara per prendere la gualdrappa e la fascia da
mettersi al braccio. Il colore della stoffa serve agli spettatori sulla scogliera per identificare mio padre,
ma nel suo caso non  necessario, non con il manto rosso squillante del suo stallone.
Ah, Kendrick dicono i giudici, usando il nome che appartiene sia a mio padre che a me. Per
lui sar un drappo rosso.
Mentre torno da mio padre, un cavaliere mi saluta: Salve, Sean Kendrick.  un tipo smilzo e
asciutto, il viso che sembra scolpito nella roccia. Bella giornata per la corsa. Mi sento onorato di
essere trattato come un adulto, mi d un senso di appartenenza. Ci scambiamo un cenno con il capo, poi
lui si volta per finire di sellare il cavallo. La piccola sella da corsa  fatta a mano, e mentre solleva il
quartiere per dare al sottopancia un ultimo strattone, vedo le parole impresse a fuoco sul cuoio: I nostri
morti bevono il mare.
Il cuore mi batte forte nel petto quando porgo il drappo a mio padre. Anche lui ha l'aria tesa, e
vorrei tanto essere io a cavalcare e non lui.
Di me stesso sono sicuro.
Lo stallone uisce rosso sbuffa nervoso, con le orecchie dritte, famelico.  focoso oggi, e sar
veloce. Veloce e difficile da tenere.
Pap mi porge le redini per poter sellare il cavallo d'acqua con la gualdrappa rossa. Mi passo la
lingua sui denti che sanno di sale, e lo guardo legarsi la fascia in tinta intorno al braccio. Sono anni che
lo vedo ripetere questo gesto, e ogni volta se l' annodata con mano ferma, ma non quest'anno. Le sue
dita sono maldestre, e so che ha paura dello stallone rosso.
Io l'ho montato, quel capall. Quando cavalco con lui, col vento che mi sferza e i sobbalzi che
mi scuotono e il mare che ci spruzza le gambe, non ci stanchiamo mai.
Mi avvicino alla testa dello stallone e con un dito gli traccio un cerchio in senso antiorario
sull'occhio, mentre gli sussurro nell'orecchio morbido.
Sean! ruggisce mio padre, e il capall fa uno scatto improvviso rischiando di colpirmi. Che
fai con la faccia cos vicina alla sua, proprio oggi? Non ti pare affamato? Pensi che saresti carino con
mezza faccia soltanto?
Ma io fisso la limpida pupilla dello stallone, e lui ricambia il mio sguardo, la testa leggermente
discosta dalla mia. Spero che si ricordi quello che gli ho detto: Non mangiare mio padre.
Pap si schiarisce la gola e dice: Credo che dovresti salire adesso. Vieni qui e Mi d una
pacca sulla spalla prima di montare in sella.
 piccolo e scuro in sella allo stallone rosso. Gi le sue mani lavorano senza posa sulle redini
per tenere a bada il cavallo. Il movimento storce il morso nella bocca dell'animale; lo vedo scuotere la
testa avanti e indietro. Non  cos che avrei fatto io, ma non ci sono io lass.
Vorrei dire a mio padre di stare attento perch lo stallone si spaventa facilmente a destra, credo
che ci veda meglio con l'occhio sinistro, e invece dico: Ci vediamo quando sar finita. Ci scambiamo
un cenno di saluto come due estranei, a disagio e poco avvezzi agli addii.
Sto seguendo la corsa dalla cima della scogliera quando un grigio uisce afferra mio padre prima
per il braccio e poi per il torace.
Per un momento le onde non si frangono sulla spiaggia e i gabbiani sopra di noi non battono le
ali e l'aria polverosa non mi esce dai polmoni.
Poi il grigio cavallo d'acqua strappa mio padre dalla sua precaria posizione sullo stallone rosso.
Il grigio non riesce a mantenere la presa sul torace di mio padre, e cos lui cade sulla sabbia, gi
maciullato prima di essere raggiunto degli zoccoli. Era secondo, perci ci vuole un minuto buono
perch il resto dei cavalli gli passi sul corpo e io riesca a vederlo di nuovo. A quel punto non  altro che
una lunga sagoma nera e scarlatta semisommersa dalla spuma delle onde. Lo stallone rosso gli gira
intorno, una famelica creatura marina, ma fa come gli ho chiesto: non mangia quella cosa che era mio
padre. Invece si rituffa nell'acqua: non c' niente di pi rosso del mare quel giorno.
Non penso spesso al corpo di mio padre sballottato dalla risacca rossa. Invece lo ricordo
com'era prima della corsa: impaurito.
Non commetter lo stesso errore.

Capitolo uno
Puck
La gente dice che i miei fratelli sarebbero persi senza di me, ma la verit  che io sarei persa
senza di loro.
In genere, se chiedete a qualcuno dell'isola da dove viene, risponde qualcosa come Dai dintorni
di Skarmouth oppure Dall'altra parte di Thisby, quella tosta o anche A un tiro di sasso da Tholla. Non
io. Mi ricordo che quando ero piccola, con la manina stretta a quella rugosa di mio padre, e qualche
vecchio contadino coriaceo con l'aria di essere nato proprio dalla terra chiedeva: "Da dove vieni,
cocchina?" io rispondevo con una voce troppo forte per la bambina minuta e lentigginosa che ero: "Da
casa Connolly." Al che quello ribatteva: "E dove sarebbe?" E io replicavo: "Dove vivono i Connolly.
Perch io sono una di loro." E poi  ancora un po' mi vergogno di questa parte, perch racconta un lato
oscuro del mio carattere  aggiungevo: "E tu no."
Ma  cos che stanno le cose. Noi siamo i Connolly, e poi c' il resto del mondo, anche se il
resto del mondo, quando vivi a Thisby, non  molto grande. Prima dell'autunno scorso era sempre stato
cos: io, mio fratello piccolo Finn, mio fratello grande Gabe, e i nostri genitori. Eravamo una famiglia
unita e tranquilla. Finn stava sempre a costruire cose e poi le smontava e conservava i pezzi di ricambio
in uno scatolone sotto il letto. Gabe non era un gran chiacchierone. Sei anni pi grande di me,
risparmiava le energie per brontolare; all'et di tredici anni era gi alto un metro e ottanta. Pap
suonava il flauto a fischietto quando era in casa, mentre la mamma faceva il miracolo dei pani e dei
pesci ogni sera, anche se non ho mai capito che straordinario miracolo fosse finch non  venuta a
mancare.
Non  che non andassimo d'accordo con il resto degli isolani;  solo che andavamo pi
d'accordo fra di noi. Essere un Connolly veniva prima di tutto. Questa era l'unica regola. Potevi urtare
tutti i sentimenti che ti pareva, purch non fossero i sentimenti di un Connolly.
 met ottobre adesso. Come tutte le giornate d'autunno sull'isola, anche questa comincia
fredda, ma poi si riscalda e si colora a mano a mano che il sole si alza. Io prendo una striglia e una
spazzola, e tolgo la sporcizia dal mantello falbo di Dove finch non mi riscaldo le dita. Quando
finalmente mi metto a sellarla, lei  pulita e io sono sudicia. Lei  la mia cavalla e la mia migliore
amica, e temo sempre che le succeda qualcosa di brutto perch le voglio troppo bene.
Mentre le stringo il sottopancia, Dove mi d una spintarella col muso. Solo un tocco leggero,
poi si affretta ad allontanare la testa; anche lei mi vuole bene. Non posso cavalcare a lungo oggi: devo
tornare presto per aiutare Finn a fare i biscotti per le botteghe locali. Dipingo anche teiere per i turisti e,
siccome la data della gara si avvicina, ho un mucchio di ordini che si sono accumulati. Dopo le corse,
non verranno pi visitatori dalla terraferma fino a primavera. L'oceano  una creatura troppo
imprevedibile quando fa freddo. Gabe star fuori tutto il giorno a lavorare allo Skarmouth Hotel, per
preparare le stanze destinate agli spettatori delle corse. Quando sei orfano a Thisby,  dura tirare avanti.
Non mi ero resa conto di quanto fosse insignificante l'isola fino a un paio di anni fa, quando ho
cominciato a leggere le riviste. A me non sembra, ma Thisby  proprio piccola: quattromila anime su
uno scoglio che emerge dal mare, a molte ore di navigazione dalla terraferma.  tutta scogliere e cavalli
e pecore e strade a una sola carreggiata che si snodano lungo campi coltivati senza alberi fino a
Skarmouth, la cittadina pi grande dell'isola. La verit  che finch non ti accorgi del contrario, l'isola
ti basta.
In realt io so che  il contrario, eppure mi basta lo stesso.
Monto in sella per una cavalcata, con le dita dei piedi gelate nei miei consunti stivaletti da
equitazione, mentre Finn  seduto nella Morris ferma nel vialetto, e si applica a incollare del nastro
adesivo nero su uno strappo nel sedile del passeggero. Lo strappo  un regalo di Puffin, la gatta della
fattoria. Almeno adesso Finn ha imparato a non lasciare pi i finestrini abbassati. Finge di essere
seccato per la riparazione, ma io lo so che si diverte a farla.  contro il codice di Finn mostrare troppa
felicit.
Quando mi vede cavalcare Dove, Finn mi rivolge un'occhiata furba. Un tempo, prima dell'anno
scorso, quell'occhiata furba si trasformava in un sorrisetto malandrino, poi lui metteva in moto e
facevamo a gara, io su Dove, lui in macchina, anche se in teoria era troppo giovane per guidare.
Decisamente troppo giovane. Per non importava: chi ci avrebbe fermati? E cos correvamo, io
attraverso i campi e lui sulle stradine. Il primo che arrivava alla spiaggia si faceva rifare il letto
dall'altro per una settimana.
Ma non facciamo pi a gara da quasi un anno. Da quando i nostri genitori sono morti in barca.
Porto Dove nel cortile laterale per farle fare qualche giro.  carica e troppo eccitata per
concentrarsi stamattina, e io ho troppo freddo per tenerla a freno. Vuole galoppare.
Sento il motore della Morris che va su di giri. Mi volto in tempo per vedere la macchina
sfrecciare lungo il vialetto, accompagnata da uno sbuffo di mefitici fumi di scappamento. Un istante
dopo sento Finn che lancia un grido. La sua testa sbuca dal finestrino, il viso pallido sotto i capelli
impolverati, con un sogghigno che mostra tutti i denti.
Aspetti un invito ufficiale? mi grida. La sua testa sparisce all'interno dell'abitacolo e il
motore ruggisce quando lui ingrana la marcia.
Ah, fai sul serio gli dico, anche se  gi troppo lontano perch possa sentirmi. Le orecchie di
Dove fremono, puntando prima verso di me, poi verso la strada.  una mattinata fredda e frizzante, e lei
non ha bisogno di incitamenti. Le premo i polpacci contro i fianchi e schiocco la lingua.
Dove scatta in avanti, con gli zoccoli che lasciano piccoli semicerchi nel terreno dietro di lei, e
partiamo all'inseguimento di Finn.
Il percorso di Finn non  un mistero: deve seguire le strade, e c' soltanto la strada principale
per Skarmouth che passa davanti a casa nostra. Ma non  la via pi diretta. Fa un sacco di curve intorno
ai campi delimitati da muretti di pietra e siepi. Non ha senso seguirlo nel suo percorso tortuoso,
segnalato da una scia di polvere. Dove e io tagliamo per i campi. Dove non  alta e massiccia  nessuno
dei cavalli nativi dell'isola lo , vista la scarsit di pascoli  ma salta gli ostacoli con agilit e coraggio.
Cos ci slanciamo oltre le siepi di arbusti, spensierate e fiduciose nella solidit del terreno.
Svoltato il primo angolo, spaventiamo un gregge di pecore. Scusate dico loro voltando la
testa. La siepe successiva arriva mentre sto ancora pensando alle pecore, e Dove deve reagire in fretta
per superarla. Io mollo le redini nel peggior modo possibile, ma almeno riesco a non strattonarle il
morso; lei ritrae le zampe, tenendole aderenti al corpo, e ci salva entrambe. Mentre si allontana dalla
siepe al piccolo galoppo, io riprendo le redini e le do una pacca sulla spalla per farle capire che le sono
grata di averci salvate, e lei piega indietro le orecchie per farmi capire che apprezza la mia gratitudine.
Ecco che attraversiamo un campo recintato che un tempo si usava per le pecore, ma dove
adesso ci sono soltanto rachitici cespugli di erica in attesa di essere bruciati. La Morris ancora ci
distacca, una sagoma scura davanti a una torre di polvere. Non sono preoccupata del suo vantaggio: per
portare la macchina gi alla spiaggia dovr scegliere fra la strada che passa per il centro citt, con le
sue curve a gomito e le strisce pedonali, oppure quella che gira intorno, perdendo parecchi minuti che
ci daranno l'opportunit di raggiungerlo.
Sento che la Morris rallenta un istante davanti alla rotatoria, poi si avvia rombando verso la
citt. Io potrei prendere la strada che aggira Skarmouth ed evitare altri salti di ostacoli, oppure passare
per la periferia, saltando in qualche giardino, col rischio di essere vista da Gabe nell'hotel.
Gi pregusto la soddisfazione di arrivare prima alla spiaggia.
Decido di rischiare che Gabe mi veda.  passato parecchio tempo dall'ultima volta che
l'abbiamo fatto, quelle vecchie signore petulanti non potranno lamentarsi pi di tanto se un cavallo
attraversa il loro giardino, a patto di non calpestare niente di prezioso.
Forza, Dove sussurro. Lei riparte di gran carriera, sfruttando un varco in una siepe. Qui le
case sembrano cresciute dalla pietra e i giardini sul retro sono ingombri di cianfrusaglie ormai
inutilizzate; oltre i giardini corre una striscia di roccia dura, inadatta al galoppo. L'unico modo per
proseguire consiste nel tagliare per una mezza dozzina di giardini e passare davanti all'hotel.
Spero che siano tutti al lavoro gi al molo o nelle cucine. Piombiamo nei cortili, saltando alcune
carriole nel primo, schivando un'aiuola di erbe aromatiche nel secondo, e attirandoci i latrati furibondi
di un terrier nel terzo. Poi, dopo aver scavalcato una vecchia vasca da bagno vuota inspiegabilmente
abbandonata nell'ultimo, siamo sulla strada per l'hotel.
Ovviamente c' Gabe, che mi vede subito.
Sta spazzando il vialetto davanti all'albergo con una grossa scopa rettangolare. L'hotel alle sue
spalle  un imponente edificio coperto di edera, con le foglie potate in tanti riquadri precisi per far
passare il sole dalle finestre con i davanzali azzurri. La mole dell'albergo intralcia la luce del mattino e
proietta una grande ombra scura sul vialetto lastricato che sta spazzando. Gabe  alto e ha l'aria adulta
con quella giacca marrone che gli aderisce alle ampie spalle. I capelli biondo rossicci sono un po'
troppo lunghi sul collo, ma  comunque bello. All'improvviso sono pervasa da un impeto di orgoglio
che lui sia mio fratello. Gabe smette di fare quello che sta facendo per appoggiarsi sul manico della
scopa e osservarmi passare al galoppo su Dove.
Non ti arrabbiare! gli grido.
Un sorriso gli affiora su una met del viso, ma non sull'altra. Se non avessi visto uno dei suoi
veri sorrisi, sembrerebbe davvero felice. La cosa triste  che mi sono abituata a quello falso. Mi sono
rassegnata ad aspettare il ritorno di quello vero, senza rendermi conto che avrei dovuto faticare
parecchio per ritrovarlo.
Proseguo spronando Dove al galoppo non appena superiamo il vialetto e torniamo sull'erba. Il
terreno  morbido e sabbioso; il sentiero comincia a digradare rapidamente e si restringe fra le colline e
le dune che portano alla spiaggia. Devo frenare Dove e passare al trotto quando la discesa diventa
troppo ripida. Alla fine, Dove spicca il balzo che ci porta al livello del mare. Quando superiamo
l'ultima duna, sbuffo di irritazione: la Morris  gi parcheggiata l dove l'erba incontra la sabbia. La
puzza del gas di scarico aleggia nell'aria, trattenuta nella conca dalle scoscese pareti di roccia alle
nostre spalle.
Sei stata brava sussurro a Dove. Lei  senza fiato, ma arriccia le labbra e nitrisce. La
considera una buona prestazione.
Finn sta mezzo dentro e mezzo fuori della macchina, con la portiera del lato di guida aperta e i
piedi sul predellino. Un braccio  appoggiato sul tettuccio, l'altro sul bordo superiore della portiera. Sta
guardando il mare, ma quando Dove sbuffa di nuovo, lui si volta verso di me, schermandosi gli occhi.
Noto che ha un'espressione preoccupata, cos spingo Dove verso la macchina. Lascio le redini perch
possa brucare un po' d'erba, ma lei non abbassa la testa. Invece anche lei sposta lo sguardo sull'oceano,
a un centinaio di metri avanti a noi.
Cosa c'? domando. Ho una strana sensazione di nausea allo stomaco.
Seguo la direzione del suo sguardo. Riesco a scorgere appena una testa grigia che emerge
fendendo le onde, cos lontana e cos simile al colore del mare agitato che l per l penso di averla
immaginata. Ma gli occhi di Finn non sarebbero cos spalancati se non fosse sicuro. Infatti la testa
emerge di nuovo, e questa volta vedo le narici dilatarsi tanto che ne intravedo il rossore all'interno,
perfino da qui. Poi segue il resto della testa, e poi le spalle possenti, bagnate e scintillanti. Il cavallo
d'acqua sorge dall'oceano e spicca un balzo poderoso, come se i passi finali sulla marea crescente
fossero un ostacolo enorme da superare.
Finn trasale mentre il cavallo galoppa sulla battigia verso di noi, e io gli poso una mano sul
gomito, anche se il cuore mi martella nelle orecchie.
Non muoverti bisbiglio. Non-muoverti-non-muoverti-non-muoverti.
Mi appiglio a quello che ci hanno ripetuto milioni di volte: i cavalli d'acqua prediligono i
bersagli mobili, adorano la caccia. Comincio a elencare una serie di ragioni per cui non ci attaccher:
siamo immobili, non stiamo vicino all'acqua ma accanto alla Morris, e i cavalli d'acqua detestano il
ferro.
E infatti la creatura ci oltrepassa al galoppo senza degnarci di attenzione. Vedo Finn che
deglutisce, con il pomo d'Adamo che si muove sotto la pelle sottile della gola: il cavallo d'acqua  cos
reale che  difficile non tremare di paura finch non salta di nuovo nell'oceano.
Sono tornati.
Succede ogni autunno. I miei genitori non seguivano le corse, ma la storia la conosco lo stesso a
grandi linee. Pi ci si avvicina a novembre, pi il mare rigurgita i cavalli. Gli isolani che hanno
intenzione di partecipare alla prossima Corsa dello Scorpione usciranno spesso in grandi battute di
caccia per catturare capaill uisce freschi, un'impresa sempre pericolosa perch i cavalli sono affamati e
ancora eccitati dal mare. Per i concorrenti di quell'anno, l'arrivo dei nuovi cavalli  il segnale che
occorre cominciare ad addestrare i cavalli catturati l'anno prima: cavalli diventati relativamente docili,
fintanto che l'odore del mare autunnale non fa riaffiorare la magia dentro di loro.
Per tutto il mese di ottobre fino al primo novembre, l'isola si trasforma in una mappa di zone
sicure e zone pericolose perch, a meno che tu non sia uno dei cavalieri, non vorresti mai trovarti nei
paraggi di un capall uisce imbizzarrito. I nostri genitori si sono sforzati in tutti i modi di proteggerci
dalla realt dei cavalli uisce, ma era impossibile evitarla. Capitava che gli amici saltassero la scuola
perch un uisce aveva ucciso il loro cane la notte prima, oppure pap era costretto ad aggirare una
carcassa maciullata mentre guidava sulla strada per Skarmouth, testimonianza di una recente zuffa fra
un cavallo d'acqua e un cavallo di terra. A volte le campane di San Columba suonavano a mezzogiorno
per il funerale di un pescatore colto alla sprovvista sulla spiaggia.
Finn e io non abbiamo bisogno che ci si dica quanto sono pericolosi i cavalli d'acqua. Lo
sappiamo. Lo sappiamo ogni giorno.
Andiamo gli dico. Con lo sguardo fisso al mare e il busto eretto sostenuto dalle braccia sottili,
sembra molto giovane, questo mio fratellino, anche se in realt si trova sospeso in quella terra di
nessuno fra il ragazzo e l'uomo. Provo il bisogno improvviso di proteggerlo dal dolore che questo
ottobre sta per portare. Ma non  del dolore di questo ottobre che devo preoccuparmi;  di quello di un
ottobre passato da tempo.
Finn non risponde. Si limita a infilarsi di nuovo nella Morris e sbatte la portiera senza
guardarmi.  gi una brutta giornata.
E questo prima ancora che Gabe torni a casa.
Capitolo due
Sean
Beech Gratton, il figlio del macellaio, ha appena ucciso una mucca e sta facendo colare il
sangue in un secchio per me, quando apprendo la notizia. Ci troviamo nel cortile dietro la bottega del
macellaio, il silenzio della nostra mancanza di conversazione  amplificato dall'eco dei nostri passi sul
selciato. La giornata  splendida e fredda, e io sono irrequieto e sposto il peso da un piede all'altro. Le
pietre sotto di me sono sconnesse, sollevate dalle radici di alberi che non esistono pi, e macchiate di
nero e marrone in tanti schizzi, pozzanghere e rivoletti.
Beech, hai saputo? I cavalli sono arrivati dice Thomas Gratton al figlio, facendo la sua
comparsa sulla porta del negozio. Muove un passo verso il cortile, ma si ferma con il piede a mezz'aria
quando mi vede. Sean Kendrick. Non sapevo che fossi qui.
Io non dico niente, e Beech borbotta:  venuto quando ha saputo che stavo per ammazzare una
vacca. Indica la carcassa dell'animale che adesso penzola, senza testa e senza zampe, da un treppiede
di legno. Il selciato  intriso di sangue nel punto in cui Beech  stato troppo lento a mettere il secchio.
La testa della mucca giace ai margini del cortile, riversa su un lato. La bocca di Thomas Gratton si
torce come se volesse dire qualcosa a Beech in merito a quello scempio, ma non lo fa. Thisby 
un'isola fin troppo popolata di figli che deludono i padri.
E tu hai saputo, Kendrick? mi domanda Thomas Gratton.  per questo che sei qui e non a
cavallo?
Sono qui perch i nuovi garzoni che Malvern ha assunto per dar da mangiare ai cavalli, se va
bene hanno troppa paura, se va male sono degli incompetenti, e il foraggio  stato scarso e i tagli di
carne anche peggio. Di dare sangue ai capaill uisce neanche a parlarne, come se trattandoli da cavalli
normali, i garzoni sperino di renderli tali. Perci sono qui perch devo fare le cose da solo se voglio che
siano fatte per bene. A ogni modo, rispondo soltanto: Non ho saputo niente.
Beech d una pacca affettuosa sul collo della mucca morta e dondola il secchio, senza guardare
il padre negli occhi. Tu da chi l'hai saputo?
Non m'importa della risposta, me ne infischio di chi ha sentito o visto cosa. Conta solo che i
capaill uisce stanno uscendo dal mare. Lo sento nelle ossa che  vero. Ecco perch sono cos irrequieto.
Ecco perch Corr scalpita davanti alla porta del suo box e io non riesco a dormire.
I ragazzi Connolly ne hanno visto uno dice Thomas Gratton.
Beech fa un verso con la bocca e schiaffeggia di nuovo la mucca, pi per enfasi che per un
qualche motivo pratico. La storia dei Connolly  una delle pi tristi che Thisby abbia da offrire: tre figli
di un pescatore, orfani di entrambi i genitori per colpa dei capaill uisce. Ci sono un sacco di madri sole
sull'isola, i cui uomini scomparsi nella notte, sopraffatti da qualche selvaggio cavallo d'acqua o dalle
tentazioni della terraferma. E anche un sacco di padri soli, con le mogli rapite da denti sbucati
all'improvviso sulla riva o da turisti con i portafogli rigonfi. Ma perdere tutti e due i genitori in un
colpo solo questo  insolito. La mia storia  pap sotto terra e mamma chiss dove sulla terraferma 
 abbastanza comune da essere stata dimenticata molto tempo fa, il che a me va benissimo. Ci sono
cose migliori per cui essere famoso.
Thomas Gratton guarda in silenzio il figlio che mi consegna il secchio e comincia a macellare la
carcassa senza tante cerimonie. Si potrebbe pensare che non ci sia una maniera artistica di macellare
una mucca, invece esiste, ma questa non lo  di sicuro. Per alcuni lunghi momenti guardo Beech che
incide solchi frastagliati, senza smettere di grugnire: immagino che stia cercando di canticchiare. Sono
ipnotizzato dalla totale mancanza di competenza nel procedimento, dal piacere infantile che prova
Beech per un lavoro mal fatto. Thomas Gratton e io ci scambiamo un'occhiata.
Ha imparato a macellare da sua madre, non da me mi dice Thomas Gratton. Non  che
sorrido proprio, ma lui pare comunque soddisfatto dalla mia reazione.
Se non ti piace come lo faccio dice Beech, senza alzare lo sguardo dal suo lavoro, tanto vale
che me ne vado al pub. Questo coltello c'entra benissimo anche nella tua di mano.
Thomas Gratton emette un suono potente che viene da qualche parte fra le narici e il labbro
superiore, un suono che rappresenta la prova evidente dell'origine dei grugniti di Beech. Distoglie lo
sguardo dal figlio e fissa il tetto di tegole rosse di una costruzione che fiancheggia il cortile. Immagino
che quest'anno parteciperai alla corsa dice.
Beech non risponde perch, ovviamente, il padre sta parlando con me. Penso di s rispondo.
Thomas Gratton non replica subito, ma continua a contemplare la luce del tramonto che
infiamma le tegole tingendole di arancio brillante. Alla fine fa: Gi, immagino che te l'ha chiesto
Malvern, no?
Lavoro alla Scuderia Malvern da quando avevo dieci anni, e certe persone dicono che ho
ottenuto il lavoro per compassione, ma si sbagliano di grosso. La sussistenza dei Malvern e il loro buon
nome dipendono dalla loro scuderia  esportano cavalli da corsa sulla terraferma  e non
permetterebbero a niente di comprometterli, meno che mai a qualcosa di tanto umanitario come la
compassione. Sto con i Malvern da abbastanza tempo per sapere che i Gratton li disprezzano, e so
anche che Thomas Gratton vuole che io dica qualcosa che gli consenta di disprezzare Benjamin
Malvern ancora di pi. Cos faccio una lunga pausa per sottolineare il peso della sua domanda, e dico,
muovendo il manico del secchio che tintinna: Se per lei va bene, questo lo pago a fine settimana.
Thomas Gratton ride piano. Sei il diciannovenne pi vecchio che abbia mai conosciuto, Sean
Kendrick.
Non ribatto, perch probabilmente ha ragione. Mi dice di pagare il conto venerd, come al
solito, e Beech mi rivolge un grugnito di commiato mentre lascio il cortile con il sangue.
Dovrei pensare a riportare dentro i pony dal pascolo e a cambiare l'alimentazione dei
purosangue e a come riscaldare la mia stanza sopra le stalle questa notte, ma in realt sto pensando alla
notizia riferita da Thomas Gratton. Sono qui con i piedi ben piantati sulla strada, ma una parte di me 
gi sulla spiaggia, e il mio sangue sta cantando Mi sento cos vivo.
Capitolo tre
Puck
Quella notte, Gabe infrange l'unica regola che abbiamo.
Non ho molte pretese per la cena, perch in casa ci sono soltanto fagioli secchi, e io sono stufa
dei fagioli. Preparo una torta di mele e mi sento piuttosto orgogliosa del risultato. Finn mi d sui nervi
perch passa tutto il pomeriggio in cortile a cincischiare con una vecchia sega a catena che sostiene di
aver ricevuto da qualcuno, ma che probabilmente ha pescato dal bidone della spazzatura di chiss chi,
attirato dagli ingranaggi. Sono arrabbiata perch sono da sola in casa e mi sento in obbligo di
riassettare, ma non mi va per niente. Sbatto un sacco di sportelli e cassetti, perdendo tempo davanti al
lavello eternamente stracolmo, eppure Finn non mi sente o finge di non sentirmi.
Alla fine, poco prima che il sole scompaia del tutto dietro le alture a ovest, spalanco la porta
secondaria e rimango l a fissare Finn con aria eloquente, aspettando che alzi la testa e mi dica
qualcosa.  tutto preso dalla sega a catena che giace smontata davanti a lui, i pezzi sparsi con cura sulla
terra battuta del cortile. Indossa uno dei maglioni di Gabe che, sebbene vecchio di qualche anno, gli va
ancora troppo largo. Si  rimboccato le maniche in due grossi anelli panciuti intorno ai polsi, e ha i
capelli scuri raccolti in un untuoso codino spennacchiato.
Pensi di entrare a mangiare la torta finch  ancora calda? Uso un tono petulante, ma non
m'importa.
Senza alzare la testa, Finn risponde: Fra un minuto. Non verr tra un minuto, lo so bene.
Allora me la mangio tutta da sola dico. Lui non risponde, rapito dai misteri della sega a
catena. Io penso, soltanto per un momento, che odio i fratelli, perch non si accorgono mai di quando
per te una cosa  importante e pensano soltanto agli affari loro.
Sto per dire qualcosa di cui pi tardi potrei pentirmi, quando vedo arrivare Gabe che spinge la
bicicletta a mano nelle ombre del crepuscolo. Nessuno di noi lo saluta quando apre il cancelletto del
cortile, entra con la bici e lo richiude, Finn perch  troppo assorto e io perch sono arrabbiata con
Finn.
Gabe infila la bici nella piccola rimessa dietro casa e poi si avvicina a Finn. Si toglie la calottina
di lana e se la ficca sotto un'ascella; senza dire una parola, a braccia conserte, si mette a guardare
quello che sta facendo Finn. Non sono sicura che Gabe riesca a capire cosa effettivamente Finn abbia
smontato nella fioca luce della sera, ma Finn inclina il corpo della sega a catena per fargliela vedere
meglio. A quanto pare basta questo perch Gabe capisca tutto quel che c' da sapere, perch quando
Finn alza la testa, facendo un cenno con il mento verso nostro fratello maggiore, Gabe annuisce.
Il loro linguaggio muto mi affascina e mi irrita allo stesso tempo. C' la torta di mele faccio
io.  ancora calda.
Gabe si sfila il cappello da sotto l'ascella e si gira verso di me. Che c' per cena?
Torta di mele risponde Finn, accovacciato sul terreno.
E sega a catena aggiungo io. Finn ha preparato una squisita sega a catena per contorno.
La torta di mele va benissimo dice Gabe, ma ha la voce stanca. Puck, non lasciare la porta
aperta. Fa freddo. Io faccio un passo indietro per lasciarlo passare. Mentre sta per entrare in casa, mi
accorgo che puzza di pesce. Non sopporto quando i Beringer gli fanno pulire il pesce, perch poi
appesta la casa.
Gabe esita sulla porta. Osservo come sta fermo, con la mano sullo stipite, la faccia rivolta verso
la mano come volesse studiarsi le dita o la vernice rossa scrostata sotto le unghie. La sua espressione 
distante, sembra un estraneo, e all'improvviso mi viene voglia di abbracciarlo come facevo da piccola.
Finn dice a bassa voce, quando l hai finito, devo parlare con te e Kate.
Finn alza la testa, turbato, ma Gabe  gi entrato e scompare alle mie spalle nella stanza che
condivide con Finn, anche se quella dei nostri genitori  vuota. Che sia stata la sua richiesta o il fatto
che ha usato il mio vero nome, fatto sta che Gabe ha calamitato l'attenzione di Finn come la mia torta
di mele non  riuscita a fare; comincia a radunare i pezzi in fretta, mettendoli in uno scatolone
ammaccato.
Avverto una strana inquietudine mentre aspetto che Gabe emerga dalla sua stanza. La cucina si
 trasformata in quella piccola tana giallognola che diventa sempre quando il buio della sera la incalza.
Mi affretto a lavare tre piatti dello stesso servizio e taglio una bella fetta di torta per ciascuno, la pi
grossa per Gabe. Apparecchiare la tavola con quei tre piatti solitari dove un tempo ce n'erano cinque
mi deprime, cos provo a distrarmi preparando un t alla menta. Mentre sistemo le tazze vicino ai piatti,
mi viene in mente, troppo tardi, che forse il t alla menta e la torta di mele non vanno bene insieme.
Intanto Finn ha cominciato l'estenuante procedimento di lavarsi le mani. Gli ci vuole un secolo:
in silenzio, con cura, si rigira fra le mani la saponetta al latte, strofinandosi ben bene ogni dito e
sfregando ogni linea dei palmi.  ancora impegnato nel lavaggio quando arriva Gabe; si  messo abiti
puliti, ma puzza ancora di pesce.
Che bello mi dice Gabe mentre prende una sedia per accomodarsi, e io mi sento sollevata,
perch non c' niente che non va,  tutto normale. Ci voleva il profumo di menta dopo questa
giornata.
Cerco di pensare a cosa gli avrebbero detto mamma e pap; per qualche motivo, la nostra
differenza di et in questo momento sembra un vuoto incolmabile. Credevo ti avessero messo a fare le
stanze oggi.
Serviva una mano gi al molo dice Gabe. E Beringer sa che sono pi svelto di Joseph.
Joseph  il figlio di Beringer, troppo pigro per essere svelto, qualunque cosa faccia. Una volta
Gabe mi ha detto che dovremmo essere contenti che Joseph non sappia fare altro che pensare a se
stesso, motivo per cui Gabe ha ottenuto il lavoro. In questo momento, per, non sono contenta per
niente, perch Gabe puzza di pesce perch Joseph  un poltrone.
Gabe tiene in mano la tazza di t, ma non beve. Finn si sta ancora lavando. Io mi siedo. Gabe
aspetta qualche istante, poi dice: Finn, basta, okay?
Finn ci mette un altro minuto buono per sciacquarsi, poi per chiude il rubinetto e viene a
sedersi a tavola, di fronte a me. Dobbiamo comunque rendere grazie anche se c' solo una torta di
mele?
E una sega a catena faccio io.
Dio, ti ringraziamo per questa torta e la sega a catena di Finn dice Gabe. Va bene cos?
A Dio o a me? chiedo io.
A Dio va sempre bene interviene Finn. Sei tu quella a cui non sta mai bene niente.
Non  assolutamente vero, ma mi rifiuto di raccogliere la provocazione. Guardo Gabe che sta
fissando il piatto e gli chiedo: Allora?
Da fuori arriva il nitrito di Dove, al confine fra il recinto e il cortile: vuole la sua razione di
cibo. Finn guarda Gabe che continua a fissare il piatto, le dita premute sulla torta di mele come a
volerne saggiare la consistenza. All'improvviso mi viene in mente che domani  l'anniversario della
morte dei nostri genitori, e che la tristezza si  andata accumulando dentro di me a mia insaputa e che
probabilmente  la stessa cosa che prova il silenzioso, solido Gabe.
Lui non alza lo sguardo, ma si limita ad annunciare: Lascio l'isola.
Finn continua a guardarlo. Cosa?
Io non riesco a spiccicare parola;  come se lo avesse detto in un'altra lingua e il mio cervello
fosse costretto a tradurre prima di comprendere.
Lascio l'isola ripete Gabe, e questa volta l'affermazione  pi decisa, pi vera, anche se
ancora non ci guarda in faccia.
Finn  il primo che riesce a dire una frase completa. E cosa ne faremo di tutte le nostre cose?
E io aggiungo: Cosa ne sar di Dove?
Gabe specifica: Io lascio l'isola.
Finn lo guarda come se Gabe gli avesse mollato un ceffone. Io protendo il mento e cerco di
attirare lo sguardo di Gabe. Parti senza di noi? Poi la mia mente mi fornisce una risposta logica, che
lo giustifichi, e gliela offro. Quindi non starai via molto. Vai solo per Scuoto la testa. Non riesco a
pensare per quanto star lontano.
Alla fine Gabe alza la testa. Mi trasferisco.
Di fronte a me, Finn stringe cos forte il bordo del tavolo che le sue dita sono bianche in punta
ma rosse sulle nocche; non credo se ne renda conto.
Quando? chiedo io.
Fra due settimane. Puffin gli miagola intorno ai piedi, strofinando il mento fra la sua gamba e
la sedia, ma Gabe non abbassa lo sguardo, n fa cenno di averla sentita.  il tempo che ho promesso a
Beringer di restare.
Beringer? faccio io. Hai promesso a Beringer di restare due settimane? E noi? Che ne sar
di noi?
Gabe non mi guarda. Provo a immaginare come possiamo sopravvivere con un Connolly in
meno che guadagna e un letto in pi che resta vuoto.
Non puoi andartene dico. Non cos presto. Il cuore mi martella forte nel petto e devo
stringere le mascelle per non battere i denti.
Il volto di Gabe resta impassibile, e so che mi pentir di quello che sto per dire, ma  l'unica
cosa che mi viene in mente, e cos la dico.
Parteciper alla corsa annuncio. Cos, semplicemente.
Adesso ho ottenuto l'attenzione di entrambi i miei fratelli, e le guance mi scottano come se
avessi la faccia sopra una stufa accesa.
Oh, andiamo, Kate dice Gabe, ma la sua voce non suona risoluta come dovrebbe. Suo
malgrado, in parte mi crede. Prima di aggiungere altro, devo riflettere e decidere se ci credo io. Penso a
questa mattina, i capelli al vento, la sensazione di Dove che galoppa sotto di me. Penso al giorno dopo
la corsa, alla sabbia macchiata di rosso dove l'oceano non  ancora arrivato. Penso agli ultimi battelli
che partono per l'inverno, uno di essi con Gabe a bordo.
Ce la posso fare, se necessario.
Ho deciso. Non hai sentito in citt? I cavalli stanno arrivando. L'addestramento comincia
domani. Mi sento cos fiera che le mie parole suonano ferme.
Gabe muove la bocca, come stesse parlando senza aprire le labbra, e io so che sta pensando agli
argomenti per controbattere. Una parte di me vuole che dica "Non puoi", cos io potr dirgli "Perch?"
e lui sar costretto a capire che non pu rispondere "Perch potresti lasciare Finn da solo." E non pu
nemmeno chiedermi "Perch?", altrimenti dovrebbe rispondere anche lui alla stessa domanda. Dovrei
sentirmi molto furba e compiaciuta perch  difficile lasciare Gabe senza parole, ma tutto quello che
sento  il tump-tump-tump sommesso e accelerato del mio cuore nel petto, e in realt quasi spero che
dica che se non partecipo alla corsa, lui rester.
Ma alla fine Gabe dice: D'accordo. Rester fino a dopo la gara. Ha l'espressione contrariata.
Ma non un giorno di pi, altrimenti non ci saranno pi battelli fino a primavera.  una vera follia
quella che stai per fare, Kate.
 arrabbiato con me, ma non m'importa. M'importa solo che resti un po' pi di tempo.
Be', a quanto pare ci serviranno i soldi se vinco dico io, cercando di assumere un tono il pi
adulto e distaccato possibile, mentre penso che forse, se vinco il premio in denaro, lui non sar pi
costretto a partire. A quel punto mi alzo e metto il piatto e la tazza nel lavello, come fosse una serata
qualsiasi. Poi vado in camera mia, chiudo la porta e mi metto il cuscino sul viso per non farmi sentire.
Bastardo egoista mormoro, soffocando le parole nella federa.
E infine scoppio a piangere.
Capitolo quattro
Sean
Sto sognando il mare quando vengono a svegliarmi.
A dire il vero sto sognando la notte in cui ho catturato Corr, ma sento il mare nel sogno. Le
vecchie comari raccontano che i capaill uisce catturati di notte sono pi forti e pi veloci, e cos sono le
tre del mattino e io sono accovacciato su un masso ai piedi della scogliera, a qualche decina di metri
dalla spiaggia sabbiosa. Il mare ha scavato un arco nel gesso, con la volta a una trentina di metri sopra
di me e le pareti bianche che mi circondano. Dovrebbe essere buio l sotto, al riparo dal chiaro di luna,
ma l'oceano riflette la luce sulla roccia pallida, e io riesco a vederci abbastanza bene da non inciampare
nei sassi ruvidi e coperti di alghe. La pietra sotto i miei piedi sembra appartenere pi ai fondali marini
che non alla spiaggia, e devo stare attento a non scivolare sulla superficie viscida.
Sono in ascolto.
Nel freddo e nell'oscurit, sono in ascolto di ogni eventuale cambiamento nel rumore
dell'oceano. L'acqua sta arrivando in fretta e in silenzio: la marea sta salendo, e fra un'ora questa
specie di grotta sar piena d'acqua di mare fin sopra la mia testa. Sono in ascolto di un tonfo liquido, di
un rumore di zoccoli in superficie, di un qualsiasi suono che mi indichi che un capall uisce sta
emergendo dall'acqua. Perch nel momento in cui senti il rumore di uno zoccolo sui sassi, sei morto.
Ma non c' niente se non il silenzio sovrannaturale del mare: nessun uccello marino di notte,
niente grida di ragazzi sulla spiaggia, nessun ronzio del motore di una barca lontana. Il vento  spietato
con me quando mi trova sotto l'arco. Sbilanciato dalla sua forza improvvisa, scivolo e mi appoggio alla
parete col palmo aperto per recuperare l'equilibrio. Tiro subito indietro la mano: le pareti della grotta
sono coperte di piccole meduse rosso sangue che scintillano e sembrano strizzarmi l'occhio al chiaro di
luna. Pap mi diceva che erano del tutto innocue. Non ci credo. Niente  del tutto innocuo.
Sotto di me l'acqua si insinua fra i massi, a mano a mano che sale la marea. Mi sanguina il
palmo.
Sento un rumore, come un gatto che miagola o un neonato che piange, e mi paralizzo. Non ci
sono gatti o neonati sulla spiaggia: siamo soltanto io e i cavalli. Brian Carroll mi ha detto che quando
esce in mare la notte, a volte sente i cavalli che si chiamano fra di loro sott'acqua, e il suono somiglia al
canto delle balene, o a un lamento funebre, o a qualcosa che ridacchia.
Abbasso lo sguardo sull'acqua nella fessura pi profonda fra le rocce sotto di me: sta salendo in
fretta. Da quanto tempo sono qui? Gli scogli davanti a me sono gi diventati piccole gobbe scintillanti
che affiorano appena dall'acqua nera. Non ho concluso niente, ma il mio tempo sta per scadere; devo
sbrigarmi a tornare indietro, attento ai sassi viscidi di alghe, finch sono in tempo.
Mi guardo la mano: nel palmo si  formato un rivoletto di sangue che scorre lungo il braccio, si
raccoglie nell'incavo del gomito e gocciola silenzioso in acqua. Pi tardi la mano mi far male. Guardo
l'acqua dove il mio sangue scompare. Non emetto un suono. La grotta  silenziosa.
Mi volto e c' un cavallo.
 abbastanza vicino per sentire il suo afrore salmastro, per avvertire il calore emanato dalla sua
pelle ancora umida, per guardarlo in un occhio e vedere la sua pupilla quadrata che  dilatata. Nel fiato
gli sento odore di sangue.
A quel punto mi svegliano.
Sono Brian e Jonathan Carroll, e hanno entrambi l'espressione preoccupata. Quella di Brian 
fatta dei segni tradizionali: sopracciglia aggrottate, labbra arricciate. Quella di Jonathan ha un sorriso
rammaricato che cambia forma ogni due secondi. Brian ha la mia et e l'ho conosciuto gi al molo.
Tutti e due abbiamo a che fare con l'acqua per guadagnarci da vivere, questa cosa ci accomuna, anche
se non siamo amici. Jonathan  suo fratello, e ricalca Brian in ogni aspetto, compreso il cervello.
Kendrick dice Brian. Sei sveglio?
Adesso s. Rimango disteso sulla mia branda come se ci fossi incollato e non dico niente.
Jonathan aggiunge: Scusa se ti svegliamo, amico.
Abbiamo bisogno di te fa Brian. Anche se non mi sento particolarmente ben disposto verso di
lui adesso, nel cuore della notte, Brian non mi sta antipatico. Sa quello che dice. Non potevamo fare
altrimenti: Mutt  nei pasticci. Si era messo in testa di aspettare che un capall uscisse dall'acqua, ma
adesso che ha ottenuto quello che voleva non credo si stia divertendo.
Li uccider dice Jonathan. Sembra compiaciuto di aver affermato qualcosa di cos ovvio
prima di Brian.
Li? ripeto io. Il freddo mi ha svegliato del tutto.
Mutt e certi amici suoi risponde Brian. Ci sono dentro fino al collo. In qualche modo sono
riusciti a catturare il capall, ma adesso non possono n lasciarlo andare n portarlo con loro.
Intanto mi sono messo a sedere. Non mi piace per niente Mutt, cio Matthew Malvern, il figlio
bastardo del mio capo, e non mi piacciono nemmeno i garzoni di stalla che gli scodinzolano dietro
sottomessi, ma non possono lasciare un cavallo imprigionato in qualunque stupida trappola si siano
inventati sulla spiaggia.
Tu sei l'unico che ci sa fare con quei cavalli, Kendrick dice Brian. Sono sicuro che qualcuno
ci rimetter la pelle se non torniamo l con te.
Torniamo. Adesso capisco la loro espressione: sono coinvolti e sanno che la mia stima per loro
croller.
Non dico altro. Scendo dal letto, infilo il mio vecchio maglione e afferro al volo la giacca
impermeabile blu scuro con tutte le mie cose nelle tasche. Col mento indico la porta, e i due mi
anticipano trotterellando come una coppia di piro piro, con Jonathan che tiene spalancata la porta
affinch Brian possa guidarci fuori della stalla.
Il vento  una creatura viva e affamata. Il cielo sopra Skarmouth  di un marrone opaco per la
luce dei lampioni, ma tutto il resto  nero come l'inchiostro. C' anche una falce di luna: in prossimit
dell'oceano ci sar pi luce, sebbene non molta. Attraversiamo i campi con lunghe falcate, prendendo
la via pi diretta per la spiaggia. Non c' niente intorno a noi, se non rocce e pecore, ma  facile
inciampare nelle une o nelle altre.
Luce dico io, e Brian accende una torcia a pile e me la porge. Faccio di no con la testa. Mi
servono le mani libere. Alle nostre spalle Jonathan saltella e inciampa per tenere il passo, tracciando
assurdi archi luminosi quando la mano che impugna la torcia sobbalza. Mi ricorda mia madre che
fingeva di scrivere delle parole sulla parete col fascio di una torcia quando i temporali facevano saltare
la corrente.
Dove, sulla spiaggia? mi informo. La marea salir fra un paio d'ore, e se si trovano dalle parti
della punta, un nuovo capall uisce sar l'ultimo dei loro problemi.
Manca poco ansima Brian. Non  fuori forma, ma l'attivit intensa lo lascia spesso trafelato.
Non fosse per le loro espressioni di poco prima, mi fermerei per fargli riprendere fiato.
Ho appena intravisto il punto in cui le colline si dividono e nasce il sentiero che scende alla
spiaggia  la terra  pi scura del cielo  quando sento un grido. Il vento lo trasporta fino a noi, stridulo
e spezzato, ed  impossibile stabilire se appartenga a un essere umano o a un animale. Mi si rizzano i
capelli sulla nuca in un segnale di ammonimento che ignoro mentre comincio a correre.
Brian non mi segue: non credo che ce la faccia, e percepisco il dilemma di Jonathan, indeciso se
restare con Brian o accompagnarmi.
Mi serve la torcia, Jonathan! mi volto a gridare. Il vento trasporta le mie parole verso
Jonathan; lui risponde, ma io non posso sentirlo. Esco dal pallido cono di luce della sua torcia e piombo
nel buio pi assoluto. Inciampo e scivolo sulla ripida discesa verso la spiaggia. Per un attimo penso di
non poter proseguire perch non ci vedo un accidenti, ma dopo un altro paio di passi scorgo un
gruppetto di torce che si agitano impazzite sulla sabbia. Pi in l, vedo l'acqua illuminata appena dalla
fievole luce della luna.
Il vento risucchia ogni suono intorno a me, cos mentre mi avvicino alla scena, ho come
l'impressione che gli uomini siano muti. La lotta ha un che di artistico, vista da lontano. Sono in
quattro, e hanno catturato un cavallo d'acqua grigio con una corda intorno al collo e una intorno al
pastorale di una zampa posteriore, appena sopra lo zoccolo. Tirano e poi saltano indietro, mentre il
cavallo si slancia in avanti e poi si ritrae, ma si trovano in una situazione pericolosa e lo sanno. Hanno
preso la tigre per la coda e si sono appena resi conto che la coda  abbastanza lunga perch gli artigli li
raggiungano.
Kendrick! grida qualcuno. Non so dire chi. Dov' Brian?
Sean Kendrick? grida qualcun altro, e questo lo riconosco,  Mutt, che stringe la corda che
serra il collo del cavallo. Lo riconosco dalla sagoma: le spalle ampie e il collo talmente tozzo che  un
tutt'uno col mento. Chi ha detto a questo bastardo di venire? Tornatene a dormire, rompiscatole Ho
tutto sotto controllo!
Gi. Controlla il cavallo come un peschereccio controlla il mare. Noto adesso che l'altra corda
la tiene Padgett, un uomo pi anziano che avrebbe fatto meglio a pensarci due volte prima di affidare la
propria vita a Mutt. Accanto a me sento un suono soffocato fra una raffica di vento e l'altra; mi volto e
vedo un altro degli amici di Mutt seduto con la schiena appoggiata alla roccia, dove la scogliera
incontra la sabbia. Se ne sta rannicchiato e si regge con cautela un braccio: sembra rotto. Il suono che
ho sentito era il suo lamento.
Levati dai piedi, Kendrick! grida Mutt.
Incrocio le braccia e aspetto. Il cavallo ha smesso di lottare per il momento. Vedo vibrare le
corde scure che trattengono il capall uisce, contro il gesso candido della scogliera. Il cavallo si sta
stancando, ma anche gli uomini. Le braccia muscolose di Mutt tremano insieme alle corde. Gli altri
strisciano intorno per disseminare la spiaggia di cappi, nella speranza che il cavallo ci vada a finire
dentro. Sarebbe facile, per chi non conosca i cavalli d'acqua, pensare che quel capall uisce con i fianchi
che si alzano e si abbassano per l'affanno sia sconfitto. Ma io vedo che tiene la testa all'indietro con
aria da predatore, pi simile a un rapace che a un equino, e capisco che le cose stanno per mettersi
male.
Mutt dico. Lui non volta nemmeno la testa, ma almeno l'ho avvertito.
La corda che stringe il pastorale del cavallo all'improvviso si tende, mentre il capall grigio si
slancia contro Mutt. Sono investito da una sventagliata di sabbia e sassolini sollevata dagli zoccoli che
scavano il terreno. L'aria  squarciata dalle grida. Padgett arrotola e tira la sua corda nel tentativo di far
perdere l'equilibrio al cavallo. Mutt  troppo preso dal salvarsi per ricambiare il favore. La corda
intorno al collo della bestia si allenta di colpo e il cavallo si avventa su Padgett, gli affonda i denti nella
spalla, appoggia le zampe davanti su di lui. Sembra impossibile che Padgett non cada sotto quel peso,
ma la stretta del cavallo sulle spalle lo mantiene in piedi per un breve istante, prima che frani sulle
ginocchia. Padgett rimane incastrato sotto il petto dell'animale.
Adesso Mutt sta tirando la corda intorno al collo del cavallo, ma  troppo poco e troppo tardi, e
poi cosa pu fare da solo contro un capall uisce?
Padgett comincia ad avere un aspetto improbabile: assomiglia sempre meno a un uomo e
sempre pi a un pezzo di carne. Sento una voce supplichevole che mi chiama: Kendrick. Faccio un
passo avanti e non appena raggiungo il cavallo, allargo le dita della mano sinistra e gli afferro una
ciocca di crini, proprio in mezzo alle orecchie. Con la destra sfilo un nastro rosso dalla tasca della
giacca e lo premo sulle ossa del muso del cavallo. Lui sobbalza, ma le mie mani sul cranio e sulla nuca
sono salde. Gli sussurro all'orecchio e lui barcolla all'indietro, affondando uno zoccolo nel corpo di
Padgett mentre si sforza di recuperare la stabilit. Padgett non  affare che mi riguarda in questo
momento. Mi riguarda invece il fatto che ho duemila libbre di animale tenute a bada da un nastrino, una
creatura selvaggia che ha gi menomato due uomini, e so che devo allontanarlo subito dagli altri prima
di perdere il mio labile vantaggio.
Non ti azzardare a lasciarlo andare mi dice Mutt. Non dopo quello che ha fatto. Lo porti alla
stalla. Cos tutto questo sfacelo non sar stato inutile.
Vorrei dirgli che questo  un cavallo d'acqua, non un cagnolino, e che portarlo nell'entroterra,
lontano dall'acqua salata del novembre ormai prossimo,  un giochetto che non mi sento in vena di fare
al momento. Ma non voglio urlare e dare al cavallo un motivo in pi per ricordare che gli sono cos
vicino.
Fai quello che serve, Kendrick! strilla Brian, che alla fine ce l'ha fatta a raggiungerci.
Non ti azzardare a lasciare quel cavallo grida ancora Mutt.
Gi salvare la pelle di tutti quanti sarebbe un'impresa. Gi condurre il cavallo lungo la spiaggia
e liberarlo nell'oceano abbastanza lontano da darci modo di scappare sarebbe eccezionale. Ma io so
fare di meglio che non limitarmi a mettere tutti al sicuro, e loro lo sanno, Mutt Malvern pi di ogni
altro.
Invece sussurro come il mare nell'orecchio del cavallo e faccio un passo indietro dalla luce
tremolante delle torce. Un passo indietro dagli altri, un passo verso l'oceano. Un calzettone mi si
infradicia nello stivale. Il cavallo grigio freme sotto le mie mani.
Mi volto a guardare Mutt, e poi lascio libero il cavallo.
Capitolo cinque
Puck
Non pensavo di poter dormire, invece l'ho fatto, perch stamattina ho gli occhi cisposi e sembra
che una talpa abbia scavato un tunnel sotto le coperte. Il cielo fuori della finestra  di quel blu intenso
che precede il sole; decido che non m'importa che ore sono, tanto ormai sono sveglia. Indugio un po'
troppo  ho i brividi con la mia canottiera da notte, quella con le bretelline di merletto che mi pizzicano
la pelle, ma che indosso comunque perch me l'ha fatta la mamma  davanti all'armadio, per decidere
cosa mettermi per la spiaggia. Non so se avr freddo dopo aver cavalcato e non so se voglio scendere
vestita da ragazza quando ci sar Joseph Beringer che probabilmente mi fisser sghignazzando.
Diciamo che per lo pi mi sforzo di non pensare a cose grandiose tipo: Ricorderai questa
giornata per il resto della tua vita.
Alla fine mi metto gli abiti di sempre, pantaloni marroni che non si sgualciscono e maglione
sformato verde scuro che la madre di mia madre ha lavorato ai ferri per lei. Mi piace pensare alla
mamma che lo indossa,  come se quel maglione avesse una storia. Mi guardo nello specchio
macchiato e faccio una smorfia feroce sotto le lentiggini, le sopracciglia aggrottate sugli occhi azzurri.
Non sono molto convincente, sembro solo arrabbiata. Mi sfilo qualche ciocca dalla coda per farla
ricadere sulla fronte, nel tentativo di non somigliare pi alla ragazza che sono diventata, ma a qualcuno
che non faccia ridere la gente quando arriver sulla spiaggia. Non funziona. Ho troppe lentiggini.
Rimetto i capelli nella coda.
In cucina trovo Finn gi sveglio, in piedi davanti al lavello. Porta lo stesso maglione di ieri e ha
l'aria di un uomo che si  ristretto durante la notte, con i vestiti che gli ballano addosso. C' odore di
bruciacchiato, quasi gradevole, tipo bistecca o toast, ma poi mi rendo conto che  una puzza, tipo carta
o capelli bruciati.
Gabe  sveglio? domando. Do una sbirciatina nella credenza per evitare di guardare Finn.
Non so se mi va di parlare. Ma a guardare nella credenza, non so nemmeno se mi va di mangiare.
 gi andato all'hotel dice Finn. Io tieni. E posa sul tavolo una tazza con dentro un
cucchiaino che sta in piedi da solo. Ci sono delle gocce di chiss cosa intorno e gi immagino l'anello
scuro che lascer sul tavolo, ma sta fumando e presumo sia cioccolata calda.
L'hai fatta tu?
Finn mi guarda. No,  stato Sant'Antonio a portarmela stanotte. Ci  rimasto male che non te
l'ho data subito. E si volta.
Sono sorpresa, sia perch Finn ha ritrovato il senso dell'umorismo, sia per il pensiero che ha
avuto di prepararmi la cioccolata calda. Soltanto adesso mi accorgo che il bancone  un disastro di
pentole che Finn ha usato per ottenere una sola tazza di cioccolata, e sono sicura che la puzza che ho
sentito era l'odore del latte versato sul fornello acceso, ma non importa, viste le sue buone intenzioni.
Sento che mi trema il labbro, ma stringo i denti finch non mi passa. Quando Finn siede al tavolo di
fronte a me con un'altra tazza, ho ripreso un contegno.
Grazie gli dico, e Finn sembra a disagio. Mamma diceva che era come un folletto: non gli
piace essere ringraziato. Cos aggiungo: Scusa.
Ci ho messo il sale dentro dice Finn, come se questo eliminasse l'obbligo di ringraziarlo.
La assaggio.  buona. Se c' dentro il sale, non lo sento intorno alle isolette galleggianti di
cacao girato male. Mi si sciolgono nella bocca in grumi polverosi non del tutto sgradevoli. Non ricordo
che Finn abbia mai preparato una cioccolata calda prima d'ora; si  sempre limitato a guardarmi mentre
la facevo. Non lo sento, il sale.
Il sale dice Finn rende la cioccolata pi dolce.
Penso che  una grossa stupidaggine, perch come fa qualcosa che non  dolce a rendere pi
dolce qualcos'altro, ma lascio perdere. Giro la cioccolata e schiaccio qualche grumo di cacao contro la
parete della tazza col dorso del cucchiaino.
Finn sa che non gli credo, per, e dice: Allora domanda ai Palsson. Li ho visti fare i muffin al
cioccolato. Con il sale.
Non ho mica detto che non ti credo! Non ho detto proprio niente.
Finn rigira il cucchiaino nella sua tazza. Lo so.
Non mi domanda quanto tempo star via oggi, o come mi procurer un cavallo da montare, e
non dice niente di Gabe. Non riesco a capire se sono contenta che non ne parli, oppure se mi fa
impazzire il fatto che non dica una parola al riguardo. Beviamo il resto delle nostre cioccolate in
silenzio e, quando mi alzo per mettere la tazza nel lavello, dico: Credo che star via gran parte della
giornata.
Finn si alza e mette la sua tazza accanto alla mia. Ha l'aria molto seria, col suo collo magro e
rugoso da tartaruga che sbuca dal maglione troppo largo. Indica il bancone dietro di me. Fra le stoviglie
sporche c' una mela tagliata, con qualche briciola rimasta sul bancone appiccicata sopra.  per Dove.
Voglio venire con te, oggi.
Non puoi venire con me dico, senza soffermarmi a pensare come mi fanno sentire le sue
parole.
Non tutti i giorni ribatte lui. Solo oggi. Solo il primo giorno.
Per qualche istante mi dibatto tra l'immagine di me che arrivo sulla spiaggia fiera e solitaria, e
la realt di presentarmi con uno dei miei fratelli che viene a fare da spettatore. Okay. Allora va bene.
Finn si mette il berretto. Io prendo il mio. Li ho fatti io tutti e due, ai ferri, e il mio  a righe
bianche e marroni di due diverse sfumature. Quello di Finn  bianco e rosso. Hanno un po' di grinze,
ma ci vanno bene.
Con i berretti calcati in testa, restiamo al centro della cucina in disordine. Per un momento la
vedo con gli occhi di una persona estranea. Sembra che tutto quel che circonda Finn sia schizzato fuori
dallo scarico del lavello.  un disastro e non c' da meravigliarsi se Gabe vuole partire.
Andiamo dico.
Capitolo sei
Sean
Quel primo giorno, Gorry mi ha fatto scendere alla spiaggia in anticipo su tutti gli altri per
provare una cavalla pezzata che ha trascinato fuori dall'oceano non si sa quanto tempo fa.  cos
convinto che la vorr per Malvern da farmi un prezzo che andrebbe bene per due cavalli. Sotto il cielo
indaco del primo mattino, con la marea che sta appena cominciando a ritirarsi dalla sabbia, mi si gelano
le dita che spuntano dai mezzi guanti mentre lo guardo farla trottare avanti e indietro. Le sue impronte
sono le prime sulla spiaggia: la marea ha spianato la sabbia, cancellando ogni traccia degli sforzi
abborracciati di Mutt la notte prima.
 bellissima. I cavalli d'acqua hanno pi o meno gli stessi colori dei normali cavalli di terra e,
come loro, sono per la maggior parte bai o sauri. Meno spesso falbi o palomini o morelli o grigi. 
molto raro trovare un cavallo d'acqua pezzato bianco e nero, con candide nuvole che si stagliano sul
mantello nero. Ma i colori appariscenti non servono a vincere le corse.
La cavalla pezzata non si muove male. Ha una buona spalla. Un sacco di capaill uisce ha buone
spalle. Non ne sono colpito. Alzo lo sguardo verso i cormorani che volano in circolo sopra di noi: i loro
corpi ricordano piccoli draghi.
Gorry mi avvicina la cavalla. Salgo in sella e lancio un'occhiata a Gorry dall'alto.  il capall
uisce pi veloce che hai mai montato mi dice con la sua voce roca.
Corr  il capall uisce pi veloce che io abbia mai montato.
Sotto di me, la cavalla pezzata odora di rame e alghe putride. L'occhio, rivolto verso di me,
lacrima acqua di mare. Non mi piace la sensazione che emana, sinuosa e difficile da controllare, d'altro
canto sono abituato a Corr.
Falle fare un giro dice Gorry. E dimmi se sai trovarne uno pi veloce di lei.
La conduco al trotto; la cavalla macina la sabbia compatta verso l'acqua, le orecchie dritte sulla
criniera. Io estraggo i miei pezzi di ferro dalle maniche e glieli passo in senso antiorario sul garrese,
proprio su una macchia bianca a forma di cuore. Lei rabbrividisce e torce il corpo per sottrarlo al
contatto. Non mi piace l'inclinazione della sua testa, molto poco equina, n il fatto che non rilassa mai
le orecchie. Non bisogna mai fidarsi dei cavalli, ma di lei mi fido meno degli altri.
Gorry mi invita a spronarla al galoppo, perch io verifichi quanto  veloce. Dubito che al
galoppo la cavalla possa fare qualcosa in grado di convincermi pi di quanto non faccia gi al trotto. A
ogni buon conto, mollo le redini e le do un colpetto ai fianchi.
Lei si tuffa lungo la spiaggia come un falco pescatore che si avventa su un pesce. Veloce da
togliere il fiato. E sempre, sempre consapevole dell'acqua, sempre angolata verso il mare. E di nuovo
quel movimento sinuoso, sgusciante. Mi sembra sempre meno una cavalla e sempre pi una creatura
marina, anche adesso, anche se siamo a met ottobre e sulla terra asciutta. Anche se le sussurro nelle
orecchie.
 davvero veloce. Le sue falcate mordono la sabbia, e oltrepassiamo la grotta che segnala la
fine della zona sicura in pochi secondi. La velocit della corsa mi esplode dentro, come bollicine che
scoppiano sulla superficie dell'acqua. Non voglio pensare che sia pi veloce di Corr, ma ci va molto
vicino. D'altro canto, come faccio a dirlo senza che lui sia presente?
Il terreno comincia a farsi roccioso. Quando porto indietro il peso per rallentarla, la pezzata si
impenna e addenta l'aria, rapace.
All'improvviso odora incredibilmente di mare. Non di spiaggia, che  quello che la maggior
parte della gente pensa sia l'odore del mare. Non di alghe o di sale, ma della tua testa sotto la
superficie, che respira acqua, i polmoni pieni di oceano. Il ferro non ha pi effetto mentre corriamo
verso il mare.
Le mie dita annaspano nella sua criniera, per fare nodi in serie di tre e di sette. Le canto
nell'orecchio e nel frattempo, con la mano interna, la guido in circoli sempre pi piccoli, ciascuno
sempre pi lontano dall'acqua. Non c' niente di sicuro.
Mentre calpestiamo furiosi la sabbia, la magia racchiusa in lei mi chiama, insidiosa. Una
porzione infinitesimale della mia pelle nuda la sfiora, un polso contro il suo collo forse, ma ho le
gambe ben protette dagli stivali. Eppure le sue pulsazioni mormorano dentro di me. Mi invitano a
fidarmi. Mi allettano a seguirla nel mare. Sono soltanto i dieci anni di esperienza con decine di cavalli
d'acqua che mi permettono di ricordare chi sono.
A malapena.
Tutto in me grida di abbandonare la lotta. Di volare con lei nell'acqua.
Tre. sette. Ferro nel palmo.
Le sussurro: "Non sarai tu ad annegarmi."
Sembra che ci sia voluta un'eternit di minuti per rallentarla e riportarla da Gorry, ma
probabilmente si tratta di secondi. E per tutto il tempo il suo collo mi d l'impressione di un serpente e
i suoi denti sono ancora snudati come nessun cavallo di terra farebbe. Trema sotto di me.
 difficile dimenticare quanto  veloce.
Non ti avevo detto che  la bestia pi veloce che hai mai montato? fa Gorry.
Io scivolo gi e gli passo le redini. Lui le prende con un'espressione inquieta sulla faccia gi
inquietante.
Questa cavalla ammazzer qualcuno dico io.
Andiamo obietta Gorry. Poi: Hanno tutti ucciso qualcuno.
Non voglio avere niente a che fare con lei dico, anche se una parte di me vorrebbe.
La comprer qualcun altro dice Gorry. E allora ti pentirai.
E allora qualcun altro morir replico. Rimandala in mare.
Mi volto.
Alle mie spalle sento Gorry che dice:  pi veloce del tuo stallone rosso.
Rimandala in mare ripeto, senza voltarmi.
So che non lo far.
Capitolo sette
Puck
Non avrei mai pensato che sarebbe stato orribile.
C' tutta l'isola accalcata sulla spiaggia, o almeno questa  l'impressione. Finn mi ha convinta a
prendere la Morris, che ovviamente si  rotta, cos siamo arrivati dopo tutti gli altri. Davanti a noi ci
sono due mari: un lontano oceano blu cobalto e una massa brulicante di cavalli e uomini. E sono tutti
uomini, non c' una sola donna fra di loro, a meno che non si voglia contare Tommy Falk con le sue
graziose labbra da femmina. Gli uomini fanno mille volte pi chiasso dell'oceano. Non riesco a capire
come riescano ad allenarsi, a muoversi o a respirare. Non fanno altro che gridare ai cavalli e fra di loro.
 come un enorme litigio, ma non so dire chi  arrabbiato con chi.
Finn e io esitiamo in cima al lungo sentiero che scende verso la spiaggia. Il terreno sotto i nostri
piedi  pieno di buche e zolle sollevate dai cavalli che sono gi stati portati gi. Finn osserva accigliato
la confusione di persone e animali, mentre il mio sguardo  catturato da un cavallo che galoppa ai
margini pi distanti della marea che si sta ritirando. Ha il mantello di un rosso acceso, pare sangue
vivo, con una piccola figura scura accovacciata sul dorso. A tempo gli zoccoli del cavallo colpiscono la
battigia, sollevando alti spruzzi.
La vista di quel cavallo al galoppo, i muscoli tesi allo spasimo, una velocit da togliere il fiato,
 cos bella che mi vengono le lacrime agli occhi.
Quella pare due cavalli messi insieme dice Finn.
Il suo commento mi spinge a distogliere lo sguardo dal cavallo rosso per spostarlo pi vicino
alla scogliera.
 una pezzata gli dico. La cavalla che Finn ha indicato  bianca come la neve con grandi
chiazze nere. Sul garrese ha una piccola macchia che ricorda un cuore sanguinante. Un ometto smilzo
che pare uno gnomo, con una bombetta in testa, la conduce lontano dagli altri.
 una pezzata mi fa il verso Finn. Gli rifilo una gomitata e torno a guardare il punto in cui si
trovavano il cavallo rosso col suo cavaliere, ma sono scomparsi.
Chiss perch sono vagamente delusa. Mi sa che dobbiamo scendere dico.
Sono tutti gi oggi? chiede Finn.
Cos pare.
Come fai a procurarti un cavallo?
Siccome non ho una risposta precisa, la domanda mi infastidisce. E mi secca ancora di pi
notare che abbiamo tutti e due la stessa identica postura, il che significa o che io copio mio fratello o
che lui copia me. Sfilo le mani dalle tasche e ribatto scontrosa: Cos', la giornata degli enigmi? Hai
intenzione di farmi domande tutto il tempo?
Finn atteggia la bocca e le sopracciglia in due sottili righe parallele.  bravissimo a fare questa
faccia, anche se non so esattamente cosa voglia dire. Quando era piccolo, la mamma lo chiamava Rana
per via di questa espressione. Per, adesso che ogni tanto  costretto a farsi la barba, non ha pi tanto
l'aria da anfibio.
A ogni modo, lui fa la faccia da rana e comincia a scendere verso la folla. L per l penso di
seguirlo, ma all'improvviso un nitrito acutissimo mi inchioda sul posto.
 la cavalla pezzata. Separata dagli altri, guarda alternativamente i cavalli e il mare. Ha la testa
tutta all'indietro, ma non sta nitrendo. Sta strillando.
I suoi gemiti sovrastano l'ululato del vento, il rumore della risacca, il cicaleccio della folla.  il
lamento di un antico predatore, lontano mille miglia da qualunque suono che un cavallo normale
potrebbe emettere.
Ed  terribile.
Tutto quello che riesco a pensare : Questa  l'ultima cosa che hanno sentito i miei genitori?
Mi verr meno il coraggio se non scendo subito sulla spiaggia, adesso. Lo so. Lo sento. Ho le
gambe molli come alghe. Barcollo stordita e per poco non mi slogo una caviglia in una delle buche
lasciate dagli zoccoli. Provo un enorme sollievo quando la cavalla pezzata smette di strillare, ma non
posso ignorare il fatto che i capaill uisce non hanno nemmeno l'odore dei cavalli normali, a mano a
mano che mi avvicino. Dove ha un odore morbido, tutto fieno ed erba e melassa. I capaill uisce sanno
di sale e carne e putridume e pesce.
Cerco di respirare con la bocca e di non pensarci. Ci sono dei cani che mi ruzzano intorno alle
gambe e la gente non guarda dove va. I cavalli raspano l'aria e gli uomini urlano a squarciagola per
vendere assicurazioni e talismani ai cavalieri. Sembrano pi eccitati di un branco di cani in una
macelleria. Sono contenta che Finn si sia allontanato perch non sopporto l'idea che mi veda cos
sconcertata.
La verit  che ho soltanto una vaga idea di come procurarmi un cavallo per la gara senza avere
un quattrino, e si basa in larga misura sui discorsi sentiti a scuola, quando tutti i maschi si vantavano
che un giorno, da grandi, avrebbero partecipato alle corse. Non  mai successo: la maggior parte di loro
si sono trasferiti sulla terraferma o fanno i contadini, ma i loro piani grandiosi sono stati un'ottima
fonte di informazioni. Specie perch la mia famiglia era una delle pochissime che non seguivano le
corse.
Ragazza! ringhia un uomo che tiene a bada un roano focoso che galoppa sul posto, senza
spostarsi di un centimetro. Attenta a dove metti i piedi!
Abbasso lo sguardo sui miei piedi e impiego un secondo di troppo ad accorgermi che c'era un
cerchio tracciato sulla sabbia, e con gli stivali ho lasciato uno sbaffo. Salto indietro per uscire dal
cerchio.
Lascia perdere grida l'uomo mentre mi affanno a ridisegnare quel tratto. Il roano tira verso
l'apertura nella circonferenza. Indietreggio e mi sento sgridare di nuovo perch sono d'intralcio: due
uomini stanno portando a braccia un ragazzo. Gli sanguina la testa e mi maledice. Mi volto di scatto e
per poco non inciampo in un cane dal pelo ispido, incrostato di sabbia.
Va' al diavolo! gli grido, solo perch il cane non pu rispondermi.
Puck Connolly!  Tommy Falk, quello con le labbra da femmina. Ma cosa diamine ci fai
quaggi? O almeno  quello che penso mi dica, perch la maggior parte delle parole sono risucchiate
dal trambusto, e il resto se lo porta via il vento.
Cerco le bombette rispondo. Le bombette nere dovrebbero indicare i sensali di cavalli; sul
resto dell'isola chi porta la bombetta viene chiamato maneggione  chiss, magari deriva dai maneggi 
e non  un bel nome. A volte i ragazzi le indossano per darsi arie da ribelli. In realt hanno solo l'aria
da idioti.
Tommy grida: Non ho capito.
Secondo me, invece, ha capito benissimo, solo che non crede a quello che ha sentito. Pap una
volta ha detto che il cervello delle persone  duro d'orecchio. A ogni modo, non importa se Tommy 
sordo come una campana, perch ho intravisto una bombetta, sulla testa dello gnomo che prima stava
con la cavalla pezzata.
Grazie dico a Tommy, anche se non ha fatto niente. Lo lascio l e mi intrufolo fra la gente,
diretta verso lo gnomo. Da vicino non  poi tanto basso, ma ha la faccia di uno che  stato colpito pi
volte con un mattone, un paio di volte per spiaccicarla meglio, e un'ultima per buona misura.
Sta discutendo con qualcuno.
Sean Kendrick sputa il maneggione: un nome che in qualche modo mi suona familiare,
soprattutto pronunciato con quel tono sprezzante. Lo gnomo con la bombetta non ha per niente la voce
da gnomo. La sua voce  arrochita dal fumo di sigaretta e parla scatarrando. Gi. Ha la testa gonfia
d'acqua salata, quello. Che dice dei miei cavalli?
Non vorrei ripeterlo risponde educato l'altro.  il dottor Halsal, che ha i capelli neri e
impomatati con la riga da un lato. Mi  simpatico il dottor Halsal.  molto assennato ed  quel genere
di persona solida e precisa che mi ricorda pi il disegno di una persona che non una persona reale.
Quando avevo sei anni volevo sposarlo.
Ha il cervello bacato, quello blatera il maneggione con la bombetta. Coraggio, allora. Una
volta provata, le piacer di sicuro.
Non ne dubito dice il dottor Halsal, per temo di dover rinunciare.
 veloce come il demonio insiste lo gnomo, ma il dottore si  gi allontanato, e la sua schiena
non ha orecchie.
Mi scusi dico io, con una voce troppo stridula per i miei gusti. Lo gnomo si volta. Il suo volto
deforme  ancor pi spaventoso se deformato da un'espressione irritata. Mi sforzo di organizzare i
pensieri in una domanda coerente. Accetta la percentuale?
La percentuale  un'altra cosa che ho imparato dai miei compagni di scuola sognatori. Pi o
meno di tratta di una scommessa. A volte un maneggione ti affida un cavallo senza volere denaro in
cambio, a condizione di intascare i quattro quinti di qualunque somma tu vinca nella gara. Il che non 
molto se non arrivi primo. Ma se arrivi primo, ti puoi comprare tutta l'isola. Be', almeno la maggior
parte di Skarmouth, tranne quello che gi appartiene a Benjamin Malvern.
Lo gnomo mi squadra.
No dice. Ma  facile intuire che in realt vuole dirmi Non per te.
Resto di sasso, perch non mi era venuto in mente che avrebbero potuto dirmi di no. Non
immaginavo che ci fosse talmente tanta gente con la voglia di cavalcare capaill uisce da permettere ai
maneggioni di fare gli schizzinosi. Mi sento rispondere: Okay. Allora potrebbe indicarmi qualcuno
che lo fa? E poi mi affretto ad aggiungere: Signore perch pap sosteneva che dire "signore" rende
gentiluomo anche la peggiore canaglia.
Lo gnomo dice: Le bombette. Chiedi a loro.
Certe canaglie restano canaglie. Fossi stata ancora una bambina, gli avrei sputato sulle scarpe,
ma la mamma mi ha levato questo brutto vizio con uno sgabellino blu e una bella dose di sapone.
Perci me ne vado senza neanche dire grazie, visto che mi  stato di aiuto ancora meno di
Tommy Falk, e mi faccio strada nella folla in cerca della prossima bombetta, ma solo per ottenere lo
stesso risultato. Tutti dicono di no alla ragazza dai capelli rossi. Non mi prendono in considerazione.
Uno aggrotta la fronte, uno ride, e uno non mi fa nemmeno finire la frase.
Intanto s' fatta ora di pranzo e il mio stomaco brontola. Ci sono degli ambulanti che vendono
cibarie per i cavalieri, ma  tutto troppo caro e puzza di sangue e pesce avariato. Non c' traccia di
Finn. La marea sta cominciando a salire e le anime meno intrepide hanno gi lasciato la spiaggia. Io
indietreggio un poco e appoggio la schiena alla parete di gesso, i palmi aperti contro la superficie
fredda. Qualche metro sopra la mia testa il gesso  pi chiaro, segno del livello a cui giunger l'acqua
fra un paio d'ore. Immagino di restare l fino a quel momento, con l'acqua salata che piano piano mi
inghiotte.
Lacrime di frustrazione mi pizzicano gli occhi. Il peggio  che sono quasi contenta che mi
abbiano detto di no. Quei mostri terrificanti non assomigliano affatto a Dove, e non posso nemmeno
cominciare a immaginare me stessa in sella a uno di essi, e ancora meno di portarmene uno a casa e
addestrarlo a mangiare costosissimi pezzi di carne sanguinolenta anzich me. D'estate, a volte, i
bambini catturano le libellule, le legano con uno spago appena dietro gli occhi, e le portano in giro
come fossero animaletti da compagnia. Quelle libellule sono come questi uomini adulti con i capaill
uisce. I cavalli se li trascinano dietro come se non pesassero niente. Figuriamoci cosa farebbero a una
come me.
Guardo verso il mare. Vicino alla riva l'acqua  turchese nei punti dove sono caduti i massi
bianchi dalla scogliera, e scura dove le lunghe alghe marroni ricoprono gli scogli. Da qualche parte al
di l di questa distesa d'acqua screziata ci sono le citt dove presto perderemo Gabe. So che non lo
rivedremo mai pi. Non importa che sia sempre vivo da qualche parte: sar come quando abbiamo
perso mamma e pap.
La mamma spesso diceva che certe cose succedono per un motivo, che a volte gli ostacoli
servono a impedirti di commettere una stupidaggine. Me lo ripeteva di continuo, ma quando lo diceva a
Gabe, allora pap aggiungeva che in certi casi servono a farti impegnare di pi.
Faccio un respiro profondo e mi dirigo verso l'unica bombetta che non evita il mio sguardo. Lo
gnomo. Gli resta soltanto un cavallo adesso: la giumenta pezzata che prima strillava.
Ehi, tu! mi dice, come se volessi passargli davanti senza fermarmi.
Mi sa che dobbiamo riparlarne gli dico in tono spiccio e aggressivo. L'atteggiamento garbato
che ho assunto al principio  tornato a casa.
Pensavo la stessa cosa. Sto per andarmene. Non ho voglia di tornare domani, mentre tu vuoi
un capall. Quanto mi dai per questa?
La mia prima reazione  pensare Be', quanto ho? Poi riprendo contatto con la realt e ricordo
quanto mi  stato ostile prima. Non ho un centesimo rispondo. Devo essere ferma su questo punto.
Se davvero Gabe ha intenzione di lasciarci da soli a cavarcela, non avremo pi un centesimo
comunque. Sto solo cercando qualcuno che accetti la percentuale.
Questa cavalla  eccezionale sentenzia lo gnomo. La creatura pi veloce che esista sulla
terra al momento. Si fa da parte perch io possa vederla, scalpitante all'altro capo della lunghina, una
catena che le passa sul muso collegata alla capezza.  bella da mozzare il fiato, gigantesca. Ho la
sensazione che dovrei mettere Dove su un'altra Dove per poter guardare la pezzata dritta negli occhi
selvaggi. Ha lo stesso odore di un cadavere spinto a riva da una tempesta. Adocchia uno dei cani sciolti
che scorrazzano per la spiaggia. C' qualcosa di profondamente inquietante nel suo sguardo.
Allora non le dispiacer rischiare ribatto. So di suonare petulante, ma il mio intento  quello
di darmi arie da esperta. Non  la cosa pi facile del mondo cercare di essere trattata da adulta durante
una contrattazione, mentre l'idea di condurre in porto l'affare ti fa venire la nausea.
Non mi va di tornare a riscuotere dice il maneggione.
Incrocio le braccia. Fingo di essere Gabe. Lui ha la capacit di apparire distaccato e incurante
quando vuole. Assumo un tono il pi annoiato possibile. O la cavalla  come lei afferma, oppure no.
Se  davvero il quadrupede pi veloce del mondo, non crede che potrebbe farle guadagnare pi di
quanto otterrebbe vendendola?
Lo gnomo mi scocca un'occhiata eloquente. Non  di lei che non mi fido.
Io ricambio con uno sguardo di fuoco. Stavo giusto pensando la stessa cosa.
Lui all'improvviso sogghigna.
Allora monta dice. Vediamo cosa sai fare. Fa un cenno con la testa verso la sella,
capovolta sulla sabbia.
Traggo un respiro profondo e cerco di non ricordare i suoi gemiti strazianti di poco fa. Cerco di
non pensare a come sono morti i miei genitori. Devo pensare a Gabe e alla sua faccia quando ha detto
che voleva partire. Ho l'impressione che mi tremino le mani, che invece sono ferme lungo i fianchi.
Posso farcela.
Capitolo otto
Puck
Il maneggione porta la cavalla vicino a uno dei massi coperti di alghe perch io lo usi come
pedana. Lei si sposta avanti e indietro, senza mai avvicinarsi abbastanza. Non la smette di fissare il
cane che gironzola nei paraggi, interessato agli avanzi di una colazione abbandonati da qualcuno. Il
vento mi soffia freddo sulla nuca e sento le dita dei piedi intorpidite e gelate negli stivali.
Pi di cos non sta ferma mi dice lo gnomo. Che fai, sali o no?
Stringo le mani a pugno per non tradirmi. Non riesco a pensare ad altro che a quei denti enormi
che trascinano i miei genitori in fondo all'oceano. Non  nemmeno la paura che mi blocca in questo
momento.  immaginare i miei che mi osservano dal luogo dove si trovano adesso - possono vedere
questa spiaggia dall'alto dei cieli oppure le scogliere impediscono la visuale?  e pensare a cosa
direbbero. Hanno sempre disprezzato le corse e i capaill uisce li hanno uccisi sulla loro barca, e adesso
sto per montare su uno di quei cavalli con l'intenzione di partecipare alla corsa. Immagino la faccia di
pap e la piccola piega che gli increspava il labbro superiore quando era disgustato o deluso.
La cavalla alza la testa di scatto; lo gnomo viene quasi sollevato da terra.
Dev'esserci un altro modo. Dev'esserci qualcosa che posso fare per non montare su questa
cavalla. Ma come faccio a partecipare alla corsa senza di lei?
All'improvviso mi accorgo che Finn  sbucato dal nulla e si  fermato accanto al masso su cui
mi trovo. Non dice niente. Si pizzica la pelle delle braccia mentre mi guarda, ma sembra che lo faccia
senza accorgersi.
Smettila gli dico io, e lui smette. Penso di aver preso una decisione.
Ragazza dice il maneggione. Datti una mossa. I muscoli della cavalla fremono sotto la
pelle.
Questa non sono io.
Mi dispiace dico. Ho cambiato idea.
Ho appena il tempo di vederlo roteare gli occhi quando all'improvviso tutto si trasforma in un
turbine confuso di movimento. C' un'esplosione bianca e nera, e una spinta mi fa cadere dal masso.
Batto la schiena sul terreno e il respiro mi esce spezzato dai polmoni. Mi sento una parte del viso calda
e bagnata. Mentre la cavalla s'impenna sopra di me, mi rendo conto che c' qualcuno che strilla, e al
tempo stesso che il liquido sul mio viso  sangue che viene dall'alto, non da me. Gocciola dalla cosa
stretta tra le fauci della cavalla pezzata.
Rotolo via su un fianco per allontanarmi dagli zoccoli e mi pulisco gli occhi dalla sabbia. Provo
a rialzarmi. Cerco di riprendere fiato. Mi sforzo di vedere qualcosa. La cavalla si accovaccia,
scrollando la sua preda scura. La sta dilaniando, tenendola ferma con uno zoccolo. La sabbia si colora
di sangue.
Urlo il nome di Finn.
La cavalla, con le orecchie appiattite, mi lancia un pezzo della sua vittima. Con un sussulto a
met fra un rantolo e un singhiozzo, faccio un salto indietro dall'arto sanguinolento. C' qualcosa di
filamentoso che esce dalla carne, come tentacoli di una medusa. Vorrei soltanto rannicchiarmi e non
pensare.
Il pezzo davanti a me  coperto di ispidi peli scuri chiazzati di sabbia e sangue, un grumo
irriconoscibile. Sento che sto per vomitare.
 il cane.
La gente grida: Sean Kendrick! ma io grido: Finn! e lui si materializza al mio fianco. 
identico a quegli strani bassorilievi sul portale della chiesa di Skarmouth, statue di patriarchi con gli
enormi occhi rotondi.
Lui dice: Pensavo
Lo so, perch  la stessa cosa che pensavo anch'io.
Ti prego, non montarla mi supplica Finn con veemenza. Non riesco a ricordare l'ultima volta
che mi ha chiesto qualcosa con quel tono implorante e deciso. Non montare nessuno di quei cavalli.
No rispondo. Monter Dove.
Capitolo nove
Sean
Quella sera, parecchio tempo dopo che tutti gli altri sono stati spinti nell'entroterra dall'alta
marea, porto Corr gi alla spiaggia. Le nostre ombre ci precedono, gigantesche; in questo periodo
dell'anno fa buio alle cinque e la sabbia si sta gi raffreddando. Lascio la sella e gli stivali in cima allo
scivolo per le barche, dove spunta ancora l'erba dalla sabbia morbida. Gli occhi di Corr sono fissi
sull'oceano che si ritira lentamente con la nuova bassa marea.
Lasciamo impronte fresche sulla sabbia compatta che la marea ha indurito:  fredda sotto i miei
piedi nudi, specie quando la gelida acqua di mare affiora dal terreno e mi lambisce la pelle. I miei piedi
coperti di vesciche l'accolgono con sollievo.
Fine del primo giorno, dell'interminabile primo giorno. La spiaggia ha reclamato la sua quota di
vittime. Un ragazzo  caduto e si  spaccato la fronte su un masso. Un uomo  stato morso, una ferita
notevole, ma niente che una buona pinta e qualche ora di sonno non possano guarire. E poi c' stato il
cane. Non sono rimasto sorpreso nel vedere che  stata la cavalla pezzata a sbranarlo.
Tutto sommato, ci sono stati inizi dell'addestramento peggiori.
Stasera cominceranno le iscrizioni da Gratton. Scriver il mio nome e quello di Corr, anche se a
questo punto si tratta di una pura formalit. Seguir una settimana frenetica in cui isolani e turisti
insicuri proveranno i cavalli per vedere se hanno davvero il fegato di partecipare alla gara, e in tal caso,
se poi avranno il fegato di correre sul cavallo che hanno sotto il sedere. I cavalli saranno venduti,
comprati, barattati. Gli uomini diventeranno proprietari, soci a percentuale, cavalieri.  un periodo
frustrante per me. Troppe contrattazioni e troppo poco addestramento.  sempre un sollievo quando
questo carosello finisce alla fine della prima settimana e i cavalieri sono costretti a dichiarare
ufficialmente il proprio cavallo.
 in quel momento che comincia la vita.
Corr alza la testa, le orecchie ritte, il collo curvo, come volesse corteggiare il mare dello
Scorpione. Gli sussurro qualcosa e tiro la lunghina. Voglio che rivolga la sua attenzione a me, non al
canto potente del mare. Osservo il suo occhio, le sue orecchie, la linea del suo corpo, per capire quale
voce sar pi forte stasera, la mia o quella dell'oceano.
Lui gira la testa di scatto verso di me, ma io ho estratto una barretta di ferro dalla tasca prima
ancora che finisca di voltarsi. Non vuole attaccarmi per, solo studiarmi con l'occhio buono.
Mi fido di Corr pi di ogni altro cavallo.
Ma non dovrei fidarmi affatto.
Il suo collo  morbido, anche se la pelle intorno agli occhi  tirata. Entriamo nell'acqua bassa. Il
respiro mi si mozza di colpo quando l'acqua gelata mi bagna le caviglie. Restiamo l fermi, e io lo
osservo di nuovo per vedere che effetto gli fa la magia liquida che gorgoglia intorno alle sue zampe.
Lui rabbrividisce, ma non  teso: l'abbiamo gi fatto prima, e il mese  giovane. Raccolgo un po'
d'acqua salata nel palmo della mano e gliela strofino sulla spalla, mentre sussurro con le labbra
premute sulla sua pelle. Lui  immobile. Io me ne sto fermo accanto a lui e lascio che le piccole onde
torbide di sabbia mi massaggino i piedi affaticati.
Corr, rosso come il tramonto, contempla l'oceano. La spiaggia  rivolta a est, cos il suo
sguardo si perde nella notte, prima blu poi nera, il cielo e il mare due immagini speculari. Le nostre
ombre cadono nell'oceano, e cambiano colore nella spuma dei frangenti. Quando guardo l'ombra di
Corr, vedo un colosso elegante. Quando guardo la mia, per la prima volta, vedo l'ombra di mio padre.
Be', non proprio uguale a mio padre. Le mie spalle non sono come le sue, che le teneva ingobbite come
avesse sempre freddo. E i suoi capelli erano pi lunghi. Ma la somiglianza  nella postura rigida, nel
mento proteso, un cavaliere sempre, anche coi piedi per terra.
Per un momento sono immerso nei miei pensieri, cos quando Corr si scosta non reagisco. Si
solleva in una mezza impennata prima ancora che me ne renda conto, ma poi riabbassa gli zoccoli nel
punto preciso dov'erano, alzando un muro d'acqua che mi colpisce in pieno viso. Resto l, la bocca
piena di sale, e vedo che le sue orecchie puntano verso di me, il collo inarcato.
Per la prima volta da giorni, mi metto a ridere. A quel suono, Corr scuote la testa e il collo come
un cane che si scrolla di dosso l'acqua. Faccio qualche passo fra le onde e lui mi segue, poi mi volto e
con un calcio sollevo un arco di spruzzi che lo investe. Lui freme, ha l'aria profondamente offesa, poi
scalcia per rendermi la pariglia. Andiamo avanti e indietro, io sempre attento a non dargli mai le spalle,
lui mi segue e io seguo lui. Finge di bere un sorso d'acqua di mare e scrolla la testa con falso disgusto.
Io fingo di raccogliere un po' d'acqua per bere e invece gliela tiro addosso.
Alla fine sono senza fiato e mi fanno male i piedi per via dei ciottoli, e l'acqua ormai  troppo
fredda da sopportare. Mi avvicino a Corr e lui abbassa la testa, premendo il muso sul mio petto; lo
sento caldo attraverso la camicia bagnata. Traccio una lettera sulla sua pelle dietro le orecchie per
calmarlo, e intreccio le dita nella sua criniera per calmarmi.
Non troppo lontano, sento un tonfo liquido. Potrebbe essere un pesce, ma dev'essere di
dimensioni notevoli per sormontare il fragore delle onde. Alzo lo sguardo sul mare che sta diventando
nero.
Non credo sia un pesce, e non lo crede nemmeno Corr, che ha di nuovo gli occhi fissi
sull'orizzonte. Sta tremando e, quando esco dall'acqua, mi ci vuole un minuto buono per convincerlo a
seguirmi. Muove un primo passo, lento, poi un altro, finch l'acqua non lo tocca pi, e allora si ferma,
con le zampe rigide. Si volta verso il mare, la testa sollevata, le labbra arricciate.
Faccio schioccare la lunghina e premo il ferro sul petto di Corr prima che possa chiamare.
Finch  nelle mie mani, non canter la loro canzone.
Mentre risalgo la spiaggia verso lo scivolo delle barche, vedo delle sagome stagliarsi in cima
alla strada per Skarmouth. Sono in piedi dove la scogliera incontra il cielo, nere contro lo sfondo
violetto. Sebbene lontane, una di esse  l'inconfondibile forma sgraziata di Mutt Malvern.  evidente
dal loro atteggiamento che stanno seguendo con interesse i miei movimenti, cos proseguo circospetto.
Non ci metto molto a scoprire che Mutt Malvern mi ha pisciato negli stivali.
Adesso stanno ridendo, lass. Non dar a Mutt Malvern la soddisfazione di vedermi schifato:
ripiego gli stivali  questa spiaggia  troppo bella per la sua urina  e lego i lacci insieme con un nodo.
Li appendo alla sella di Corr e m'incammino su per la salita. Anche se ormai  quasi buio, ci sono
ancora un sacco di cose da fare. Devo essere da Gratton prima delle dieci. Il giorno si allunga davanti a
me, invisibile nelle tenebre.
Ci inerpichiamo.
I miei stivali puzzano di piscio.
Capitolo dieci
Puck
 passato un sacco di tempo dall'ultima volta che sono stata a Skarmouth dopo il tramonto, e
questo mi ricorda il giorno in cui pap si tagli i capelli. Nei miei primi sette anni di vita, pap portava
lunghi riccioli scuri proprio come i miei, nel senso che ogni mattina lui gli diceva cosa fare e poi loro
facevano come volevano. A ogni modo, quando avevo sette anni, pap torn dal molo con i capelli
tagliati a spazzola, e quando lo vidi entrare dalla porta e baciare la mamma sulla bocca, mi misi a
piangere perch pensavo fosse un estraneo.
Ed  quello che ha fatto Skarmouth, dopo il tramonto: si  trasformata in una Skarmouth
completamente diversa da quella che ho sempre conosciuto, e non ho alcuna intenzione di farmi baciare
sulla bocca da questa qui. La notte ha tinto l'intera citt di blu scuro. Gli edifici sembrano stringersi
l'uno all'altro e, appollaiati sulle rocce, sbirciano la lunga banchina nera del porticciolo. I lampioni
proiettano aloni brillanti, lanterne di carta dondolano appese ai cavi tesi fra un palo del telefono e
l'altro. Sembrano le luminarie di Natale, oppure lucciole che risalgono a spirale verso la sagoma scura
di San Columba in cima alla citt. Ci sono un sacco di biciclette addossate ai muri e molte pi auto di
quante pensavo esistessero sull'isola, parcheggiate lungo le strade, con i parabrezza che riflettono la
luce dei lampioni. Le auto hanno scaricato uomini sconosciuti e le bici ragazzi semisconosciuti. Ho
visto cos tante persone per strada solo nei giorni di fiera.
 magico e terrificante. Mi sento smarrita, e sono soltanto a Skarmouth. Non riesco a
immaginare come far Gabe a cavarsela sul continente.
Puck Connolly grida una voce che riconosco. Joseph Beringer. Non dovresti essere gi a
nanna da un pezzo?
Parcheggio la bici di Finn il pi vicino possibile alla macelleria e l'appoggio contro la ringhiera
di metallo che serve a impedire che qualcuno cada di sotto nella baia, a meno che non abbia
l'intenzione di buttarsi. L'acqua stasera ha uno strano odore, sa di pesce, e io mi affaccio per vedere se
ci sono pescherecci cui imputare quel tanfo. Non vedo niente se non acqua nera e riflessi, che danno
l'impressione che ci sia un'altra Skarmouth sommersa sotto la superficie del mare.
Joseph gracchia qualcos'altro a cui non bado. In un certo senso sono contenta che Joseph sia un
tale idiota, perch  un punto fermo nella vita di qui che rende tutto il resto un po' pi familiare.
La mia testa scatta all'indietro quando Joseph mi tira la coda. Mi volto per affrontarlo, le mani
sui fianchi. Lui mi rivolge un sorriso enorme.  pieno di brufoli sotto i capelli biondi. La sua bocca fa
whoo come fosse rimasto colpito dal fatto che lo sto fissando truce.
Cerco di pensare a qualcosa di caustico da dire, ma non provo altro che irritazione perch una
cosa divertente per un ragazzino di undici anni lo  ancora per un diciassettenne. E cos ringhio in tono
feroce: Non ho tempo per te stasera, Joseph Beringer!
Il che  sempre vero, ma stasera ancora di pi. Oggi devo iscrivermi alla corsa, almeno credo.
Siccome andavo di fretta, Finn si  graziosamente offerto di dare da mangiare a Dove. Quando me ne
sono andata, lui stava fissando il secchio come fosse l'invenzione pi complicata che avesse mai visto.
Joseph insiste con la storia della nanna  adora prendere un argomento e consumarlo fino
all'osso, con lui non si corre mai il rischio di perdere un dettaglio  ma io mi limito a ignorarlo mentre
corro lungo il marciapiede verso la macelleria di Gratton. Guardo tutta quella gente, alcuni sono turisti,
e penso a quando la mamma diceva che avevamo bisogno delle corse, che senza di esse l'isola sarebbe
morta.
Be', l'isola  viva stasera.
Da Gratton regna una gran confusione, con la gente ammassata sul marciapiede. Devo farmi
largo a spintoni per entrare. Di norma gli abitanti di Skarmouth non sono scortesi, ma la birra rende
sorde certe persone. Il negozio  un caos indescrivibile, una coda disordinata che corre lungo le pareti.
Il soffitto  basso e opprimente con le sue travi di legno a vista. Non ho mai incontrato tanta gente qui
dentro. Il fatto che la macelleria sia il centro ufficioso delle corse ha un suo perch, sebbene terribile,
dato che  qui che i cavalieri si procurano la carne.
Tranne me.
Individuo subito Thomas Gratton, che sta gridando nell'orecchio di qualcuno in fondo al
negozio. Sua moglie Peg se ne sta dietro il bancone, sorride e chiacchiera, con un pezzetto di gesso in
mano. Thomas sar anche il proprietario della macelleria, ma pap diceva che  Peg a mandarla avanti.
Ogni uomo di Skarmouth  innamorato di Peg. Pap diceva che  perch tutti sanno che Peg sarebbe
capace di strappar loro il cuore con un taglio netto, e loro la adorano per questo. Di sicuro non  per il
suo aspetto. Una volta ho sentito dire a Gabe che Mutt Malvern ha le tette pi grosse di Peg. Il che
suppongo sia vero, ma ricordo di essere rimasta scioccata nel sentire mio fratello dire qualcosa di cos
volgare e ingiusto, perch che colpa pu avere una donna se ha le tette piccole?
Mi intrufolo nella coda che arriva dove Peg scrive i nomi su una lavagna. Mi ritrovo dietro un
uomo con una giacca blu scolorita e un cappello, e la sua schiena  cos alta che non vedo niente. Ho
come l'impressione di essere tornata bambina, in una stanza piena di ganci da macellaio. Thomas
Gratton ringhia alla folla di smettere di fumare nel suo negozio, e gli uomini ribattono con un ringhio
divertito che Thomas dovrebbe ringraziarli, cos potr vendere anche carne affumicata.
Comincio a sentirmi a disagio, come se non fossi nemmeno sicura di trovarmi nel posto giusto.
Ho l'impressione che la gente mi guardi storto. Sento le persone davanti al bancone piazzare
scommesse. Forse mi sono sbagliata e non  qui che si fanno le iscrizioni. Forse non mi permetteranno
di iscrivermi con Dove. L'unica nota positiva  che nel frattempo ho seminato Joseph Beringer.
Mi sposto da dietro il gigante per vedere di nuovo la lavagna. In cima c' scritto FANTINI e
poi, a destra, CAPAILL. Qualcuno ha aggiunto carne in minuscolo vicino a FANTINI. Sotto c' uno
spazio vuoto e poi cominciano i nomi. Ci sono pi nomi sotto FANTINI che sotto CAPAILL. Vorrei
chiedere alla montagna umana davanti a me come mai. Mi domando se Joseph lo sa. E mi domando se
Gabe  gi tornato a casa. E mi domando anche se Finn  riuscito a capire come si usa un secchio.
Diciamo che non riesco a concentrarmi su una sola domanda per pi di qualche secondo.
A un tratto lo vedo. Un ragazzo dai capelli scuri, magro e spigoloso.  il primo della fila
davanti al bancone, taciturno e immobile nel suo giaccone blu scuro, le braccia incrociate sul petto. Ha
l'aria fuori posto e selvatica qui dentro: l'espressione dura, il bavero del giaccone alzato sulla nuca, i
capelli ancora spettinati dal vento della spiaggia. Non guarda nessuno in particolare: tiene gli occhi
bassi, con la mente ovviamente lontana, lontanissima dalla macelleria. Tutti gli altri sgomitano e
spingono, ma nessuno spinge lui, pur senza evitarlo di proposito.  come se non si trovasse nello stesso
luogo di noialtri.
Oh, Puck Connolly dice una voce alle mie spalle. Mi volto e vedo un vecchio che non  in
fila, ma osserva quelli che lo sono. Mi pare si chiami Reilly, o Thurber, o boh. Lo riconosco come un
vecchio amico di pap, uno di quelli di cos lunga data da avere un nome che non ho mai avuto bisogno
di imparare.  un ometto scheletrico e curvo, con un viso dalle rughe talmente profonde che i gabbiani
potrebbero farci il nido dentro. Cosa ci fai qui stasera?
Sto curiosando rispondo, perch  una risposta difficile da controbattere. Riporto lo sguardo
sul ragazzo davanti al bancone. In quel momento lui si volta di profilo e all'improvviso mi pare di
riconoscerlo:  quello con lo stallone rosso sulla spiaggia. Qualcosa nella sua espressione e nei suoi
capelli spettinati dal vento mi fa battere forte il cuore.
Puck Connolly dice il vecchio. Non guardarlo cos.
Questa frase  troppo intrigante da ignorare. Chi ?
Buon Dio,  Sean Kendrick risponde il vecchio, e io inarco le sopracciglia come se mi
ricordassi vagamente di quel nome. Come un paragrafo di storia cui hanno accennato un paio di volte a
scuola ma che non serve ricordare. Nessuno  pi bravo di lui coi cavalli. Partecipa alla corsa ogni
anno e sai una cosa?  lui quello da battere. Sempre lui. Ma  un tipo che ha un piede per terra e
l'altro in mare. Ti consiglio di stargli alla larga.
Lo far rispondo, anche se al momento non so bene dove intendo stare. Lo guardo di nuovo,
abbinandolo al nome. Sean Kendrick.
A quel punto lui fa un passo verso il bancone e Peg gli sorride raggiante, un po' troppo
raggiante direi, come se volesse dimostrare qualcosa. Non sento cosa gli dice, ma non riesco a
staccargli gli occhi di dosso mentre si sporge verso di lei e scioglie le braccia per fare un piccolo gesto
con le dita mentre parla. Tiene due dita allungate e le preme sulla superficie del bancone, battendole
due volte come se stesse contando. Intuisco che  il solo l dentro a non essere cotto di Peg Gratton. Mi
domando se  perch non sa che lei potrebbe strappargli il cuore o se perch lo sa ma non gli importa.
Peg si volta con il gesso in mano e si alza in punta di piedi: adesso capisco che lo spazio sotto
FANTINI  stato lasciato apposta, perch lei non esita un istante a scrivere Sean Kendrick in cima alla
lista di tutti gli altri. Dalla folla intorno a me si leva qualche mormorio mentre lei finisce di scrivere il
nome. Sean Kendrick non sorride, ma vedo che le fa un cenno con la testa.
Uno degli altri uomini lo prende in disparte per parlare e la coda si muove. Sono un passo pi
vicina a iscrivermi. Mi si attorciglia lo stomaco. Un altro passo avanti. Mi domando se  il nervosismo
o tutto il calore emanato da questi corpi accalcati che mi fa girare la testa. Un altro passo.
Il mio stomaco  un pentolone in ebollizione quando l'uomo davanti a me piazza una
scommessa. E poi tocca a me.
Peg mi sorride, come fa con tutti. Non incute alcun timore. Ha l'aria schietta e cordiale. Ciao,
tesoro, cosa ti serve? Hai scelto una seratina mica male per uscire.
Mi rendo conto che pensa che io sia l per la carne. Le guance mi scottano mentre cerco di
assumere un tono risoluto. A dire il vero, sono qui per iscrivermi.
Il sorriso di Peg resta tale e quale, ma adesso  come se qualcuno glielo avesse dipinto sulla
faccia.  fisso, immobile, e non corrisponde al suo sguardo. Tuo fratello mi ha detto di non farti
iscrivere. Di trovare una regola che lo impedisca.
Intende dire Gabe,  ovvio. Lo stomaco mi fa una nuova capriola. Cerco di non sembrare
allarmata mentre mi sporgo sul bancone macchiato di sangue. E in quel momento capisco che lei
sapeva benissimo perch ero qui, ma mi ha fatto lo stesso quella domanda. Il che significa che adesso
devo cambiare la mia opinione su di lei, ma non ci riesco, perch ha ancora quell'aria schietta e
cordiale. Non c' nessuna regola, vero? Non c' nessun motivo che me lo impedisca.
Esatto. Non c' nessuna regola e gliel'ho detto. Ma Il suo sorriso  scomparso e
all'improvviso riesco a immaginarla che mi strappa il cuore, tanto fredda e distaccata da non notare
nemmeno il sangue. Cosa avrebbero detto i tuoi genitori? Ci hai pensato? La gente muore, tesoro. Io
sono sempre dalla parte delle donne, ma questo non  un gioco da ragazze.
Per chiss quale motivo, questa cosa mi irrita pi di tutto ci che ho sentito oggi. Non 
nemmeno pertinente. Le rivolgo l'occhiata feroce per cui mi sono esercitata allo specchio. Ci ho
pensato s. Vorrei aggiungere il mio nome, per favore.
Lei mi fissa qualche altro istante, e io mi costringo a non cambiare espressione. Peg sospira,
prende il gessetto e si volta verso la lavagna. Comincia a scrivere una P, poi la cancella con la base del
palmo. Mi scocca un'occhiata da sopra una spalla e dice: Non mi ricordo il tuo vero nome, tesoro.
Kate dice, e mi sento come se all'improvviso tutti a Skarmouth mi stessero fissando la
schiena. Kate Connolly.
Ci sono dei momenti che si ricordano per la vita, e momenti che si pensa di ricordare per la vita,
e non succede spesso che siano lo stesso momento. Ma quando Peg Gratton si volta di nuovo e scrive il
mio nome nella lista col gesso, bianco su nero, so per certo che quella  un'immagine che non
dimenticher mai.
Quando si volta verso di me, ha un sopracciglio inarcato. E il nome del tuo cavallo?
Dove rispondo, ma la voce mi esce in un sussurro troppo basso. Devo ripetere il nome.
Lei lo scrive senza battere ciglio; d'altro canto, perch mai dovrebbe dubitare che Dove non sia
un capall uisce?
Mi mordo un labbro. Peg sta aspettando.
Sono cinquanta, Puck dice. Per l'iscrizione.
Mi sento un po' male mentre tiro fuori i soldi dalla tasca. Per un istante di terrore, penso di non
averne abbastanza, ma poi trovo i soldi che ho portato per comprare la farina. Li allungo verso di lei,
ma non sono ancora disposta a lasciarli nella sua mano tesa.
Un momento dico. Mi sporgo sul bancone e a voce bassa mi informo: Ci sono delle regole,
uhm, riguardo ai cavalli? Se mi squalificano per qualche motivo e perdo i soldi, allora s che mi
sentir male davvero. Tipo se sono uhm?
Vuoi il regolamento scritto? mi chiede Peg.
Deve cercarlo. Ho come la sensazione che tutti stiano fissano il mio nome sulla lavagna mentre
lei  impegnata. Quando me lo porge, un foglio di carta tutto spiegazzato, studio fronte e retro. Ci sono
soltanto poche righe sui cavalli: I fantini devono dichiarare il nome della propria cavalcatura entro la
fine della prima settimana, in concomitanza con la parata dei cavalieri al Festival dello Scorpione.
Qualunque cambio di cavalcatura dopo quella data non sar ammesso.
Cerco qualche altro dettaglio, ma non trovo niente. Niente che dica che non posso iscrivere
Dove.
Alla fine lascio i soldi a Peg. Grazie dico.
Vuoi tenerlo? mi fa lei, indicando il regolamento. Non mi interessa pi di tanto, ma annuisco.
Okay dice lei. Sei iscritta ufficialmente.
Sono iscritta.
Esco nel buio della notte e respiro l'aria fredda a pieni polmoni. L'odore salmastro di poco fa 
stato sostituito da un vago sentore di fumi di scappamento che aleggia nell'aria, ma in confronto al
fetore dolciastro della carne cruda dentro la macelleria,  qualcosa di paradisiaco. Ho le vertigini, mi
sento la testa leggera e sono terrorizzata, e ho la strana sensazione di poter distinguere ogni minima
gobba sulla strada davanti a me, ogni chiazza di ruggine sulla ringhiera che affaccia sulla banchina,
ogni increspatura dell'acqua. Tutto  nero  il cielo sconfinato e il mare d'inchiostro  e giallognolo  i
lampioni e la luce che viene dalle vetrine dei negozi.
Mi accorgo che una ventina di metri pi avanti c' qualcuno che discute, e riconosco il giaccone
di Sean Kendrick. Mutt Malvern torreggia su di lui, massiccio e sudato.  evidente, dal fatto che un
paio di persone si sono fermate a guardare, che le parole scambiate non sono amichevoli.
La scena mi ricorda quando i passerotti se la prendono con una cornacchia. L'ho visto spesso
succedere nei campi: la cornacchia si  avvicinata troppo al loro nido o li ha infastiditi in qualche
modo, e allora gli uccellini si tuffano in picchiata e cinguettano irritati contro la cornacchia, che resta l
impassibile, nera e torva, con l'aria distaccata.
La stessa cosa succede qui: Sean e Mutt, erede della fortuna dell'isola, e lo sputo di Mutt che
scintilla sugli stivali di Sean.
Che stivali lucidi dice Mutt, abbassando lo sguardo su di essi. Ma Sean Kendrick no. Lui
osserva il viso di Mutt con la stessa espressione distante che aveva nella macelleria. Sono in parte
terrorizzata e in parte affascinata da quello che vedo sul volto di Mutt. Non  proprio rabbia, ma
qualcosa del genere.
Dopo un lungo istante, Sean si volta e fa per andarsene.
Ehi dice Mutt. Sorride, ma  il contrario di un sorriso. Che fretta hai di tornare alla stalla?
Eppure sono passate soltanto un paio d'ore dall'ultima dose. E muove le anche con entusiasmo.
Mi sarei sentita male per quella frase umiliante di Mutt se non avessi visto il sorriso di Sean. 
un sorriso appena accennato, non dura nemmeno un secondo; quasi non gli si muove la bocca, si
distende giusto un po', ma  qualcosa di sinistro e condiscendente che subito scompare. E allora
capisco quello che ho visto sui volti di entrambi, anche se in forma del tutto diversa: odio.
Dimmi un po', sussurratore incalza Mutt. Ti  piaciuto il mio regalino?
Mi accorgo che tiene i pugni serrati e non credo siano due chiacchiere, quelle che vuole fare con
Sean Kendrick.
Sean continua a non aprire bocca. Ha l'aria infastidita, se non altro, e mentre Mutt sposta i piedi
per girargli intorno, Sean riprende a camminare.
Non ti azzardare ad andartene ringhia Mutt. Raggiunge Sean con tre lunghe falcate da
bisonte, gli afferra il braccio con la sua grossa mano e lo fa girare su se stesso come se fosse un
bambino. Tu lavori per me. Non te ne vai se non te lo dico io.
Sean si infila le mani nelle tasche del giaccone. Certo, signorino Malvern dice, e il suo tono 
cos glaciale che il dottor Halsal, presente alla scena, aggrotta la fronte e rientra di corsa nella
macelleria. Cosa posso fare per lei stasera?
Mutt Malvern resta un attimo interdetto; sono sicura che adesso rifiler un pugno a Sean
Kendrick, rimandando la risposta a dopo. Poi torna in s e sibila: Dir a mio padre che sei un ladro. E
non dire che non  vero. Avevo catturato quel cavallo, Kendrick, e tu l'hai lasciato andare. Mi prender
il tuo lavoro per questo.
Occorre sapere che su quest'isola girano pochi i soldi. Minacciare di prendere il poso di
qualcuno non  cosa da fare alla leggera. La questione non mi riguarda nemmeno, eppure sento una
morsa allo stomaco, la stessa che provo quando apro lo sportello della credenza e vedo il contenuto che
diminuisce giorno dopo giorno.
Sul serio? dice Sean in tono sommesso. Segue una lunga pausa, interrotta dalle voci smorzate
che vengono dalla macelleria. Ho visto che ti sei iscritto alla corsa. Ma non c' nessun cavallo accanto
al tuo nome. Come mai, Mutt?
La faccia di Mutt diventa rosso fuoco.
Forse prosegue Sean, con la stessa voce pacata e glaciale di prima, tanto che tutti noi presenti
tratteniamo il fiato per sentirlo  perch, come ogni anno, tuo padre aspetta che sia io a scegliere un
cavallo per te.
Bugiardo! esclama Mutt. Tu non sei meglio di me. Mio padre ti lascia mettermi sui ronzini.
Ti permette di darmi i brocchi e gli scarti, e tu prendi sempre il meglio per te. Non ho voce in capitolo,
altrimenti ci starei io su quello stallone rosso. Quest'anno non mi lascer mettere di nuovo su un
perdente.
La porta si apre e il dottor Halsal stavolta  accompagnato da Thomas Gratton. Aspettano sulla
soglia e Thomas Gratton si asciuga le mani sul grembiule da macellaio mentre esamina la situazione.
La voce pacata di Sean Kendrick ha in qualche modo reso il confronto pi tranquillo e al tempo stesso
pi inquietante: un silenzioso oceano notturno carico di energia repressa. Lo spazio fra Sean Kendrick e
Mutt Malvern sembra ronzare di elettricit.
Ragazzi dice Thomas Gratton e, anche se la sua voce suona gioviale, si sente che  teso.
Penso che sia il caso di finirla.
Come se Thomas Gratton non avesse parlato, Sean si protende verso Mutt e dice: Sono cinque
anni che ti salvo la vita su quella spiaggia.  quello che tuo padre vuole da me, ed  quello che
continuer a fare. Monterai il cavallo che dico io.
Si volta verso Gratton e gli fa un brusco cenno di assenso, con l'aria d'un tratto vecchia e
stanca, prima di allontanarsi a passo deciso. Mutt gli fa un gesto osceno alle spalle. Quando si accorge
che Gratton lo sta guardando, abbassa lentamente la mano e la infila in tasca.
Matthew dice Gratton. S' fatto tardi.
Il dottor Halsal mi scocca un'occhiata. Stringe gli occhi, come se volesse convincersi di quello
che vede, e io mi affretto a recuperare la bici di Finn prima che possa dirmi qualcosa. Dovevo
andarmene in ogni caso. Come ha detto Thomas Gratton, s' fatto tardi.
Sean Kendrick non rappresenta niente per me, i suoi problemi non mi riguardino.  solo uno dei
cavalieri sulla spiaggia.
Capitolo undici
Puck
Quella notte sogno la mamma che mi insegna a cavalcare. Sono accoccolata davanti a lei come
fossimo un unico essere, stretta fra le sue braccia. Le sue dita sono tozze come le mie, ma  facile
distinguerle: le mie stringono la criniera del pony, le sue impugnano leggere le redini. Non piove, ma
non c' nemmeno il sole, una via di mezzo insomma, come capita spesso qui a Thisby. Ho le mani
bagnate di umidit.
Non temere mi dice lei. Il vento frusta i suoi capelli sul mio viso e i miei sul suo. Sono dello
stesso colore dell'erba ruggine delle scogliere, che si piega e torna su dritta. I pony di Thisby amano
correre. Ma  pi facile staccare una patella da uno scoglio che una donna Keown da un cavallo. Le
credo, perch la mamma sembra un centauro, un tutt'uno col pony.  impossibile che una di noi cada.
Mi sveglio dal sogno. Ho un vago ricordo della porta di casa che si chiude e penso che  stato
quel rumore a svegliarmi. Rimango distesa, senza guardare niente in particolare perch la camera 
troppo buia ancora; aspetto che i miei occhi si abituino o che il sonno ritorni. Mi asciugo le lacrime
dalle guance. Dopo qualche minuto comincio a dubitare di aver davvero sentito la porta che si
chiudeva.
Ma poi arriva l'odore di mare, per un momento terrificante, e c' Gabe fermo sulla porta della
mia camera da letto che sbircia dentro. Lo vedo allungare il collo. Nella mia mente dico Ti prego,
entra, e lo ripeto, e lo ripeto. Vorrei tanto che venisse a sedersi ai piedi del letto come faceva un tempo,
prima della morte dei nostri genitori, e mi domandasse come sar la mia giornata. Vorrei che mi
dicesse che ha cambiato idea e che alla fine non sar costretta a partecipare alla corsa. Vorrei che mi
dicesse dov' stato fino a quest'ora di notte.
Ma pi di tutto, vorrei solo che entrasse a sedersi.
Non lo fa. Batte piano il pugno sullo stipite della porta come se avessi detto qualcosa che lo ha
deluso. Poi si volta e se ne va, e io alla fine mi riaddormento. Ma non sogno pi nostra madre.
Sean
Le stalle di Malvern sono un posto spettrale di notte.
Anche se sono sveglio da diciassette ore, e fra cinque dovr essere di nuovo in piedi se voglio
avere la spiaggia tutta per me la mattina, non salgo subito nella mia stanza. Mi aggiro con calma nella
stalla gelida, camminando su e gi nella fievole luce dei corridoi per assicurarmi che i garzoni abbiano
dato da mangiare e da bere ai purosangue e ai cavalli da tiro come dovevano. Hanno pulito la maggior
parte dei box, ma adesso che novembre  vicino, hanno troppa paura per entrare nei pochi box occupati
dai capaill uisce, perfino quando porto i cavalli d'acqua gi alla spiaggia. In parte  dovuto alla
reputazione dei cavalli d'acqua, penso, e in parte a quella delle stalle. Il che significa che restano
ancora tre box sporchi, dove non voglio che i capaill uisce restino tutta la notte. In qualit di capo
istruttore, il mio tempo dovrebbe essere troppo prezioso per sprecarlo a pulire le stalle, ma preferisco
farlo da solo piuttosto che affidare il compito ai due nuovi garzoni terrorizzati di Malvern.
E cos, col sottofondo dei lenti e sommessi versi notturni che fanno i cavalli, fra quelle pareti
buie e opprimenti che ne hanno viste tante nel corso degli anni, pulisco i tre box. Spazzo il pavimento
intorno alle mangiatoie. Do ai cavalli d'acqua la loro razione di carne, anche se penso che siano troppo
agitati per mangiare. E per tutto il tempo fantastico che questa enorme scuderia sia mia, che questi
cavalli di cui mi prendo cura abbiano il mio nome, che gli acquirenti che li proveranno annuiscano
soddisfatti a me anzich a Benjamin Malvern.
Le stalle di Malvern non sono vere e proprie stalle, dopo tutto, ma un insieme di costruzioni di
pietra che ospitavano cavalli a Thisby molto prima che sull'isola esistesse il nome dei Malvern. L'unica
cosa che pu eguagliare questi edifici per imponenza, specie il corpo principale,  San Columba a
Skarmouth. Sono stati costruiti con lo stesso fervore spirituale. Il soffitto  sorretto da colonne scolpite
che ritraggono uomini dagli occhi spalancati, con le mani che sostengono i piedi di altri uomini, le cui
mani sostengono i piedi di altri uomini e cos via, e in cima a tutto ci sono uomini con la testa di
cavallo. Come la chiesa di Skarmouth, il soffitto a spiovente della costruzione principale  sorretto da
nervature di pietra e, negli spazi intermedi, le superfici sono dipinte con immagini di strani animali con
gli arti intrecciati fra di loro. Anche le pareti sono dipinte, con piccole figure contorte disseminate nei
punti pi impensati: nell'angolo di un box, al centro del pavimento, lungo il lato sinistro delle finestre.
Uomini con gli zoccoli al posto delle mani, e donne che sputano cavalli, e stalloni con criniere e code
fatte di tentacoli.
L'immagine pi impressionante copre la parete di fondo della stalla principale. Raffigura il
mare, e un uomo  un qualche dimenticato dio marino forse  che vi trascina dentro un cavallo.
L'acqua  del colore del sangue, e il cavallo  rosso come il mare.
Questa stalla  un antico animale, il pi antico dell'isola.
Dappertutto ci sono indizi della sua vita precedente. I box sono cos ampi che in tutti, tranne in
tre, Malvern ha fatto mettere dei divisori per poter ospitare un maggior numero dei cavalli da concorso
che vende sul continente. Le intelaiature delle porte sono di ferro, le maniglie girano solo in senso
antiorario, e c' una scritta in rune rosse sopra una delle porte. Il pavimento del decimo box, quello pi
vicino alla scogliera,  macchiato di sangue vecchio e le pareti ad arco sono spruzzate di qualcosa che
sembra spuma di mare. Malvern le ha fatte tinteggiare un sacco di volte, ma quando la luce del giorno
le colpisce, le macchie sono ancora ben visibili. Una delle macchie  l'impronta di una mano umana, le
dita aperte vicino alla maniglia della porta.
Non sono sempre stati eleganti cavalli da concorso gli ospiti di questa stalla.
Finisco con i box e le mangiatoie e qualche altro lavoretto che preferisco sbrigare da solo, e poi
spengo la luce, cos resto soltanto io nelle buie e antiche viscere delle stalle. Uno dei capaill uisce
schiocca la lingua e un altro risponde. Anche se conosco i cavalli, il rumore mi fa rizzare i peli sulle
braccia. Tutti gli altri cavalli della stalla si sono zittiti, spaventati da quel suono.
Il fatto  che in realt io non voglio possedere le stalle di Malvern, in nessuna delle sue forme.
Non voglio i suoi ricchi acquirenti che vengono ogni fine ottobre per assistere alle corse e comprare i
suoi purosangue. Non voglio i suoi soldi e la sua reputazione, e la sua facolt di andare e venire da
Thisby come gli pare. Non mi servono quaranta cavalli per sentirmi realizzato.
Quello che voglio  questo: un tetto sopra la testa che mi appartenga, conti aperti da Gratton e
da Hammond a mio nome, e soprattutto, voglio Corr.
Per la prima volta in nove anni, chiudo a chiave la porta della mia stanza, pensando alla faccia
paonazza e ai pugni serrati di Mutt Malvern. Resto a lungo sdraiato e sveglio, ascoltando l'oceano che
si frange con violenza contro gli scogli della costa nordoccidentale dell'isola, e penso alla cavalla
pezzata.
Alla fine mi addormento, e mentre dormo sogno il giorno in cui potr voltare le spalle a Mutt
Malvern e continuare a camminare.
Capitolo dodici
Puck
La mattina  fredda e striata di rosa quando esco per andare al recinto di Dove. Fredda come
una tetta di strega, diceva mio padre, e mia madre allora diceva  questo il linguaggio che insegni ai
tuoi figli? ed effettivamente era quello, perch Gabe l'ha ripetuto proprio l'altro giorno. Per non fa
abbastanza freddo da gelare il fango  succede solo ogni due o tre anni  e cos arranco a fatica nella
melma del cortile, tremando. Faccio finta di non accorgermi che sono nervosa. Quasi quasi funziona.
Chiamo Dove per nome e picchio la lattina piena di mangime contro il palo del recinto. Non 
molto, gliene dar di pi dopo che ci saremo allenate, ma abbastanza per allettarla. Le intravedo il
posteriore infangato che spunta dalla baracca. La coda non si muove neppure quando agito di nuovo la
lattina.
Sobbalzo quando Finn, comparso all'improvviso al mio fianco, dice: Sa che sei nervosa, per
questo non viene.
Lo fulmino con un'occhiata. Da qualche parte a Skarmouth qualcuno sta cucinando pasticci di
carne, perch sento l'odore portato dal vento. Il mio stomaco brontola e fa le capriole in direzione del
profumo. Non sono nervosa. Tu non dovresti essere in cucina a pulire?
Finn fa spallucce e sale sulla traversa pi bassa dello steccato. Dove! chiama a gran voce.
Sono contenta di vedere che Dove non si muove di un millimetro nemmeno per lui.
Be' dice,  un'asina testarda. Che cosa fai oggi?
La porto gi alla spiaggia rispondo. Mi tocco il naso col dorso della mano: con questo freddo
ho l'impressione che stia colando, ma non  cos.
La spiaggia? ripete Finn. Perch?
L'idea di rispondergli mi irrita tanto quanto la risposta in s, cos sfilo il regolamento dalla tasca
della giacca di lana e glielo porgo. Faccio tintinnare la lattina quando lui apre il foglio, e cerco di non
avvilirmi mentre lui legge. Gli ci vuole un po' per arrivare alla regola che risponde alla sua domanda.
Capisco subito quando ci arriva perch stringe le labbra. Quando ho deciso di montare Dove per la
gara, avevo pensato di potermi allenare con lei lontano dalla spiaggia e scendere l soltanto per la corsa.
Ma il regolamento che mi ha dato Peg Gratton dice che non posso. Tutti i concorrenti devono allenarsi
entro 150 metri dalla costa, pena la squalifica senza rimborso della quota d'iscrizione.  come se
l'avessero messa apposta per me, questa regola, anche se so che ha un valido fondamento. Nessuno
vuole i cavalli d'acqua in giro per l'isola con l'approssimarsi di novembre.
Magari puoi chiedergli di fare un'eccezione dice Finn.
Non voglio farmi notare ribatto. Se vado dai giudici di gara a chiedere un'eccezione per
Dove, magari mi squalificano comunque. Il mio piano sembra spaventosamente fragile al momento. E
tutto per un fratello che esce prima che uno di noi altri due si alzi.
Finn e io trasaliamo al rumore di una macchina che risale la strada verso casa. Le auto non sono
mai un buon segno. Non sono in molti ad averne una sull'isola, e ancora meno quelli che hanno un
motivo per venire fin qui. In genere si tratta di uomini che non si tolgono il cappello mentre allungano
la mano per conti non pagati.
Finn, da animo intrepido qual , mi lascia a cavarmela da sola. Il denaro dovr essere pagato in
ogni caso, ma fa meno male se non sei tu quello che deve consegnarlo.
Invece non si tratta di qualcuno che viene a riscuotere.  una lunga automobile elegante grande
quanto la nostra cucina, con un radiatore alto e lucido come un bidone della spazzatura. I fanali sono
occhi rotondi e amichevoli sormontati da sopracciglia cromate; il tubo di scappamento sbuffa bianche
nuvolette di fumo che si attorcigliano alle gomme. Ed  rossa: non il rosso del cavallo che ho visto ieri
sulla spiaggia, ma rosso come solo gli umani sanno immaginare. Rosso come una caramella. Rosso
come qualcosa che ti piacerebbe assaggiare o usare per colorarti le labbra.
Rosso, sottolinea spesso Padre Mooneyham con voce cupa, come il peccato.
Conosco quell'auto. Ufficialmente appartiene a San Columba, donata a Padre Mooneyham per
le sue visite a domicilio da un parrocchiano devoto che  venuto dalla terraferma e ha avuto una specie
di conversione spirituale nelle acque di Skarmouth. Ed  vero che Padre Mooneyham la usa per andare
in giro a far visita agli isolani e a impartire l'ultimo sacramento, e il primo sacramento, e tutti i
sacramenti nel mezzo. Ma non si smuove mai dal sedile del passeggero. Se non trova nessuno disposto
a guidare, allora usa la bicicletta come ha sempre fatto, nonostante sia vecchio bacucco.
Un po' mi dispiace che Finn sia andato a nascondersi in casa, perch gli sarebbe piaciuta un
sacco la magnifica auto rossa del prete. Mi dico che gli sta bene, cos impara a fare il vigliacco.
Prima che io possa chiedermi il motivo per cui Padre Mooneyham  venuto fin qui, la portiera
lato guida si apre e scende Peg Gratton. I suoi piedi calzano un robusto paio di stivali di gomma verde
militare che non si fanno impressionare dal nostro fango. Vedo Padre Mooneyham che armeggia con
qualcosa sul sedile del passeggero, ma resta in auto.  Peg che vuole qualcosa da me, ed  un pensiero
che mi preoccupa.
Puck dice. I suoi ricci corti sono rossi, ma non come l'auto n come il cavallo della spiaggia,
e acconciati in una maniera che mi fa ben sperare per i miei. Buongiorno. Hai un momento
 scaltro il modo in cui lo dice, non  una domanda vera e propria. Vorrei contraddirla per
riappropriarmi del mio momento. Mi annoto a mente di usare il suo stesso metodo in futuro.
S rispondo e poi aggiungo, a malincuore perch la cucina sembra aver ospitato un sabba di
magia nera stanotte: Una tazza di t?
Non posso approfittare del tempo di Padre Mooneyham taglia corto Peg. Gi  stato tanto
gentile da accompagnarmi qui.
Questo, ovviamente, non  vero, perch in realt  il contrario. La osservo stringendo gli occhi.
L'auto rossa mi ricorda che non entro in un confessionale da non so quanto tempo e che ho fatto un
sacco di cose per cui dovrei confessarmi. Non  un pensiero confortante.
Peg esita. Fa scorrere lo sguardo sul cortile.  in condizioni pietose. Di tanto in tanto strappo le
erbacce pi grosse che crescono ai margini del recinto e lungo i muri di casa, ma ci sono ancora scuri
ciuffi invadenti disseminati un po' ovunque. Non esiste un vero prato, solo fango. Dovrei dire a Finn di
riparare la carriola che giace scassata in un angolo del cortile. Ma non  lo squallore che attira lo
sguardo di Peg, bens la sella che ho appoggiato sullo steccato, accanto alle spazzole. E la lattina di
granaglie che ho in mano.
Mio marito e io parlavamo di te ieri sera, prima di dormire dice, e per qualche ragione questa
cosa mi fa uno strano effetto, pensare a lei e al rubicondo Thomas Gratton a letto insieme che parlano
di me, fra tanti argomenti che ci sono. Mi domando di cosa parlino quando non parlano di me. Del
tempo forse, o del prezzo del midollo, o magari di come sembra che i turisti abbiano sempre le scarpe
bianche quando piove. Penso che se avessi un marito macellaio,  di questo che parlerei con lui. Peg
continua: Lui sosteneva che non cavalcherai uno dei capaill uisce per la gara. Io gli ho detto di no, che
non  possibile. Gi  abbastanza difficile decidere di partecipare alla corsa, senza rendere le cose pi
complicate.
E lui cosa ha risposto?
Ha detto che gli sembrava di ricordare riferisce Peg, studiando il deretano infangato di Dove,
che i Connolly avevano una piccola cavalla falba di nome Dove, al che io ho detto che era il nome che
mi hai fatto scrivere sulla lavagna ieri sera.
Stringo forte la lattina di mangime.  vero dico. Entrambe le cose sono vere.
 quel che pensavo. Cos gli ho detto che sarei venuta qui per dissuaderti. Ha l'aria molto
poco convinta. Probabilmente  una di quelle idee che ti sembrano ottime quando sei a letto col tuo
rubicondo marito, ma poi quando ti ritrovi faccia a faccia con la realt, che sarei io, in un freddo
mattino nebbioso, ti sembra molto meno allettante.
Mi dispiace se ha dovuto fare tutta questa strada dico, anche se non mi dispiace affatto, ed 
insolito che io menta prima di aver fatto colazione come si deve. Perch non riuscir a dissuadermi.
Lei si mette una mano su un fianco e l'altra sulla nuca, schiacciandosi i riccioli. Il suo
atteggiamento trasuda una cos profonda frustrazione che un po' mi rammarico di esserne io la causa.
 per i soldi? mi chiede alla fine.
Non so se ritenermi insultata o no. Voglio dire, s, certo, ci servono i soldi, ma sarei la scema
del villaggio se pensassi di poter avere la bench minima possibilit di vittoria contro quei cavalli
prodigiosi.
Mi sento fremere e mi accorgo, con un vago senso di colpa, che una parte piccolissima di me,
abbastanza piccola da dissolversi in una tazza di t o da scoppiare come una vescica su un tallone, deve
aver fantasticato su quella possibilit: battere i cavalli che hanno ucciso i miei genitori con il pony su
cui sono cresciuta. Gi, forse sono proprio la scema del villaggio.
Si tratta di motivi personali rispondo austera. Che  quello che mia madre mi diceva sempre
di dire in caso di litigi tra fratelli, malattie intestinali, mestruazioni e denaro. E questa decisione ne
copre due su quattro, perci penso che l'affermazione sia corretta.
Peg mi guarda e io intuisco che sta cercando di leggere fra le righe. Alla fine dice: Non credo
tu sappia in che razza di pasticcio stai per ficcarti.  una guerra laggi.
Io mi stringo nelle spalle, e mi accorgo di assomigliare a Finn, il che mi fa pentire di averlo
fatto.
Potresti morire.
Adesso capisco che sta cercando di spaventarmi. Ma questa  la cosa meno spaventosa che
poteva dirmi.
Devo farlo insisto.
Dove sceglie proprio quel momento per emergere dalla baracca:  sporca di fango e tanto
piccola, una prova d'accusa schiacciante. Si avvicina allo steccato e col muso sfiora la sella. Le lancio
un'occhiataccia. Ha buoni muscoli ed  in ottima forma, ma in confronto ai capaill uisce che ho visto
ieri pare un giocattolo.
Peg sospira e annuisce, ma non  un cenno rivolto a me.  pi un gesto del tipo Be', almeno ci
ho provato. Gira sui tacchi e affonda gli stivali nel fango per tornare alla macchina. Sbatte gli stivali
contro il parafango per non portare troppa sporcizia dentro la fiammante automobile rossa. Io accarezzo
il muso di Dove e mi dispiace di aver deluso la fiera Peg Gratton.
Dopo un momento, mi sento chiamare per nome e mi accorgo che  Padre Mooneyham. Non
posso credere che Peg lo abbia convinto che la mia presenza sulla spiaggia sia un problema spirituale, e
mi avvio verso il finestrino del lato passeggero pi per dovere che per il piacere di incontrarlo.
Kate Connolly dice Padre Mooneyham.  un uomo molto alto e magro, con il mento, gli
zigomi e la punta del naso ossuti e sporgenti. Ogni sporgenza  un po' arrossata. Ha anche il pomo
d'Adamo sporgente; una volta gliel'ho intravisto quando  caduto dalla bici e gli si  spostato il
colletto, ma non era arrossato.
Padre dico.
Lui mi guarda, e con il pollice mi traccia una croce sulla fronte com'era solito fare quando ero
piccola e sputavo ancora, anche in chiesa. Uno di questi giorni vieni a confessarti.  passato tanto
tempo.
Peg e io aspettiamo che aggiunga qualcos'altro, ma lui si limita ad alzare il finestrino e poi
indica a Peg di fare manovra per uscire dal cortile. Mentre si allontanano, vedo il viso di Finn
schiacciato contro la finestra della camera da letto, per dare almeno una sbirciatina alla splendida
automobile rossa.
Capitolo tredici
Sean
Mi trovo in uno dei tondini della Scuderia Malvern con un americano a fianco, osserviamo Corr
che ci trotta intorno. La mattina di un azzurro slavato ha ancora bisogno di tempo per diventare
piacevole. Avrei dovuto passarla gi alla spiaggia prima dell'arrivo di tutti gli altri, ma Malvern mi ha
trovato e costretto a occuparmi di questo cliente prima che riuscissi a svignarmela. Non pensavo che
portare uno straniero gi alla spiaggia fosse una buona idea, cos l'ho condotto al tondino per una
dimostrazione, nella speranza che si stanchi presto. La regola vuole che i capaill da allenare sulla
spiaggia debbano padroneggiare perfettamente tutte le andature, una regola di cui approfitto sempre.
Non c' granch da fare in un tondino che ti possa preparare alla realt della spiaggia.
Corr ha gi lavorato girando in circolo alla corda per una ventina di minuti. L'americano 
entusiasta, ma anche reverente: credo per che abbia soggezione pi di me che di Corr. I nostri accenti
diversi ci rendono diffidenti l'uno dell'altro.
Che struttura mirabile.  stata costruita solo per i capaill uisce? mi domanda. Dice le ultime
parole con molta cautela, ma la pronuncia  buona. Coppel ushka.
Io annuisco. Dall'altra parte delle stalle c' il tondino dove addestro i cavalli da concorso, un
recinto dal diametro di quindici metri, circondato da un'alta palizzata fatta di leggeri tubi di metallo.
Corr non tollera il metallo troppo a lungo, e anche se lo facesse, hanno tutti paura di mettere un capall
uisce in qualcosa che sembra poter volare via alla prima raffica di vento. Quindi ci troviamo in questo
recinto spettacolare che Malvern ha concepito prima che io arrivassi, ricavato scavando per due metri e
mezzo nel fianco di una collina affinch il terreno formi una parete solida tutt'intorno. L'unico ingresso
 un corridoio stretto fra due alte pareti di terreno compattato che termina davanti a una porta di
quercia, parte integrante del recinto. Mi piace molto, tranne quando si allaga per la pioggia.
Capaill uisce? Capall uisce? L'americano aggrotta la fronte, indeciso su come usare le
parole.
Capaill  plurale. Capall singolare.
Ricevuto. Non si  mai sicuri se qui viene a piovere o no, vero? chiede l'americano.  un
bell'uomo che si avvicina a quarant'anni, indossa un berretto blu, un maglione bianco con lo scollo a V
e pantaloni che perderanno presto la piega con questa umidit. Il cielo ci manda qualche goccia, ma
non  vera pioggia. Sar gi finita quando scender alla spiaggia con gli altri. Per quanto tempo
intendi farlo trottare ancora?
Corr  gi stanco di quell'andatura. Una volta mio padre ha detto che nessun cavallo d'acqua 
fatto per il trotto. I cavalli hanno quattro andature naturali: il passo, il trotto, il canter, che sarebbe il
piccolo galoppo, e il galoppo vero e proprio. Non ci sono motivi per cui una sia preferibile a un'altra.
Ma Corr preferirebbe galoppare fino a schiumare come la risacca piuttosto che trottare. Una volta mia
madre ha detto che nemmeno io ero fatto per il trotto, e anche questo  vero.  un'andatura troppo lenta
per essere eccitante, ci sono troppi sobbalzi per stare comodi. Sono proprio contento che adesso Corr
stia trottando da solo, senza me in sella.
In questo momento Corr sa di essere osservato da un estraneo, e cos alza le zampe e scuote la
criniera un po' pi del solito. Lo lascio fare. In un cavallo ci sono difetti peggiori della vanit.
L'americano continua a fissarmi, e allora rispondo: Voglio solo farlo scaricare un po'. La
spiaggia sar di nuovo affollata oggi, e non voglio portare laggi tre cavalli freschi.
Sai,  stupendo dice l'americano, con l'intenzione di lusingarmi. E ci riesce. Poi aggiunge:
Dal tuo sorriso capisco che lo sai gi.
Non credevo di sorridere, ma s, lo so gi.
Oh, comunque io sono George Holly si presenta l'americano. Ti stringerei la mano se non
ce l'avessi occupata.
Sean Kendrick.
Lo so. Sei tu il motivo per cui sono venuto. Dicono che non  una corsa se tu non partecipi.
Storco la bocca. Malvern ha detto che lei aveva messo gli occhi su certi puledri.
Be', s, certo, sono venuto anche per quelli. Holly si asciuga l'umidit dalla fronte. Ma ho
mandato il mio agente a vederli. Quante volte hai vinto?
Quattro.
Quattro! Sei l'uomo da battere, allora. Un tesoro nazionale. Regionale, magari. Thisby ha un
governo autonomo? Perch non partecipi alle corse sul continente? O forse l'hai fatto e io me le sono
perse. Sai, le notizie di qui ci mettono un sacco ad arrivare.
George Holly non pu saperlo, ma una volta sono stato sul continente con mio padre, per
assistere a una delle corse che si svolgono l. Un tripudio di elegantoni con cilindri e bombette e bastoni
da passeggio, cavalli col filetto e fantini con la divisa di seta, e una pista circoscritta da una palizzata
bianca, e signore agghindate come bambole. Dolci colline si allungavano benigne ai lati delle tribune. Il
sole ha brillato, le scommesse sono state piazzate, il favorito ha vinto di due lunghezze. Siamo tornati a
casa e non ci sono mai pi andato.
Non sono un fantino dico. Corr comincia a venire verso di noi, e io lo respingo con uno scatto
della frusta. Il bastone non  abbastanza lungo da toccarlo, ma in fondo c' una striscia di cuoio rosso
che quando schiocca gli ricorda quel  il suo posto.
Neanche io dichiara Holly, e infila le mani in tasca come un ragazzino. Dondola sui talloni
mentre io mi volto per controllare Corr che trotta intorno a noi. Soltanto un amante dei cavalli.
Ora che mi ha detto come si chiama, ho capito chi . Non l'ho mai incontrato prima, ma
conosco il suo agente che viene qui ogni anno per comprare due o tre puledri. Holly  l'equivalente
americano di Malvern, proprietario di un enorme allevamento equino, famoso per gli ottimi cavalli da
salto ostacoli e da corsa, un personaggio abbastanza ricco ed eccentrico da venire fino a Thisby in cerca
dell'occasione per migliorare il suo allevamento. "Amante dei cavalli"  un chiaro eufemismo, anche se
me lo fa apprezzare di pi.
E Malvern lo ha affidato a me. Dovrei sentirmi lusingato, eppure continuo a chiedermi come
far a sbarazzarmi di lui per scendere alla spiaggia.
Pensi che Benjamin Malvern sarebbe disposto a vendere questo animale? chiede Holly, gli
occhi fissi sull'andatura agile e costante di Corr, immaginando probabilmente quegli zoccoli che
calpestano la terra del suo paese.
Trattengo il respiro un momento. Per la prima volta la risposta a questa domanda mi d un
senso di sollievo, pur avendomi procurato in passato parecchie notti insonni. Malvern non vender
mai a nessuno i suoi cavalli d'acqua.
Per giunta,  illegale portare i capaill uisce fuori dell'isola, anche se non mi pare qualcosa che
potrebbe fermare un tipo come Holly. Se fosse un cavallo, penso che dovrei farlo trottare in questo
recinto per non so quanto tempo prima di sfiancarlo.
Forse nessuno gli ha mai offerto il prezzo giusto.
Stringo le dita che impugnano la corda con una tale forza che Corr si accorge della tensione e
punta un orecchio verso di me, sempre sensibile ai miei stati d'animo. Ha avuto ottime offerte.
Almeno una ottima offerta. Con tutto quello che ho risparmiato nel corso degli anni, con tutto il
denaro guadagnato con le mie vittorie, potrei comprare dieci puledri di Malvern, o anche dieci dei suoi
purosangue. Ma non il cavallo che voglio.
Immagino che sia tu l'unico a sapere come stanno le cose dice Holly. A volte non  il
denaro quello che certa gente desidera. Non sembra contrariato; dev'essere talmente abituato non solo
a comprare cavalli, ma anche a sentirsi dire di no, che niente lo sorprende. Una cosa  certa, mi piace
moltissimo. I cavalli di Malvern! Mierda.
 cos evidente che si diverte un mondo che non riesco a criticarlo.
Quanto ha intenzione di trattenersi? mi informo.
Prender il traghetto il giorno dopo la corsa, con qualunque cosa Malvern riesca a convincermi
di non poter fare a meno. Vuoi venire anche tu? Mi farebbe proprio comodo un giovanotto come te.
Non un fantino, ma qualunque cosa sostieni di essere.
Gli rivolgo un sorriso accennato che dice quanto sia impossibile.
Capisco dice Holly. Fa un cenno col mento verso Corr. Posso tenerlo io per un momento?
Pensi che me lo permetter?
La sua richiesta  cos gentile ed educata che gli passo la corda e la frusta. Holly le prende con
grazia, mentre i suoi piedi si divaricano d'istinto per avere una migliore base di appoggio. Tiene il
bastone con la destra, leggero, un'estensione naturale del braccio. Il tipo deve aver addestrato centinaia
di cavalli.
Eppure Corr lo mette subito alla prova. Alza la testa e stringe il cerchio, e Holly deve agitare la
frusta. Corr continua ad avvicinarsi.
La faccia schioccare dico. Sono pronto a intervenire se necessario. Deve schioccare.
Holly agita di nuovo la frusta, questa volta con uno schiocco sonoro, e Corr scrolla la testa, con
aria pi conciliante che minacciosa, prima di tornare a trottare lungo il perimetro. Il sorriso di Holly 
ampio e compiaciuto. Quanto ti ci  voluto per farlo diventare cos?
Sei anni.
Sapresti farlo anche con le altre due cavalle che ho visto?
A dire la verit ho gi provato a lavorare alla corda la cavalla baia e, sebbene non sia stato un
completo disastro, non si pu dire che abbia funzionato. Di sicuro non avrei voluto Holly o nessun altro
nel tondino con me quel giorno. Non so proprio se sei anni con una delle due cavalle darebbero gli
stessi risultati dei sei anni con Corr. E non so nemmeno, dopo tutto questo tempo, se sia stato perch lui
mi capisce meglio degli altri, o perch sono io a capirlo meglio degli altri.
Chi ti ha insegnato? Di certo non Malvern. Holly mi guarda incuriosito.
In quel breve istante di distrazione, quell'unico secondo che ci vuole perch Holly mi guardi,
Corr si stacca dalla parete e corre verso di noi. Veloce e silenzioso.
Non aspetto che Holly reagisca. Gli strappo la frusta dalla mano e mi slancio verso Corr,
premendogli la punta del bastone sulla spalla. Corr si impenna per liberarsi dal contatto, ma io lo seguo.
Mentre si impenna, gli appoggio la striscia di cuoio rosso sulla guancia, sfidandolo a mettermi alla
prova come ha fatto con Holly.
Abbiamo gi giocato a questo gioco prima e sappiamo entrambi come andr a finire.
Corr ripiomba con le zampe per terra.
Holly inarca un sopracciglio. Mi passa la corda e si pulisce le mani sui pantaloni. Prima volta
alla guida. Se non altro non mi sono schiantato contro un albero.
Non  affatto turbato.
Benvenuto a Thisby gli dico.
Capitolo quattordici
Puck
Dopo che Peg Gratton se n' andata, Finn e io prepariamo i pacchi per andare a Skarmouth.
Trovo alquanto spiacevole non poter fare il mio orgoglioso ingresso solitario in sella a Dove, ma
dobbiamo portare tutte le teiere e la Morris non ne vuole sapere di partire. Con la piega che hanno
preso gli eventi, pi scoraggiante che mai, mi vedo costretta ad attaccare Dove al nostro piccolo
calesse. L'imbarazzo che si prospetta mi mette di pessimo umore e faccio un sacco di rumore mentre
carico le terraglie.
Ho un pensiero improvviso. Come fai a riportare il calesse a casa? chiedo a Finn, impegnato
a sistemare con cura gli scatoloni perch gli angoli combacino alla perfezione. Il suo lato del carico d
l'impressione che stia costruendo una parete di mattoni, solo che gli ci vuole un sacco di tempo. A me
non importa se gli scatoloni pi grossi finiscono sopra o sotto, purch non vadano in giro a sbatacchiare
per il carro. Dopo io vado con Dove alla spiaggia e il calesse laggi non scende.
Lo riporto io dice Finn in tono allegro. Con due dita d una leggerissima spinta a uno
scatolone per spostarlo leggermente.
Tu?
Certo dice Finn. Al ritorno sar vuoto.
Per un momento mi balena l'immagine di mio fratello che arranca per Skarmouth tirandosi
dietro un calesse, un troll emaciato con un maglione gigantesco, e in quel momento anch'io vorrei
fuggire sul continente dove nessuno mi conosce. Ma non ho alternative: o cos, oppure arriver alla
spiaggia con l'alta marea. La nebbiolina aleggia ancora intorno a noi, ma comincia a diradarsi e mi
ricorda che il tempo sta passando in fretta.
Magari Dory ci permetter di lasciarlo dietro il negozio dico. Poi torno a prenderlo con
Dove quando ho finito.
Finn gratta il posteriore di Dove con l'indice, e lei pesta uno zoccolo per terra come infastidita
da una mosca. Dove dice che non avr voglia di tirare il calesse dopo che l'avrai fatta correre con quei
mostri marini.
Dove dice che sembrerai un idiota a tirare il calesse.
Lui sorride guardando la sua pila di scatoloni. Non mi importa.
Figuriamoci! ribatto.
Non siamo ancora arrivati a un accordo quando finiamo di caricare, ma non c' pi tempo e cos
partiamo, io che guido Dove e Finn che arranca dietro. Puffin la gatta ci segue per un po', con Finn che
tenta di scacciarla, ma questo la rende soltanto pi smaniosa di venire con noi.
A met strada verso la citt sento un odore nel vento, come di carne putrefatta. Finn e io ci
scambiamo un'occhiata. L'isola non  estranea agli odori sgradevoli  le tempeste scaraventano sulle
spiagge un sacco di pesce che resta l a marcire, gli scarti della pesca vanno a male quando fa caldo, la
sera il vento capriccioso porta l'odore di salsedine e di cose bagnate  ma questo non  odore di mare.
 morto qualcosa che non doveva morire ed  stato lasciato l dove non doveva restare. Non voglio
fermarmi ma potrebbe essere una persona, perci dico a Finn di rimanere accanto alla testa di Dove
mentre io scavalco il muretto di pietra seguendo l'odore.
Il vento mi soffia dritto in faccia, chiss come riesce a fendere la nebbia invece di disperderla, e
io cammino rannicchiata per riscaldarmi, attenta a scansare le cacche di pecora. Vorrei aver mandato
Finn a investigare, ma lui  debole di stomaco e si sente male davanti al sangue. Perci sono io la
fortunata a scoprire l'origine di quell'odore, cio un mucchio di parti che un tempo formavano una
pecora. Non  rimasto molto: uno zoccolo, un pezzetto di coda, una poltiglia di viscere -  quella che
puzza - e il cranio lanoso, maciullato e schiacciato intorno alle orbite. La lana sul collo ha una macchia
blu di vernice spray, il che significa che apparteneva al gregge di Hammond, ma in realt non  rimasto
molto del collo. La pelle mi formicola di paura improvvisa, anche se dubito che il capall uisce
responsabile dello scempio sia ancora nei paraggi. Rimango per colpita dal fatto che uno di quei
cavalli si sia spinto cos tanto nell'entroterra.
Torno da Finn e Dove. Sono impegnati in un gioco che a quanto pare prevede che Finn
picchietti l'indice sul labbro superiore di Dove, e Dove sbuffi irritata. Finn alza lo sguardo e io dico:
Una pecora.
Lui risponde: Lo sapevo che era una pecora.
Al che io ribatto: La prossima volta allora usa l'intuito prima che io mi avventuri nel fango.
Non me l'hai mica chiesto.
E ci avviamo di nuovo verso Skarmouth.
La nostra meta  il negozio di Dory Maud, che si chiama Fathom & Figli per una qualche
ragione che decisamente mi sfugge, dato che Dory non ha figli, e nemmeno un marito, se  per questo.
Vive con due sorelle, nessuna delle quali si chiama Fathom o ha figli, e durante tutto l'anno colleziona i
pi svariati oggetti da rivendere ai turisti nei mesi di ottobre e novembre. Da bambina, quello che pi
mi colpiva di Dory era che ogni volta portava sempre un paio di scarpe diverso, una cosa piuttosto
curiosa e stravagante sull'isola. Adesso quello che mi colpisce di pi  che lei e le sorelle non hanno
cognome, una cosa piuttosto curiosa e stravagante in qualsiasi parte del mondo.
Fathom & Figli si trova in una delle stradine secondarie di Skarmouth, un vicolo lastricato
talmente stretto che Dove e il calesse ci passano di misura. N la nebbia n il sole arrivano in questo
vicolo, e rabbrividiamo mentre gli zoccoli di Dove battono sul selciato e riecheggiano sui muri degli
edifici.
Nelle ombre azzurrognole del mattino, un paio di porte pi avanti, c' Jonathan Carroll che
lancia pezzi di biscotti a un collie. Tutti e due i fratelli Carroll hanno i capelli ricci e scuri, ma uno ha la
pappa d'avena al posto del cervello e l'altro ha la pappa d'avena al posto dei polmoni. Una volta che
sono venuta in citt con la mamma, ci siamo imbattute in Brian, quello con la pappa d'avena al posto
dei polmoni, accovacciato sulla banchina del porto tutto tremante, che boccheggiava in cerca d'aria.
Mia madre gli disse di buttare fuori tutta l'aria cattiva prima di inspirarne di nuova, e poi mi lasci l a
sorvegliarlo mentre lei andava a prendergli un caff nero. Ci rimasi molto male perch la mamma mi
aveva promesso una treccina alla cannella di Palsson, che in genere vanno subito esaurite. Mi vergogno
un po' nel ricordare che dissi a Brian che se fosse morto e mi avesse impedito di avere la mia treccina
alla cannella, avrei sputato sulla sua tomba. Non so se lui se lo ricorda, dato che sembrava molto
concentrato a respirare attraverso le mani a coppa. Spero che non se lo ricordi, perch il mio carattere 
molto migliorato da allora. Adesso avrei soltanto pensato di sputargli sulla tomba invece di dirglielo in
faccia.
Comunque sia, non  Brian ma Jonathan che sta lanciando biscotti. Lui guarda me, Dove e Finn
e dice soltanto: Ciao, pony, il che conferma il fatto che  quello con la pappa d'avena al posto del
cervello.
Aspetta qui dico a Finn. Comincia a scaricare. Io vedo che si pu fare col calesse.
Fathom & Figli  un negozio stretto e lungo, ripieno come un tacchino di cianfrusaglie, tutte
con i cartellini del prezzo che scintillano come denti bianchi nella luce fioca. C' sempre un odore
come di burro imbrunito in un pentolino, cio delizioso. Non saprei con precisione quanti clienti
entrino nel negozio per comprare qualcosa: credo che la maggior parte degli affari si svolgano sotto un
tendone nei weekend e durante l'afflusso turistico per le corse. Quindi sia i cartellini del prezzo che il
delizioso odore di burro probabilmente sono inutili per buona parte dell'anno.
Oggi non fa eccezione. Inspiro a fondo, alquanto affamata, quando apro la porta del negozio.
All'interno, le sorelle stanno litigando come al solito. Non faccio in tempo a varcare la soglia, che Dory
Maud mi schiaffa un catalogo in mano.
Tieni dice. Guarda. Tu compreresti dal catalogo, non  vero, Puck? Le sorelle mi chiamano
Puck invece di Kate perch su una cosa almeno vanno d'accordo: una persona dovrebbe essere
chiamata come preferisce, anzich col nome che le  stato affibbiato alla nascita. Non ricordo di aver
mai detto loro che preferivo essere chiamata Puck invece di Kate, che sono entrambi i miei nomi, ma in
fin dei conti  irrilevante.
Tanto non ce li ha, i soldi dice Elizabeth sdegnosa dalle scale in fondo al negozio. Le scale
portano al primo piano, dove abitano tutte e tre le sorelle. Non sono mai stata di sopra, e nutro il
desiderio segreto di farlo prima o poi. Penso che sia un regno fatato di scarpe e letti. E burro.
Elizabeth continua:  normale che le piaccia.
Abbasso lo sguardo su quello che Dory Maud mi ha messo in mano. Rimango sorpresa nel
vedere che  un bel catalogo stampato di Fathom & Figli. Lo sfoglio a caso e la pagina si apre su
eleganti illustrazioni in bianco e nero: una donna con un maglione fatto ai ferri, un paio di mani infilate
in guanti lavorati all'uncinetto e un collo senza testa che indossa una collana col ciondolo a croce di
pietre dure, di quelle che piacciono tanto ai turisti. I nitidi caratteri di stampa descrivono ogni articolo
in dettaglio, mentre in alto a tutta pagina c' scritto: I VALORI DI UNA VOLTA! COMPRA LA
MODA CHE DURA NEL TEMPO! Sembra proprio un vero catalogo di quelli che arrivano col postale,
solo che qui ci sono tutti gli articoli presenti nel negozio. Il mio malumore si dissolve.
 fantastico! dico. Mi sposto di lato perch la polverosa statua di un'antica dea della fertilit
accanto alla porta la smetta di pungolarmi la spalla con le sue dita di pietra.  in vendita da non so
quanto tempo. Come hai fatto? Guarda la stampa!  perfetta.
L'ha fatto il signor Davidge, il tipografo risponde Dory Maud compiaciuta, sbirciando da
sopra la mia spalla.
Perch Dory Maud s' fatta il signor Davidge commenta Elizabeth dalle scale.  ancora in
camicia da notte e i riccioli fatti col ferro sono vecchi di almeno due giorni.
Oh, tornatene a letto ribatte Dory, flemmatica. Non mi va di pensarci. Dory  quella che la
mamma era solita chiamare una "donna maschia", che significa che da dietro sembra un uomo, e da
davanti viene da pensare che  meglio dietro. Elizabeth  la sorella carina, con lunghi capelli biondo
paglia e il naso all'ins per eredit genetica e abitudine. Nessuno fa mai caso alla terza sorella, Annie,
perch  cieca.
Sfoglio il catalogo, ben sapendo che la sto tirando per le lunghe, ma tutto sommato scopro che
mi va di perdere tempo. Ci sono anche le nostre teiere? Chi lo vedr?
Oh, i quattro gatti che leggono gli annunci pubblicitari in fondo al Post dice Elizabeth. Ha
salito altri due gradini, ma  ancora ben lontana dal letto. E quelli disposti ad aspettare due anni per la
spedizione.
Il Post? Sul continente! esclamo. Ho trovato le nostre teiere  c' un disegno molto accurato
di una delle mie teiere dipinte con i fiori di cardo  e mi accorgo che le illustrazioni provengono dalla
stessa mano che disegna gli annunci sull'ultima pagina del nostro piccolo giornale locale che esce ogni
mercoled. La didascalia dice che la teiera raffigurata  di "design esclusivo" e che "le scorte sono
limitate". Dice anche che sono firmate e numerate, cosa che le mie teiere non sono.  strano pensare a
qualcosa di mio che va oltreoceano senza di me. Metto il dito sulla frase che parla della firma, e chiedo:
Che significa?
Dory Maud legge la didascalia. Serve a renderle pi preziose. Non ti ci vorr pi di un minuto
per firmarle e numerarle. Vieni, prendiamoci un t. Elizabeth la smetter di mugugnare. Dov' tuo
fratello?
Non posso restare dico rammaricata. Devo portare Dove giallaspiaggia. Finn potrebbe
lasciare il calesse dietro il negozio quando ha finito di scaricare? Parlo tutta d'un fiato per evitare che
mi facciano domande, ma le sorelle non mi danno retta, per cui era inutile preoccuparmi. Dory Maud
ha aperto la porta e ha trovato Finn l impalato con Puffin in braccio, che alla fine ci ha seguiti per tutto
il tragitto.
Spero che ti piacer il sapore della povert sta dicendo Elizabeth. Gi quell'annuncio 
costato un occhio della testa, ma hai idea di quanto coster spedire i cataloghi alle casalinghe del
continente?
Dory Maud risponde: Il catalogo lo pagheranno. C' scritto chiaro e tondo sull'annuncio che ti
ho fatto vedere nemmeno un'ora fa. Se non avessi gli occhi foderati di prosciutto, l'avresti letto. Finn
Connolly, vieni, entra. Come mai hai quella gatta? Vendi anche lei? Siamo arrivati a questo punto?
Nossignora dice Finn entrando nel negozio, dove viene subito pungolato sul petto dalla dea
della fertilit. Io faccio un passo indietro perch Finn possa allontanarsi. L'ultima cosa che mi serve 
che all'improvviso decida di diventare fertile.
Devo proprio andare dico, cercando di non sembrare scortese.
Dove hai detto che vai? mi chiede Dory Maud.
Forse dovrei chiamare anch'io il signor Davidge dice Elizabeth dalle scale. A quel punto,
chiss, me ne infischierei anch'io dei conti da pagare. Com' che si dice, sorella? "Signor Davidge, mi
farebbe una bella stampata?"
Dory Maud si volta e tuona in tono amabile: Chiudi il becco, vecchia gallina.
Finn spalanca gli occhi. E anche Puffin. Dory Maud lo afferra per un braccio con entusiasmo e
comincia a spingerlo verso il retrobottega, dove aspettano le teiere.
Ci vediamo gli sussurro. Mi dispiace un po' lasciarlo l in balia delle sorelle, ma almeno ci
guadagner uno spuntino.
Mi chiudo la porta alle spalle.
Dove, in paziente attesa davanti alla porta, alza lo sguardo quando esco. Finn ha staccato il
calesse, ma Dove ha ancora i finimenti da tiro. Non ha proprio l'aria del cavallo da corsa.
Mi rifaccio la coda: due o tre ciocche sono gi sfuggite.
Probabilmente nemmeno io ho l'aria del fantino.
Capitolo quindici
Sean
C' una ragazza sulla spiaggia.
Il vento ha dissipato la nebbia qui in riva all'oceano, e cos, diversamente dal resto dell'isola,
cavalli e cavalieri si stagliano nitidi sulla sabbia. Riesco a vedere le borchie di ogni briglia, le nappe di
ogni redine, il tremore di ogni mano.  il secondo giorno di addestramento, e il primo in cui non  un
gioco. La prima settimana di addestramento  una danza complicata e sanguinosa, durante la quale i
partner si studiano a vicenda per valutare la forza dell'altro.  qui che i cavalieri capiscono se gli
amuleti funzionano, e sperimentano quanto possono avvicinarsi al mare senza pericolo, e si domandano
come riuscire a convincere i loro cavalli d'acqua a galoppare in linea retta, e imparano quanto tempo ci
vuole fra cadere da cavallo ed essere aggrediti. Questa specie di corteggiamento serrato non ha niente a
che vedere con le corse.
L per l non noto niente di straordinario. C' il sopravvissuto dei fratelli Privett che percuote il
suo capall grigio e Hale che vende amuleti che non salveranno nessuno, e poi Tommy Falk che fa
schioccare la lunghina della sua cavalla nera che tira verso il mare.
E poi c' la ragazza. Quando avvisto lei e la sua cavalla falba dall'alto della scogliera, la prima
cosa che mi colpisce non  tanto che sia una ragazza, quanto il fatto che stia in acqua.  il famigerato
secondo giorno, il giorno in cui la gente comincia a morire, e nessuno si avvicinerebbe mai alla
battigia. Invece lei sta trottando con l'acqua fino alle ginocchia. Impavida.
Scendo piano il sentiero che si snoda lungo la scogliera fino alla spiaggia. Qualunque pensiero
maligno possa aver avuto Corr stamattina,  stato fiaccato dalla sessione di trotto. Ma le due cavalle
non sono affatto stanche o domate come Corr. I loro zoccoli scalpitano fragorosi ogni volta che
scartano di lato; ho legato delle campanelle intorno ai pastorali per ricordarmi in ogni momento di non
abbassare la guardia. La pi nervosa delle due porta un drappo di rete nera sui quarti posteriori. Il
drappo, che mi  stato tramandato da mio padre,  fatto di fili intrecciati e centinaia di occhielli di ferro:
in parte gualdrappa da lutto, in parte maglia metallica. Spero che il peso la costringa a stare buona. Non
l'ho mai usato per Corr; lo renderebbe soltanto pi irritabile e insicuro, e in ogni caso ci conosciamo
troppo bene per averne bisogno.
Adesso che sono pi vicino alla riva, capisco perch la ragazza  tanto coraggiosa. La sua
cavalla  un normalissimo pony isolano, con un mantello color della sabbia e le zampe nere come alghe
impregnate d'acqua. Un'occhiata al suo ventre e capisco anche che la povera erba di Thisby la riempie
ma non la nutre.
Voglio sapere perch  sulla mia spiaggia. E voglio sapere perch nessuno la affronta. D'altro
canto, tutti i cavalli sono ben consapevoli della sua presenza. Le orecchie ritte, i colli inarcati, le labbra
arricciate nella sua direzione. E ovviamente, fra di loro, c' la cavalla pezzata che continua a gemere la
sua fame e il suo struggimento. Dovevo saperlo che Gorry non l'avrebbe rimandata in mare.
Ai lamenti striduli della capall pezzata, la cavalla falba appiattisce indietro le orecchie per la
paura. Sa di non essere altro che cibo l in mezzo, che i versi emessi dalla pezzata sono
un'implorazione per la sua morte. La ragazza si protende in avanti e le d qualche pacca sul collo per
tranquillizzarla.
A malincuore, mi volto per occuparmi degli affari miei. La mia bocca sa di sale e il vento mi
scova ovunque vada. Oggi  uno di quei giorni in cui nessuno riuscir a riscaldarsi. Individuo una forra
nella parete della scogliera e dirigo Corr e le cavalle verso quella specie di gigantesco colpo di accetta.
Sotto l'apice della fenditura il vento produce un lamento strozzato che pare quello di un moribondo.
Traccio un cerchio nella sabbia e ci sputo dentro.
Corr guarda me. Le cavalle guardano l'oceano. Io guardo la ragazza.
Continuo a interrogarmi sul mistero della sua presenza qui, mentre apro la mia borsa di cuoio ed
estraggo il fagotto di carta oleata che ho infilato poco prima. Lancio i pezzi di carne nel cerchio, ma le
cavalle non li toccano. Stanno fissando il pony e la ragazza nell'oceano, un pasto molto pi invitante.
Con la borsa a tracolla torno all'imboccatura del crepaccio e incrocio le braccia, in attesa che si
apra un varco nel trambusto di uomini e cavalli che mi permetta di scorgere di nuovo la cavalla e la
ragazza. Non c' niente di speciale in quella cavalla, niente di niente. Una buona testa, ossatura
apprezzabile. Come pony,  una bellezza. In confronto a un capall uisce,  niente.
Anche la ragazza non  niente di speciale: snella, con una coda di capelli rossi. Sembra meno
spaventata della sua cavalla, ma  molto pi in pericolo.
Sento nitrire una delle mie cavalle e mi volto pescando nel frattempo una manciata di sale dalla
borsa. Gliela tiro e lei alza la testa di scatto quando il sale le arriva sul muso:  infastidita ma non ferita.
La guardo dritto negli occhi per farle capire che ce n' dell'altro l da dove  arrivato questo.  una
cavalla baia senza nemmeno una macchia bianca, che di per s dovrebbe essere una garanzia della sua
velocit, ma devo ancora farla correre in linea retta abbastanza a lungo da verificarlo.
Mi volto di nuovo verso l'oceano e il vento mi getta la sabbia sul viso, pungente al punto da
infastidirmi ma non da farmi male. Abbozzo un sorriso per l'ironia della cosa e mi alzo il bavero. La
ragazza continua a girare nell'acqua col suo pony. Devo ammettere che ha scelto l'unico posto dove
oggi nessuno le si avviciner.  chiaro che non sono soltanto i capaill uisce sulla spiaggia che deve
temere, ma intuisco che ci ha gi pensato per conto suo. Guarda spesso le onde che si rincorrono verso
la riva. Non credo che sarebbe in grado di scorgere un capall uisce a caccia  quando nuotano paralleli
ai frangenti, veloci e scuri sotto la superficie, sono praticamente impossibili da vedere  ma non credo
nemmeno che sia distratta.
Da qualche parte arriva il lamento di un uomo:  stato calpestato o disarcionato o morso. Pare
risentito o sorpreso. Possibile che nessuno gli abbia detto che il dolore vive in questa sabbia, scavata e
innaffiata dal nostro sangue?
Osservo come la ragazza impugna le redini, come siede sicura in sella. Sa cavalcare, non c'
che dire; del resto tutti lo sanno fare qui a Thisby.
Scommetto che non hai mai visto niente del genere prima d'ora commenta la voce rauca di
Gorry. Sembra che la spogli con gli occhi, Sean Kendrick.
Mi volto a scoccargli un'occhiata abbastanza lunga da notare che ha ancora la cavalla pezzata, e
poi una seconda ancora pi lunga perch capisca che ho notato che ha ancora quella cavalla, e infine
riporto lo sguardo sull'oceano. Davanti a noi c' un gruppo di cavalli imbizzarriti che si azzuffano e
ringhiano come gatti selvatici. Le campanelle tintinnano impazzite. Ogni cavallo d'acqua presente sulla
spiaggia  affamato di mare, affamato di caccia.
Guardo di nuovo la cavalla pezzata. Gorry ha intrecciato la capezza con del filo di rame, che
non serve ad altro se non a mettersi in mostra.
Si  iscritta alla gara mi informa Gorry. Sta fumando e con la sigaretta indica la ragazza in
acqua. Con quel pony. Almeno cos dicono.
L'odore della sigaretta  pi pungente del vento. Vuole davvero gareggiare con quel pony? Sar
morta nel giro di una settimana.
La cavalla pezzata scalpita; con la coda dell'occhio la vedo scavare la sabbia e la sento
digrignare i denti. Quelle redini sono la sua maledizione, quest'isola la sua prigione. Odora ancora di
putrefazione.
Non riesco a vendere questa cavalla grazie a te dice Gorry. La tua opinione da esperto, eh
gi. Non so cosa dirgli. Quando traffichi in mostri  questo il rischio che corri, che ne troverai uno
troppo mostruoso da rifilare.
La campanelle tintinnano di nuovo e io mi volto per scoprire da dove viene quel suono. Non
sono le mie cavalle; non  la pezzata.  soltanto un cavallo in una mischia di altri cavalli, ma c' una
nota pressante in quel suono che mi intriga. Il pericolo canta nella brezza, riverberando sulle bianche
scogliere a picco. Ci sono troppe persone a cavallo oggi che cercano di dimostrare il proprio valore, di
prepararsi, di correre pi veloci. Non hanno ancora scoperto che non  il pi veloce che ce la fa il
giorno della gara.
Devi solo essere il pi veloce di quelli che restano.
All'improvviso si leva un grido e poi un nitrito straziante; mi volto in tempo per vedere Jimmy
Blackwell lanciarsi dal suo stallone bianco-grigiastro un attimo prima che balzi fra le onde. Blackwell
rotola via scampando per un pelo agli zoccoli di altre due cavalle uisce imbizzarrite.  pi anziano e
pi scaltro di tanti altri, sopravvissuto a una mezza dozzina di Corse dello Scorpione.
E tu che pensavi che sarebbe stata questa cavalla a dare problemi ride Gorry.
Lo ascolto, ma continuo a guardare. Blackwell sta ancora cercando di sottrarsi alle due cavalle
scalmanate.  soltanto una piccola scaramuccia fra due creature selvagge, che per sono tutte denti e
zoccoli. Uno degli uomini prova a dividerle, ma ha modi troppo delicati. Uno schiocco secco di denti e
le sue dita sono andate. Qualcuno grida: Ehi!, nient'altro, spinto dalla necessit di dire qualcosa ma
senza avere altro da aggiungere.
I miei occhi guizzano verso l'acqua dove lo stallone di Blackwell per met salta e per met
nuota nella bianca spuma ribollente sotto di lui. I suoi occhi sono puntati sul pony e sulla ragazza che
ha in sella.
Sento un lamento che l per l mi pare un grido di dolore, ma poi sento il mio nome: Dov'
Kendrick?
Qualcuno sta per morire.
Lascio la borsa ai piedi della scogliera, in disparte, e comincio a correre con i piedi che
affondano nella sabbia. Non posso trovarmi in pi di un posto alla volta, e la zuffa sulla spiaggia  fuori
dalla mia portata. Fra le onde, la cavalla falba  immersa nell'acqua fino al petto e lo stallone bianco si
impenna dietro di lei, con gli zoccoli che stanno per piombare sulla ragazza. La ragazza strattona di lato
la cavalla che perde l'equilibrio: sono salve entrambe, ma la ragazza finisce nell'acqua gelida.
Ed  proprio quello che il capall uisce, un temibile Pegaso dalle bianche ali di spuma sfrangiata,
voleva. Un balenare di denti, del colore del corallo morto, e la sua grande testa urta quella della ragazza
che  appena riemersa dall'acqua. I denti afferrano il cappuccio del suo maglione, le zampe si
preparano a immergersi. Io sono gi in acqua, le dita intorpidite dal freddo, e nuoto verso di lui tra i
flutti turbolenti, troppo, troppo lento. La ragazza continua a finire sott'acqua e a tornare a galla.
Afferro i crini fluttuanti della coda dello stallone per avvicinarmi. Gli monto a cavalcioni sul
dorso e afferro la criniera, strisciando verso il suo collo. Non c' tempo per toccare i rilievi delle sue
vene col ferro o per spingerlo di lato. E ormai non ascolterebbe nessuna delle cose che potrei
sussurrargli all'orecchio. Ho soltanto il tempo di prendere una manciata di bacche di agrifoglio rosso
sangue dalla tasca del giaccone: gliele spingo su per le narici dilatate.
Le sue zampe poderose frustano le onde in spasmi convulsi. Vedo che un ginocchio colpisce la
testa della ragazza, ma non riesco a vedere se resta fuori dall'acqua perch adesso lo stallone sta
sbuffando; alghe e meduse e frammenti di corallo gli schizzano dalle narici intorno alle bacche rosse, e
nei suoi spasimi di agonia devo fare ricorso a tutte le mie energie per non finire sott'acqua con lui.
La mascella dello stallone ruota verso di me, spalancata, e in un momento cristallizzato nel
tempo vedo la ruvidezza dei peli della mascella, imperlati di goccioline d'acqua salata.
La vista mi esplode in una miriade di colori, nessuno dei quali appartiene al cielo.
Poi, di colpo, la vista mi si schiarisce e con essa tornano anche le sensazioni: la mano della
ragazza che mi tira la testa fuori dall'acqua e il bruciore dell'oceano nelle narici. Il capall bianco non 
altro che una criniera che fluttua sull'acqua, un corpo sospinto a riva dalle onde. Il pony falbo 
all'asciutto sulla sabbia e nitrisce verso la ragazza, un verso acuto e ansioso. C' sangue nell'acqua e
sangue anche qui sulla sabbia dove l'uomo ha perso le dita. Stanno ancora gridando il mio nome sulla
spiaggia, anche se non capisco se  per chiedere aiuto a me o per me.
Ho appena ucciso uno degli splendidi e letali capaill uisce che amo, e sono quasi morto, e il
cuore mi batte a mille nelle vene, ma tutto quello che riesco a dire alla ragazza : Tieni il tuo pony
lontano dalla spiaggia.
Capitolo sedici
Puck
Sto ancora tremando, squassata dalla tosse, quando arrivo nel cortile di casa. Dove si spaventa a
ogni ombra, si muove a scatti come una marionetta. Perfino il rumore del cancello che si richiude dietro
di lei la fa schizzare come un fulmine nel recinto, le zampe incollate al ventre. Sono fortunata che non
sia ferita.
Chiudo gli occhi. Sono fortunata che non sia morta.
Sono bastati pochi istanti perch lo stallone ci aggredisse, e ne sarebbe bastato un altro perch
finissi sott'acqua per sempre.
Mi appoggio al cancello, in attesa che Dove si calmi abbastanza da mangiare la sua razione di
fieno. Non tocca cibo e alla fine ho troppo freddo per restare l con i vestiti bagnati. Entro in casa, mi
spoglio e mi metto qualcosa di caldo e asciutto, ma sono ancora paralizzata dal gelo.
Poteva morire.
In cucina mangio un'arancia intera e una fetta di pane coperta da una dose generosa del nostro
prezioso burro. Il prezzo di un'arancia  cos alto che in genere avrei seguito una delle tecniche della
mamma per far durare ogni frutto il pi a lungo possibile. Con due o tre arance la mamma faceva una
torta all'arancia, burro profumato o glassa per dolci, e il resto lo metteva a sobbollire per fare la
marmellata. Quando mangiavamo un'arancia solo come semplice frutto, dividevamo gli spicchi fra di
noi.
Invece io la mangio tutta, e quando ho finito non tremo pi. La testa ancora mi pulsa per il
colpo che ho ricevuto dal ginocchio del capall uisce.
Mi succhio l'indice per non sprecare nemmeno una goccia di succo profumato, ma sento solo il
sapore di sale dell'oceano, il che mi rende ancor pi irritabile. Il mio primo giorno alla spiaggia con
Dove, e tutto quello che ne ho ricavato  sabbia in ogni piega della pelle e un calcio in testa.
Non sono riuscita a superare nemmeno un giorno senza aver bisogno di essere salvata.
Mi sforzo di tenere Sean Kendrick fuori dalla mente, ma quella si ostina a evocare l'immagine
del suo viso spigoloso e il suono della sua voce, rauca per aver inghiottito acqua di mare. E ogni volta
che rivivo quei momenti, mi sento le guance avvampare di vergogna.
Mi passo una mano sulla fronte incrostata di sale e traggo un lungo sospiro tremante.
Tieni il tuo pony lontano dalla spiaggia.
Ho voglia di arrendermi. Sto facendo tutto questo solo per trattenere Gabriel un paio di
settimane in pi sull'isola. E a quale scopo? Non ho pi visto nemmeno la sua ombra da quando gli ho
annunciato che avrei partecipato alla corsa. All'improvviso il mio piano mi pare una colossale
stupidaggine. Far la figura dell'idiota davanti a tutta l'isola e rischio anche di farmi ammazzare
insieme a Dove per un fratello che comunque non si prende neanche il disturbo di tornare a casa.
L'idea di gettare la spugna  al tempo stesso allettante e scoraggiante. Non sopporto il pensiero
di tornare alla spiaggia. Ma non posso nemmeno immaginare di dire a Gabe che ho cambiato idea. 
difficile credere che mi sia ancora rimasto dell'orgoglio da ferire, eppure c'.
Qualcuno bussa alla porta. Non ho tempo di sistemarmi i capelli, tanto non credo esista un
modo per farli stare meglio, visto quanto sono appiccicosi e induriti dall'acqua salata. Mi sento il cuore
di piombo. Non mi viene in mente nessuno di simpatico che possa bussare alla porta.
La porta si apre ed entra Benjamin Malvern. So che  Benjamin Malvern perch c' una sua
foto autografata appesa alla parete dietro il bancone del Black-Eyed Girl. Una volta domandai a pap
perch fosse l, e lui mi rispose che era perch Benjamin Malvern aveva dato un sacco di soldi al pub
per aprire. Non mi sembrava comunque una buona ragione per tenere la foto autografata di qualcuno
sulla parete.
C' Gabriel Connolly? chiede Malvern entrando in cucina. Io rimango accanto alla porta
aperta. L'uomo pi ricco di Thisby  in casa nostra, a braccia conserte, lo sguardo che spazia dal
bancone ingombro di stoviglie alla catasta di legna e torba vicino al caminetto in soggiorno, alla sella
che ho appoggiato sullo schienale della poltrona preferita di pap. Indossa un maglione di lana a V e
una cravatta. Ha i capelli grigi e non ha una bella cera. Per ha un buon odore, e questo mi inquieta.
Non chiudo la porta. Chiudere la porta darebbe l'impressione che l'ho invitato a entrare, e non 
cos.
Al momento non  in casa rispondo.
Ah dice Malvern. Si sta ancora guardando intorno. E tu sei sua sorella.
Kate Connolly chiarisco, con un tono il pi pungente possibile.
Bene. Sarebbe carino prenderci un t.
Siede al nostro tavolo.
Signor Malvern dico, sempre pi risoluta.
Bene. Sai chi sono. Questo ci risparmia qualche seccatura. Ora, non sono io a doverti dire cosa
fare, ma fa freddo l fuori e la porta aperta non aiuta.
La chiudo. E chiudo anche la bocca. Comincio a preparare il t. Met di me  offesa, l'altra
met curiosa.
Cosa la porta da queste parti? domando. Mi rammarico di aver usato un tono educato.
I suoi occhi sono sulla sella, ma li sposta su di me quando parlo. Mi sento un po' in soggezione.
Nel complesso ha l'aspetto di un vecchio pieno di soldi, ma gli occhi sono vispi e furbi.
Una questione sgradevole. Ma lo dice in tono gradevole.
Credevo avesse delle persone che si occupano delle questioni sgradevoli per lei dico, un po'
troppo insolente forse. Zucchero o latte?
Burro, latte e sale, grazie.
Mi volto verso Malvern, sicura di vedergli un'espressione scherzosa sul viso. Ma non la trovo.
Ora che ci penso per, questo non  un viso su cui potrei immaginare un'espressione scherzosa.  pi
una faccia che immagino stampata su una banconota. Gli porgo una tazza di t, la saliera e la ciotolina
del burro. Mi siedo posando sul tavolo il bricco del latte e lo osservo sciogliere un tocchetto di burro
nel t, aggiungere una discreta dose di sale, e infine versare il latte, per poi mescolare il tutto con cura.
Il liquido forma una schiuma in superficie. Assomiglia a quello che una volta ho visto uscire da una
mucca. Non posso credere che lo berr, e invece  cos.
Malvern stringe la tazza fra le mani.  tuo il pony l fuori?
 una cavalla dico io. Quindici palmi.
Otterrai migliori prestazioni da lei se la nutri meglio dice Malvern. Cambiale la dieta a base
di fieno e vedrai che avr pi energia. Ha la tipica pancia da fieno.
Ovvio che avrebbe pi energia se la nutrissi con un foraggio migliore. Anch'io avrei pi energia
se mangiassi qualcos'altro oltre che fagioli e torta di mele, ma dobbiamo entrambe rinunciare per la
stessa ragione.
Beviamo il t. Penso alla faccia che farebbe Finn se entrasse in casa in questo momento e
trovasse Malvern seduto al tavolo della cucina. Raccolgo una piccola piramide di briciole dietro la
ciotolina del burro.
E cos i vostri genitori sono morti dice Benjamin Malvern.
Signor Malvern
Conosco gi la storia mi interrompe lui. Non  di questo che voglio parlare. Voglio sapere
cosa  successo dopo la storia. Come fate voi tre siete in tre, giusto? a tirare avanti.
Provo a immaginare come i miei genitori avrebbero gestito la situazione. Sono sempre state
persone molto educate e riservate. Io sono brava soltanto in una delle due. Ce la caviamo. Gabe lavora
all'hotel. Finn e io facciamo qualche lavoretto. Dipingiamo oggetti per i turisti.
Abbastanza per il t dice Malvern, ma i suoi occhi si spostano sulla credenza. So che ha visto
che era vuota quando ho aperto lo sportello per prendere il burro.
Ce la caviamo ripeto.
Malvern beve l'ultimo sorso di t  come abbia fatto a ingurgitare quell'intruglio cos in fretta e
senza turarsi il naso va oltre la mia comprensione  e appoggia le braccia incrociate sul tavolo. Si
sporge verso di me e io sento il profumo della sua acqua di colonia.
Sono qui per sfrattarvi.
L per l non capisco quelle parole, ma un istante dopo scatto in piedi. Ho il cuore in tumulto
come il mare quando il cavallo d'acqua scalciava. Mi ripeto a mente la frase.
Lui prosegue: Nessuno paga pi l'affitto di questa casa da un anno, e io volevo vedere chi ci
abitava. Volevo vedere la vostra faccia quando ve lo dicevo.
E in quel momento penso che su un'isola popolata di mostri, lui  il pi mostruoso di tutti. La
mia lingua ci mette un po' per sciogliersi. Credevo che la casa fosse pagata. Non ne so niente.
Gabriel Connolly lo sa bene, e lo sa da parecchio dice Malvern. La sua voce  calma. Sta
studiando le mie reazioni. Non posso credere che gli ho appena servito il t.
Lo guardo e stringo le labbra. Voglio essere sicura di non dire qualcosa di cui poi potrei
pentirmi. Sono colpita, pi che da tutto il resto, dal senso di tradimento: Gabe sapeva che vivevamo
seduti su una bomba a orologeria e non ce l'ha detto. Alla fine riesco a dire: E cosa vede sulla mia
faccia adesso?  quello che  venuto a cercare?
Suona un po' come una sfida, ma Malvern non si scompone. Annuisce appena. S. Penso di s.
Ora dimmi: cosa sareste disposti a fare, tu e i tuoi fratelli, per salvare questa casa?
Un paio di anni fa sull'isola ci fu un problema con i combattimenti dei cani. I pescatori annoiati
e ubriachi allevavano dei cani locali perch si sbranassero a vicenda. In questo momento mi sembra di
essere uno di quei cani. Malvern mi ha spinta nella fossa e adesso mi osserva dal bordo per vedere cosa
far. Vuole vedere se mi ritiro o se ho spirito combattivo.
Non gli dar la soddisfazione di vedere che mi arrendo. Il mio futuro si cristallizza
all'improvviso.
Mi dia tre settimane dico.
Malvern non ci gira intorno. Dopo le corse.
Mi domando se pensa che sia una follia che una ragazza come me partecipi alla gara e che in
fondo  inutile aspettare la fine del mese perch non ci saranno soldi comunque, perch tanto arriver
ultima. Se non sar morta prima.
Tieni il tuo pony lontano dalla spiaggia.
Annuisco.
Non hai una sola possibilit dice Malvern, pur senza cattiveria. Su quel pony. Perch lei?
Cavalla, penso io. I capaill uisce hanno ucciso i miei genitori. Non ho intenzione di disonorare
la loro memoria montando uno di quei cavalli d'acqua.
Malvern non sorride, ma le sue sopracciglia si distendono come stesse riflettendo su quanto ho
detto.  nobile da parte tua. Ma non sar, per caso, perch nessuno ti ha dato la possibilit di montare
un capall?
Ho avuto l'occasione di fare a percentuale ribatto. Ma non l'ho accettata.
Malvern continua a riflettere. I soldi li avrai soltanto se vinci.
Lo so dico io.
Sul serio ti aspetti che io sospenda lo sfratto con l'idea che tu e quel pony possiate tagliare per
primi il traguardo?
Guardo la sua stupida tazza con il suo stupido t dentro. Il t normale non era abbastanza
interessante per lui? Chi mai si sogna di bere il t con burro e sale? Nessuno, se non qualche vecchio
annoiato che manovra la sua isola come una scacchiera. Penso che lei sia interessato a vedere come
andr a finire. In fin dei conti, ha gi aspettato dodici mesi.
Malvern spinge indietro la sedia e si alza. Dalla tasca tira fuori un foglio di carta piegato, lo
apre e lo posa sul tavolo.  un documento ufficiale. Riconosco la sua firma in fondo. E anche quella di
pap. Non sono una persona generosa, Kate Connolly dichiara.
Io non rispondo. Ci guardiamo dritti negli occhi.
Lui spinge il documento sul tavolo con due dita. Fallo vedere a tuo fratello Gabriel. Torner a
riprenderlo quando sarai morta.
Capitolo diciassette
Sean
Hanno tutti paura.
Sono seduto in una barca, voltato a met per guardare il cavallo che mi  stato affidato. La barca
ha il nome Nera come il mare dipinto a lettere bianche sullo scafo nero. Dietro la poppa nuota
Fundamental, un puledro baio pieno di promesse e speranze, un giovane cavallo da concorso destinato
a far soldi a palate sul continente. Uno dei puledri con cui Malvern ha intenzione di allettare George
Holly, ne sono convinto. Il mantello di Fundamental si  scurito con l'acqua. Sbuffa acqua e vapore dal
naso ogni due o tre scalciate, ma non mostra cenni di stanchezza. Barca e cavallo procedono lenti
attraverso la piccola insenatura riparata. Le scogliere qui sono dolci pendii che sembrano fatti da un
bambino con la paletta, e bloccano gran parte del vento e delle onde. Il motore della barca mi borbotta
alle spalle.
In circostanze normali, avrei trovato questo addestramento di routine un boccone amaro durante
il mese delle corse. Ma dopo la strana mattinata di oggi, sono contento di avere qualche momento per
stare tranquillo a riflettere sugli eventi. Ancora non riesco a capire cosa stava pensando di fare quella
ragazza.
Alzo lo sguardo verso l'imbocco dell'insenatura. Uno dei nuovi, Daly, sta di guardia. Fra il
borbottio del motore e il respiro pesante di Fundamental, non riuscirei a cogliere eventuali rumori
provenienti da un capall uisce a caccia. L'insenatura, per,  facile da sorvegliare perch l'imbocco 
talmente stretto che basta una persona di guardia, mentre l'altra  impegnata con l'addestramento. Il
nuoto  la maniera pi efficace per irrobustire i puledri e vale la pena di rischiare. Daly ha un fucile da
caccia che non serve a granch, ma anche buoni polmoni che dovrebbero darmi abbastanza tempo per
far uscire Fundamental dall'acqua.
Daly viene dal continente, ed  giovane e nervoso. Meglio nervoso che presuntuoso. Lui deve
farmi da occhi, e i miei occhi devono rimanere inchiodati sullo stretto passaggio dell'insenatura.
Fundamental continua a nuotare. Ero presente quando  nato, un piccolo ammasso di
articolazioni nodose e occhi enormi. Non mi guarda mentre nuota. Dietro la barca, nuotare  il suo
unico scopo. Ha abbastanza sangue di capall uisce nelle vene per essere caparbio e seguire quell'unico
obiettivo. Devo sorvegliarlo con la stessa attenzione con cui Daly sorveglia l'ingresso dell'insenatura.
Fundamental nuoterebbe fino allo stremo.
Domani Malvern vuole che assegni un cavallo a Mutt. Ogni anno, il terzo giorno, mi chiede di
decidere, e ogni anno io temo che mi dica di mettere Mutt su Corr.
Non riesco a sopportare quel pensiero.
Fundamental scuote la testa, come a scrollarsi la criniera bagnata dal collo. Mi sporgo per
assicurarmi che non si stia stancando. Allenarsi in acqua ha un impatto meno violento che sul terreno,
ma non voglio che si stanchi troppo. Mi hanno detto che domani arriveranno possibili acquirenti per
vederlo.
Provo una strana inquietudine. Non so perch. Forse per la ragazza che ha interrotto la routine
che seguo da anni. O forse perch Mutt mi ha pisciato negli stivali. O forse perch, mentre
attraversiamo l'insenatura per tornare indietro, il livello dell'acqua che lambisce gli scogli ha qualcosa
che non va. Troppo alto, forse. Il cielo  limpido, con appena qualche nuvoletta bianca e soffice. Se
deve arrivare una tempesta,  ancora lontana.
Ma non riesco a calmarmi.
Kendrick! Kendrick!
Il mio nome, uno strillo soffocato dal rombo del motore.
Ho solo un paio di secondi per vederlo.
Daly  sulla piccola spiaggia a semicerchio, vicino allo scivolo per le barche, e lontano
dall'ingresso dell'insenatura. Non ho tempo di pensare al perch si  spostato. Il grido  il suo.
C' una sagoma umana ferma sulla punta dove prima stava Daly. Mutt Malvern. Che mi guarda.
No, che guarda un punto nell'acqua proprio davanti a me.
Una leggera depressione nell'acqua ad appena una decina di metri dalla barca.
Conosco il significato di quella depressione, quell'innaturale avvallamento nel mare. Pare
niente, ma  quello che succede all'acqua quando c' un corpo massiccio che viaggia velocissimo sotto
la superficie.
Non c' tempo di raggiungere la spiaggia.
Fundamental scalcia con i posteriori e getta indietro la testa.
Poi va sotto.
Mutt Malvern resta immobile sulla punta all'ingresso dell'insenatura.
Io mi tuffo.
Capitolo diciotto
Sean
Non sto nuotando nell'acqua. Sto nuotando nel sangue. Si allarga intorno a me in chiazze
sempre pi grandi, come nuvole cremisi che si gonfiano portando tempesta. Con una mano tocco la
spina dorsale di Fundamental, con l'altra stringo una manciata di bacche di agrifoglio. Sono anni che
non le uso per uccidere un cavallo d'acqua, ed ecco che in un giorno solo le ho impugnate due volte.
La spina dorsale di Fundamental si contorce. Avverto una strana sensazione di risucchio quando
una delle sue zampe fende l'acqua sotto i miei piedi, con la corrente che mi trascina. Le mie dita
annaspano sulla sua criniera. Mi sento i polmoni schiacciati nel petto.
Non riesco pi a vedere, poi ci vedo di nuovo.
L'occhio di Fundamental  spalancato e bianco, ma lui non pu vedermi. Un capall uisce scuro
e viscido serra la gola di Fundamental tra le mascelle. Il sangue fluisce dallo squarcio come una nuvola
di vapore rosso. Le zampe del cavallo uisce fendono l'acqua salata con fluidit e ostinazione. Non mi
degna di attenzione. Il capall uisce tiene il puledro in una morsa tenace e io, un piccolo, vulnerabile
estraneo in questo mondo liquido, non rappresento una minaccia.
Mi serve un respiro. Mi serve pi di un respiro. Mi serve una lunga boccata d'aria, e poi
un'altra, e un'altra ancora. Ma davanti a me vedo le narici del capall, lunghe e strette. Le bacche sono
dure e mortali nel mio palmo chiuso. Potrei ucciderlo subito, adesso.
Poi vedo lo squarcio nella gola di Fundamental. Il grande cuore possente del puledro gli pompa
via la vita allo stesso ritmo del mio battito forsennato.
Non c' modo di salvarlo.
L'ho visto nascere. Fundamental, un puledro raro e prezioso, cos vicino ai cavalli d'acqua da
amare l'oceano come lo amo io.
Colori senza nome sfarfallano ai margini del mio campo visivo.
Devo lasciarlo.
Capitolo diciannove
Puck
Quella sera Finn e io aspettiamo alzati che torni Gabe. Faccio bollire i fagioli, maledetti fagioli,
sembra che non mangiamo altro, e nel frattempo bolle dentro di me la rabbia, mentre penso a cosa gli
dir quando torna a casa. Finn si affanna intorno alle finestre mentre cucino, e quando gli chiedo cosa
sta facendo, parla di una tempesta. Fuori il cielo serale  limpido, tranne che per qualche sporadica
nuvola sfilacciata e trasparente sull'orizzonte. Non ci sono indizi di maltempo. Non si sa mai perch
Finn fa quello che fa. Non provo a convincerlo di smettere di cincischiare con le finestre.
Aspettiamo Gabe, con il mio senso di tradimento che bolle fino quasi a esplodere, per poi
riprendere a cuocere a fuoco lento.  impossibile restare arrabbiati cos a lungo. Vorrei dire a Finn cosa
mi rode, ma non posso parlargli di Malvern. Comincerebbe a pizzicarsi le braccia e a ossessionarsi coi
suoi rituali mattutini pi a lungo del solito.
Che ne pensi gli domando in tono vago, facendo roteare la ciotolina del burro, cos che il
gufo dipinto sul lato guarda prima me, poi Finn, poi di nuovo me, di vendere la Morris perch
ridi?
Tamburella con le dita su uno dei vetri della finestra. Non funziona nemmeno.
E se funzionasse?
Potrei ripararla domani risponde Finn con aria distratta. Adesso capisco che sta usando le
finestre come scusa per guardare fuori in cerca di Gabe. Non voglio lasciarla all'aperto quando
arriver la tempesta.
La pioggia, s, certo dico. Venderla. Allora, che ne pensi?
Be', dipende da perch la vendiamo.
Per comprare a Dove del foraggio migliore per l'allenamento.
C' una pausa di una lunghezza insostenibile prima che Finn risponda. Durante la pausa, batte
con l'indice lungo tutto il bordo di un vetro, prima di avvicinarsi per controllare la giunzione fra vetro e
legno con il naso a due centimetri. Solo quando finisce di verificare la tenuta stagna della finestra
sembra soddisfatto e riprende la conversazione.
Il foraggio migliore costa cos tanto? dice alla fine.
Hai mai visto l'erba medica crescere sull'isola?
Dipende dice Finn. Non so com' fatta l'erba medica.
Come l'interno della tua testa di segatura. Certo che costa tanto. Viene dal continente. Un po'
mi pento di essere scattata con lui in questo modo. Non  colpa sua se ho i nervi,  colpa di Gabe. Non
riesco a credere che forse non riuscir a cantargliene quattro stasera, a proposito della visita di
Malvern. Non posso restare alzata apposta per lui. Devo svegliarmi presto domattina se voglio tornare
alla spiaggia.
Finn ha l'espressione mortificata. Io mi sento un verme. Forse c' qualcos'altro che possiamo
vendere, tipo quelle inutili galline che passano la maggior parte del tempo a morire prima che
riusciamo a ucciderle per mangiarle. Tutte quante valgono una sola balla di fieno e nemmeno una
manciata di granaglie buone.
Servir a farla andare pi veloce? chiede Finn.
I cavalli da competizione dovrebbero mangiare cibo da competizione.
Finn lancia un'occhiata alla nostra cena, fagioli con una strisciolina di bacon che ci ha regalato
Dory Maud. Se  quello che ci vuole.
Sembra quasi che gli abbia chiesto di amputarsi una gamba, ma capisco cosa prova. Adora la
sua Morris come io adoro Dove, e cosa gli resterebbe se non avesse pi quell'auto con cui occupare
tempo? Le finestre di casa, e ne abbiamo soltanto cinque.
Se vinco gli dico, avremo abbastanza soldi da ricomprarla. Lui ha ancora l'espressione
mogia, perci continuo. Abbastanza da comprarne due. Un'auto per tirare l'altra quando si ferma il
motore.
Mostra l'ombra di un sorriso. Sediamo al tavolo e mangiamo i fagioli col pezzetto di bacon.
Con tacito accordo, mangiamo tutto il resto della torta di mele, senza lasciarne nemmeno una briciola
per Gabe. Due persone a un tavolo dove dovrebbero essercene cinque. Non so come riuscir a dormire
con questo nodo di rabbia che mi stringe lo stomaco. Che fine ha fatto Gabe?
Penso alla pecora decapitata che Finn e io abbiamo trovato lungo la strada per Skarmouth.
Come facciamo a sapere se Gabe lavora fino a tardi o invece  morto sul ciglio della strada? Se  per
questo, anche lui come fa a sapere se noi siamo al sicuro a casa o invece siamo morti sul ciglio della
strada?
 Finn ad ammetterlo infine.  come se fosse gi partito.
Capitolo venti
Sean
Quella notte, invece di dormire, resto sdraiato sul letto a fissare il riquadro di cielo nero
incorniciato dalla finestra della mia stanza. Adesso sono asciutto, ma sento ancora il gelo nelle ossa,
come se avessi inghiottito il mare e il mare vivesse dentro di me. Mi fanno male le braccia. Sto
sostenendo la scogliera.
Penso a Fundamental che nuotava con feroce determinazione dietro la barca. No, non sto
pensando a questo. Penso alla testa di Fundamental piegata all'indietro, al bianco dei suoi occhi, a
quando  scomparso sotto l'acqua ridotta a un vortice di nebbia intorno a me.
Mi tuffo e mi rituffo in acqua. E ogni volta  sempre troppo buio, troppo freddo, troppo rapido,
troppo tardi.
E ogni volta vedo Mutt Malvern fermo sulla punta dell'insenatura, che osserva.
Non sono ancora stato chiamato da Benjamin Malvern, ma arriver.  solo questione di tempo.
Kendrick! La voce di Daly che mi avverte, troppo tardi.
Non riesco a restare a letto. Mi alzo. La giacca  ancora bagnata e incrostata di sale, appesa alla
manopola del termosifone. Senza accendere la luce, trovo i pantaloni e il maglione di lana, mi vesto e
scendo a tentoni la scala stretta che porta alle stalle.
Le tre lampadine che pendono dal soffitto del corridoio centrale formano tre piccoli coni di
luce; il resto  immerso nell'ombra, e il modo in cui si dilegua il mio respiro fa sembrare vasta
l'oscurit. Quando i purosangue e i cavalli da tiro sentono i miei passi, nitriscono fiduciosi. Dopo
quello che  successo oggi pomeriggio, non riesco a guardarli. Li ho visti nascere tutti, come
Fundamental.
Ma non posso evitare i rumori che producono mentre passo. Masticano lentamente il fieno e
pestano gli zoccoli quando un insetto li punzecchia sulle zampe. La paglia fruscia contro la paglia.
Normali, rassicuranti suoni di stalla.
Percorro tutto il passaggio, fino all'ultimo box in fondo dove c' Corr. Fuori dalla luce, il suo
mantello  del colore del sangue vecchio e rappreso. Mi appoggio al bordo del cancelletto e sbircio
dentro. Diversamente dai cavalli di terra, Corr non si agita tutta la notte nella paglia n sbuffa o sospira.
Lui se ne sta al centro del box, immobile come una statua, le orecchie ritte. C' qualcosa nei suoi occhi
che i purosangue non avranno mai: uno scintillio intenso, da predatore.
Con l'occhio sinistro guarda prima me, poi oltre le mie spalle, in ascolto. Non gli  possibile
rilassarsi, non con il rumore della marea che sale, non con l'odore di sangue sulle mie mani, non con
l'inquietudine che mi pervade e che trasmetto.
Non so perch ci fosse Mutt Malvern al posto di Daly, e non so come possa credere che a quella
vecchia volpe di suo padre sfugga il fatto che c'era lui sulla punta quando il capall uisce  entrato
nell'insenatura. Penso di nuovo a Fundamental, ai suoi enormi occhi arrovesciati. Mutt non ha avuto il
minimo scrupolo a sacrificarlo per avere la possibilit di ferirmi. Per la possibilit di ottenere quello
che vuole.
E io cosa sono disposto a rischiare per avere la possibilit di ottenere quello che voglio?
Corr sussurro.
Le orecchie dello stallone rosso puntano subito verso di me. I suoi occhi sono neri e insondabili,
come abissi oceanici. Diventa pi pericoloso ogni giorno che passa. Tutti siamo pi pericolosi ogni
giorno che passa.
Non sopporto l'idea che Mutt Malvern lo cavalchi se io me ne vado.
Mutt pensa che Benjamin Malvern mi toglier il lavoro per quello che  successo oggi. Potrei
andarmene io, invece. Penso alla soddisfazione che mi darebbe, prendere i soldi che ho messo da parte
e lasciarmi alle spalle i Malvern e tutto quello che possiedono.
Corr emette un verso notturno, un lamento appena percettibile.  il suono di un grido
sott'acqua. Ma fatto da Corr  un richiamo, una conferma che aspetta una risposta.
Faccio schioccare la lingua e lui subito si acquieta. Nessuno di noi due si muove verso l'altro,
ma entrambi spostiamo il peso da un piede all'altro nello stesso momento. Io sospiro, e lui sospira.
Non posso vivere senza Corr.
Capitolo ventuno
Puck
Forte dell'esperienza fatta il giorno prima sulla spiaggia, escogito un nuovo piano. Affrontare
l'alta marea, con la probabilit che i cavalli d'acqua emergano dall'oceano, invece di cavalcare pi
tardi, con la bassa marea, con la certezza dei cavalli d'acqua che mi minacciano sulla spiaggia. Cos
metto la sveglia alle cinque e sello Dove ancora prima che sia del tutto sveglia.
Gabe  gi uscito. Non sono nemmeno sicura che sia tornato a casa. Sono quasi contenta che la
discesa sia buia e pericolosa, cos non posso distrarmi per riflettere su quello che la sua assenza
significa per noi.
Una volta arrivate ai piedi della scogliera, devo muovermi con cautela per non portare Dove fra
gli scogli semisommersi dall'acqua alta. Il fievole chiarore si riflette sul fiato di Dove, formando
nuvolette di condensa bianche e solide.  ancora cos buio che sento il mare, pi che vederlo. Sssssh,
sssssh, mormora, come se io fossi una bambina spaventata e il mare mia madre, per quanto, se il mare
fosse mia madre, preferirei essere orfana.
Dove  vigile, le orecchie puntate verso la marea che  ancora un po' troppo alta per allenarsi.
Quando finalmente arriver l'alba, la marea si sar ritirata lasciando alcune decine di metri di sabbia
compatta dove i cavalieri potranno esercitarsi con un ampio margine di distanza dall'oceano. Ma al
momento le onde, ancora troppo selvagge e vicine, mi spingono contro la parete della scogliera.
Non mi sento affatto coraggiosa.
Alta marea, buio pesto, sotto il cielo di fine ottobre: l'oceano intorno a Thisby pullula di capaill
uisce in questo momento. So che Dove e io siamo vulnerabili su questa spiaggia immersa nelle tenebre.
Potrebbe esserci un cavallo d'acqua fra le onde proprio in questo momento.
Il cuore mi pulsa nelle orecchie. Sssssh, sssssh, mormora il mare, ma non ci credo. Sistemo le
staffe. Dove non distoglie le orecchie dall'oceano. Non monto in sella. Anch'io tendo le orecchie in
cerca di suoni rivelatori. C' soltanto l'oceano. Il mare scintilla all'improvviso, come un sorriso
malizioso. Potrebbe essere il riflesso del dorso di un capall uisce.
Dove lo saprebbe. Devo fidarmi di lei. Continua ad avere le orecchie ritte.  vigile ma non
nervosa. Le bacio la spalla impolverata, gesto di buon augurio, e monto in sella. La conduco il pi
lontano possibile dalla marea. Troppo a monte, e la sabbia cede il posto a ciottoli e massi dove non si
pu cavalcare. Troppo a riva, e sssssh, sssssh
Faccio riscaldare Dove con qualche facile girotondo al trotto. Aspetto che il mio corpo si rilassi,
che dimentichi dove mi trovo, ma non ci riesco. Ogni riflesso nell'acqua mi fa trasalire. Il corpo mi urla
che ci sono oscure minacce nell'oceano. Mi torna in mente la storia che ci viene raccontata quando
entriamo nell'adolescenza, di quei due ragazzi innamorati che si incontrano di nascosto sulla spiaggia
ma vengono trascinati via fra le onde da un cavallo d'acqua in agguato. La si considerava una buona
storia per mettere in guardia la giovent di Skarmouth: cos imparate a baciarvi.
Quella storia non  mai sembrata reale, raccontata in classe o al pub. Qui sulla spiaggia, sa di
certezza. Ma non serve a nulla pensarci. Devo usare il mio tempo in maniera pi saggia. Provo a
fingere di trovarmi su a casa, nel recinto fangoso. Per lunghi minuti Dove e io ci alleniamo cos, avanti
e indietro al trotto, avanti e indietro al piccolo galoppo. Mi fermo a intervalli regolari per ascoltare. Per
scandagliare la tenebra in cerca di una tenebra pi nera. Dove si sta calmando, ma io non riesco a
smettere di tremare. Sia perch fa freddo, sia perch sono ancora tesa come una corda di violino.
Compare il fievole bagliore dell'alba, all'orizzonte. Presto verranno tutti gli altri.
Fermo Dove e ascolto. Nient'altro che sssssh, sssssh.
Aspetto un altro lungo momento. Soltanto l'oceano.
E allora la sprono al galoppo.
Dove si slancia in avanti con entusiasmo, la coda che frusta l'aria per l'eccitazione. Le onde
diventano un'unica macchia scura indistinta dietro di noi, e la scogliera una parete informe e grigiastra.
Adesso non sento pi il rumore dell'oceano, soltanto lo scalpitio degli zoccoli di Dove e i suoi sbuffi
ansimanti.
I capelli mi sfuggono dalla coda e mi battono sul viso, lievi sferzate di piccole fruste. Un paio di
volte Dove rischia di disarcionarmi, pervasa dalla pura gioia della corsa, e io rido. La fermo, ci
voltiamo e riprendiamo a correre per tornare da dove siamo venute.
Mi pare di scorgere una figura che ci osserva in cima alla scogliera, ma quando guardo meglio 
scomparsa.
Analizzo il lavoro svolto. Dove  senza fiato, io sono senza fiato, e il mare si sta ritirando. Gli
altri cavalieri devono ancora scendere sulla spiaggia e noi abbiamo gi finito per oggi.
Forse cos pu funzionare.
Non so quanto siamo state veloci, ma in questo momento non conta. Una vittoria per volta.
Capitolo ventidue
Sean
Non c' nessuno al primo piano della sala da t a quest'ora del giorno. Siamo soltanto io e una
manciata di tavolini coperti da tovaglie, che hanno in mezzo un vaso con un fiore di cardo viola. Il
locale  stretto e lungo e col soffitto basso, come una specie di bara confortevole o una chiesa
opprimente. Tutto riluce di una leggera sfumatura rosata per via delle tende di pizzo rosa appese alle
piccole finestre dietro di me. Io sono la cosa pi scura nella stanza.
Evelyn Carrick, la giovane figlia del proprietario, si ferma al mio tavolo e mi domanda cosa
desidero. Non mi guarda negli occhi, il che va benissimo perch nemmeno io la guardo. Guardo il
piccolo men stampato davanti a me.
Ci sono alcune parole in francese sul men. Le voci in inglese sono lunghe e descrittive. Se
volessi ordinare del t, non sono sicuro che lo riconoscerei.
Aspetto dico.
Lei esita. Il suo sguardo guizza per un istante su di me, poi si sposta, come un cavallo titubante
davanti a un oggetto sconosciuto. Posso prenderti il cappotto?
Me lo tengo. Dopo tutta la notte passata ad asciugarsi sul termosifone, la mia giacca 
incrostata di sale e macchiata di fango e sangue. Su di essa  scritto ogni giorno che ho passato sulla
spiaggia. Non riesco a immaginare che la tocchi con le sue manine bianche.
Evelyn fa qualcosa di complicato e a quanto pare utile con il tovagliolo e il piattino dall'altro
lato del tavolo, e poi si dilegua scendendo la piccola rampa di scale. Sento il legno che scricchiola sotto
i suoi piedi: a ogni passo echeggia uno schiocco e un gemito. La sala da t stretta e alta  uno degli
edifici pi antichi di Skarmouth, incastrato fra il negozio di alimentari e l'ufficio postale. Mi domando
cosa fosse prima di vendere petit pain.
Malvern  in ritardo all'appuntamento che mi ha dato, un appuntamento che mi aspettavo da un
momento all'altro, anche se non in questo posto. Mi volto a guardare fuori della finestra ornata di pizzo
rosa. In strada ci sono gi alcuni turisti coi maglioni a collo alto, venuti in anticipo per il festival, e
sento anche i tamburini che si esercitano un paio di strade pi avanti. Fra qualche giorno i tavolini della
sala da t saranno affollati, come le strade. Alla fine del festival, gli altri cavalieri e io sfileremo in
parata tra la folla. Sempre se avr ancora il mio lavoro.
Mi arrotolo la manica per guardarmi il polso: la giacca ruvida mi ha irritato la pelle durante
l'addestramento di stamattina. C' stata una zuffa fra cavalli e sono dovuto intervenire. Vorrei che
Gorry rinunciasse a cercare di vendere la cavalla pezzata: ha una pessima influenza sugli altri.
Il legno della scala schiocca e crepita di nuovo quando qualcuno di pi pesante di Evelyn sale i
gradini. Benjamin Malvern attraversa la sala a grandi passi e si ferma in piedi al mio tavolo finch io
non mi alzo per salutarlo. Malvern, un uomo che trasuda denaro da ogni poro, emana un'aria di
bruttezza ben curata, come un prezioso cavallo da corsa con una testa dozzinale: pelame lucido, occhi
brillanti, naso bulboso sulle labbra troppo carnose.
Sean Kendrick dice. Come stai?
Abbastanza rispondo.
Come sta il mare?  la sua solita battuta per dimostrarmi familiarit, al che io fingo che sia
divertente per dimostrargli che apprezzo lo stipendio.
Abbozzo un sorriso. Bene come sempre.
Vogliamo sederci?
Lascio che sia lui ad accomodarsi per primo, poi lo imito. Lui prende il men, ma non lo legge.
Sei pronto per il festival di questo weekend?
Le scale scricchiolano ancora: Evelyn. Posa una tazza di liquido schiumoso davanti a Malvern.
Tu cosa ordini? mi domanda di nuovo.
Sto bene cos.
Non vuole abusare della tua ospitalit, mia cara le dice Malvern. Portagli una tazza di t.
Faccio un cenno di assenso a Evelyn. Malvern non d segno di accorgersi che lei si allontana.
Non ha senso privarsi di una buona tazza di t, quando ci sono questioni spiacevoli da
discutere dice Malvern. Beve un sorso del suo strano t schiumoso.
Io rimango in silenzio.
Sei un tipo taciturno, Sean Kendrick dice. Fuori della finestra, i tamburini dello Scorpione si
esercitano con un ritmo crescente e sincopato che stride con il tenue mondo rosato in cui siamo
immersi. Malvern si protende verso di me, i gomiti appoggiati sul tavolo. Non credo di averti mai
raccontato la storia di come sono finito nel mondo dei cavalli, vero?
Lo guardo negli occhi.
Lui prosegue. Ero un giovane, povero isolano, ma non di quest'isola. Non possedevo niente se
non le mie scarpe e i lividi sulla pelle. C'era un uomo che vendeva cavalli sulla stessa strada di casa
nostra. Cavalli maestosi e brocchi, cavalli da salto a ostacoli e cavalli da macello. Ogni mese si teneva
un'asta e la gente veniva da molto pi lontano di quanto tu sia mai stato in vita tua, per partecipare.
Fa una pausa, ma soltanto per vedere se rimpiango di avere le gambe gi troppo radicate
nell'isola. Non trovando quello che cerca, riprende a parlare. Aveva uno stallone, col mantello dorato
come se lo avesse toccato re Mida. Alto diciassette, diciotto palmi, criniera e coda come quelle di un
leone. Quando lo vedevi in quel recinto, capivi come dev'essere un cavallo, ma c'era un problema:
nessuno riusciva a montarlo. Aveva disarcionato quattro uomini e ne aveva ucciso uno, mangiava da
quattro a otto balle di fieno al giorno e nessuno si azzardava a toccare quella bestia indomabile e
assassina. Allora dissi al tizio che volevo provare a domarlo e che, se ci fossi riuscito, lui doveva darmi
un lavoro, cos non sarei mai pi stato povero. Il mercante di cavalli mi disse che non poteva
promettermi che non sarei pi stato povero, ma che mi avrebbe dato un lavoro se fossi sopravvissuto. E
cos presi lo stallone dorato e gli misi la testiera. Strappai un lembo di tessuto dal vestito di una vergine
e gli coprii gli occhi, poi montai in sella. Galoppammo per la campagna, lui cieco e io un re, e quando
lo riportai indietro, lui era domato e io avevo un lavoro. Cosa ne pensi?
Guardo Malvern che sorseggia quello strano t. Mi arriva odore di burro.
Non ci credo dico. Quando Malvern inarca un sopracciglio, aggiungo: Lei non  mai stato
giovane.
E io che pensavo che non avessi il senso dell'umorismo, Kendrick. Fa una pausa quando
arriva Evelyn con la mia tazza di t. La ragazza mi offre latte e zucchero, ma io faccio di no con la
testa. Malvern aspetta che Evelyn scenda le scale prima di parlare di nuovo.
Copre la sua tazza di t con il tovagliolo, come fosse un cadavere invece di una tazza vuota.
Mio figlio dice che hai ucciso uno dei miei cavalli.
La rabbia cocente mi ustiona la bocca e il petto.
Non mi sembri sorpreso aggiunge Malvern.
Non sono sorpreso dico.
Fuori, i tamburini dello Scorpione suonano pi forte, pi vicini, e si sentono delle risate. Una
risata in particolare risuona come un basso gorgoglio di scherno, quel tipo di risata che induce quelli
che non hanno capito la battuta ad aggrottare la fronte. Le sopracciglia di Malvern si abbassano sugli
occhi mentre inclina la testa di lato, quasi riuscisse a immaginare la scena di fuori meglio di quanto non
veda il mio viso. I tamburi adesso battono lenti, con intenzione, sembrano uno scalpitio di zoccoli, e io
mi domando se Malvern stia ancora immaginando lo stallone dorato grosso quanto un fienile che
galoppa nella campagna di una qualche isola sperduta.
Quinn Daly mi ha riferito quello che ha visto dice Malvern. Mi ha raccontato di come stavi
allenando Fundamental nell'insenatura. Ha detto che sembravi distratto. Ha detto che avevi la mente
lontana dal tuo lavoro e che non saresti mai riuscito a vedere una minaccia nell'acqua.
Certo che ero distratto. Quella ragazza dai capelli rossi e il suo pony isolano e le macchie di
sangue sulla sabbia intorno alle cavalle imbizzarrite. Non riesco a immaginare che Malvern mi licenzi
per questo, non riesco a immaginare che mi licenzi per un qualunque motivo, ma d'altro canto 
possibile. Cammino sul filo di un rasoio.
Alzo lo sguardo per incontrare quello di Malvern. Cos'altro le ha detto Quinn Daly?
Che Matthew gli ha detto che avrebbe preso lui il suo posto sulla punta per sorvegliare
l'imbocco dell'insenatura. E che poco dopo ha visto Fundamental andare sott'acqua e tu che ti tuffavi
al suo seguito. Malvern intreccia le dita sul tavolo. Ma non  quello che mi ha detto mio figlio.  la
parola di Matthew contro quella di Daly. Tu cos'hai da dire?
Stringo i denti.  una partita che non posso vincere. Le parole mi escono a fatica. Non posso
parlare contro suo figlio.
Non  necessario risponde Malvern. La tua giacca mi dice quale delle due versioni  quella
vera.
Restiamo tutti e due in silenzio.
Alla fine Malvern dice: Mi piacerebbe sapere cosa pensi. Cosa vuoi fare della tua vita?
La domanda mi coglie impreparato. Se mai esiste una persona alla quale aprirei volentieri il mio
cuore, non  di sicuro Benjamin Malvern. Non riesco proprio a immaginare di confessare i miei
desideri segreti a Malvern pi di quanto lui non confesserebbe i suoi a me.
Sotto il suo sguardo inflessibile, rispondo: Un tetto sulla testa, redini in mano e sabbia sotto di
me. Una verit sottile e stringata.
Ah, dunque hai gi quello che vuoi.
Non posso stare seduto qui a bere il t e dirgli che quello che voglio  essere libero da lui.
 passato molto tempo da quando ho domato il mio primo stallone dice Malvern. Non so
come sia apparsa dall'esterno la strada che ho intrapreso per arrivare su questo scoglio in mezzo
all'oceano. E quindi non riesco a metterla a confronto con la strada di Matthew, per capire dove andr.
Ci sono molte strade che Mutt Malvern potrebbe percorrere, ma credo che siamo entrambi
consapevoli del fatto che nessuna di esse finisce come proprietario di una scuderia di prestigio
internazionale.
Bene. Hai avuto abbastanza tempo per valutare come andranno i cavalli? Malvern intende
dire quale dei suoi cavalli d'acqua sar il pi veloce.
L'ho capito dal primo giorno.
Malvern sorride. Non  un sorriso cordiale, ma la sua sgradevolezza non  diretta contro di me.
Allora, qual  il pi lento?
La cavalla baia senza macchie bianche dico d'un fiato. Non l'ho chiamata per nome, perch
un nome ancora non ce l'ha.  una cavalla bizzosa, una creatura marina, e non  veloce perch non
prova piacere nel fare quello che vuole il cavaliere.
Malvern mi chiede: E qual  il pi veloce?
Faccio una pausa prima di rispondere. So che in base a quello che gli dir, Malvern decider
quale cavallo affidare a Mutt questo novembre. Non vorrei dirgli la verit, ma non serve a niente
mentire, tanto alla fine lo scoprirebbe comunque. Corr. Lo stallone rosso.
Malvern dice: E il pi sicuro?
Edana. La baia con la stella bianca.
Allora Malvern mi guarda. Mi guarda davvero, per la prima volta. Aggrotta la fronte come se
vedesse una persona nuova, il ragazzo che  cresciuto e ha passato la vita sopra le sue stalle, ad allevare
i suoi cavalli. Io abbasso lo sguardo sulla mia tazza. Lui mi domanda: Perch ti sei tuffato in mare
dietro Fundamental?
Era affidato a me.
Affidato a te, ma propriet dei Malvern. Mio figlio era proprietario di quel cavallo. Benjamin
Malvern spinge indietro la sedia e si alza. Matthew monter Edana. Lascia libera l'altra cavalla, a
meno che non pensi che possa andare bene per l'anno prossimo.
Mi rivolge un'occhiata per avere la mia conferma. Io annuisco.
D'accordo, allora liberala. E tu infila qualche moneta sotto il bordo del piattino  tu
monterai Corr.
Ogni anno aspetto che lo dica. Ogni anno, la sua decisione mi procura un enorme sollievo.
Ma quest'anno, ho come la sensazione di dover aspettare ancora.
Capitolo ventitr
Puck
Il giorno dopo, verso l'ora di pranzo, ho l'umore sotto le scarpe. Quando mi sono svegliata e ho
scoperto che Gabe era gi uscito, ho deciso di prendere la situazione di petto e sono andata allo
Skarmouth Hotel per affrontarlo. All'hotel mi dicono che  gi al molo, e al molo mi dicono che 
uscito in barca, e quando domando quale barca, mi ridono in faccia e dicono che forse era una di quelle
in bottiglia, purch piena.
A volte li odio proprio, gli uomini.
Quando torno a casa, assillo Finn con il fatto che non riusciamo mai a parlare con Gabe. Io ci
ho parlato stamattina mi dice lui. Prima che uscisse. Abbiamo parlato del pesce. Riesco a contenere
a stento la mia furia. La prossima volta che lo vedi, digli che devo parlargli dico a Finn. Quale
pesce?
Cosa? fa lui. Sta sorridendo alla testa di un cane di porcellana con aria distratta.
Lascia perdere faccio io.
Porto Dove alla spiaggia per l'alta marea del pomeriggio, ma lei  irritabile e pigra, non ha
voglia di allenarsi. Ci sono state altre giornate come questa in passato, si capisce, ma non aveva
importanza. Non che oggi importi qualcosa, se  per questo, ma se fa cos anche il giorno della gara,
tanto vale che non mi alzi nemmeno dal letto.
Quando la riporto a casa, la lascio libera nel recinto e le lancio una manciata di fieno oltre lo
steccato.  semplice erba isolana, lo so, ma finora non ci avevo fatto caso pi di tanto. Guardo
accigliata la pancia di Dove, poi apro la porta di casa.
Finn?
Non c'. Spero che stia riparando la sua stupida Morris. Che funzioni almeno qualcosa su
quest'isola.
Finn? chiamo di nuovo. Nessuna risposta. Con un vago senso di colpa, prendo il barattolo dei
biscotti sul ripiano della cucina e faccio tintinnare le monete che ci mettiamo dentro. Le conto, poi le
rimetto dentro. Immagino cosa potrebbe fare Dove con del foraggio migliore. Le tiro fuori di nuovo.
Bastano a comprarle soltanto una settimana di buon fieno, e poi finiremo tutti i nostri risparmi. Le
rimetto dentro.
Perderemo la casa in ogni caso, a meno che io non faccia qualcosa.
Stringo le mani a pugno e fisso il barattolo.
Mi far dare un anticipo da Dory Maud per le teiere.
Lascio qualche moneta nel barattolo, e il resto me lo infilo in tasca. Senza Finn o quel rottame
defunto della Morris  impossibile andare in macchina da Colborne & Hammond, l'emporio agricolo,
cos entro nella rimessa, spingo Dove da parte e prendo la bicicletta della mamma. Controllo che le
gomme siano gonfie e mi avvio sulla strada, cercando di evitare le buche grandi come crateri lunari.
Sono contenta che le previsioni di Finn sulla tempesta imminente si debbano ancora avverare, perch
Colborne & Hammond si trova a Hastoway, dall'altra parte di Skarmouth. I miei polpacci
protesteranno per la pedalata, senza che ci si metta anche la pioggia.
Lascio il vialetto ghiaioso per imboccare la strada asfaltata, controllando che non arrivino auto.
Passano di rado, ma da quando Padre Mooneyham  stato urtato dal furgone di Martin Bird ed  finito
nel fosso, sto molto attenta.
Il vento soffia dalle colline mentre pedalo. Devo chinarmi sul manubrio per impedire alla bici di
ondeggiare. Davanti a me la strada serpeggia in una serie infinita di curve per aggirare i rilievi
maggiori. Pap diceva che quando hanno asfaltato la strada, all'inizio sembrava una cicatrice
gigantesca o una cerniera lampo, nera contro i marroni e verdi sfumati delle colline circostanti. Ma
adesso che la copertura d'asfalto e le linee bianche sono sbiadite, la strada sembra pi un elemento del
paesaggio frastagliato e brullo. Ci sono anche dei rattoppi dove si erano aperte buche che sono state
sigillate con catrame pi scuro. Sembra un camuffamento. Di notte  quasi impossibile non uscire di
strada.
Alle mie spalle sento il rombo di un motore che supera l'ululato del vento. Mi faccio da parte
per lasciar passare. Ma invece di sorpassarmi, il veicolo si ferma.  Thomas Gratton col suo grosso
furgone per le pecore, un Bedford con i fanali e la griglia del radiatore che lo fanno tanto somigliare a
Finn quando fa la faccia da rana.
Puck Connolly mi saluta Thomas Gratton dal finestrino aperto, il volto rubicondo come al
solito. Sta gi aprendo lo sportello. Dove sei diretta?
Hastoway.
Non so nemmeno come sono scesa dalla bici, ma quello che succede subito dopo  che Gratton
la sta issando sul pianale del furgone, dicendo: Sto andando anch'io da quella parte.
Riconosco un colpo di fortuna quando lo vedo, cos mi inerpico sul sedile del passeggero,
spostando un foglio di carta di giornale e un border collie prima di sedermi.
Sai dice Thomas Gratton, salendo anche lui sul furgone con un gemito, come se gli costasse
un'immane fatica, ho anche dei biscotti. Cos non mangio da solo.
Una volta in marcia, mangio un biscotto e ne do uno al suo cane. Guardo Thomas Gratton di
sottecchi per vedere se lo ha notato e se ne  rimasto contento, ma sta canticchiando con le mani strette
al volante come se potesse sfuggirgli. Immagino lui e Peg che parlano di me e mi domando se per caso
non ho commesso un errore nel lasciarmi intrappolare nella cabina con lui.
Per qualche minuto viaggiamo in relativo silenzio: il furgone sferraglia come se il motore
volesse saltar via dal suo alloggiamento, perci silenzio non  la parola adatta. Sono contenta che la
cabina sia ingombra di carte di caramelle per la tosse e bottiglie di latte vuote e vecchi fogli di giornale
sporchi di fango. L'ordine mi fa sentire in obbligo di comportarmi da persona educata e compita. Il
disordine  il mio habitat naturale.
Che combina tuo fratello? mi domanda Gratton.
Quale dei due?
L'eroe col calesse.
Tiro un sospiro cos sonoro che il cane mi lecca il viso per consolarmi. Oh, Finn.
 un ragazzo che s'impegna. Pensi che gli andrebbe di fare l'apprendista?
Fare l'apprendista dal macellaio sarebbe una cosa davvero fantastica, perci mi addolora dover
rispondere: Finn non sopporta la vista del sangue.
Thomas Gratton si mette a ridere. Allora ha scelto l'isola sbagliata.
Ripenso, e non con nostalgia, alla pecora morta che ho trovato l'altro giorno. E penso anche a
Finn che sbava davanti alla pasticceria di Palsson. Se mai volesse fare l'apprendista da qualche parte,
quello sarebbe il posto ideale. Un posto dove potrebbe mettere il sale nella sua cioccolata calda. Per
dovrebbero prendere un altro apprendista per pulire la cucina dopo il suo passaggio.
Oh, guarda guarda chi c'! dice Thomas Gratton. Mi ci vuole un momento per individuare la
figura solitaria che cammina lungo il ciglio della strada. Gratton ferma il furgone e tira gi il finestrino.
Sean Kendrick! chiama Gratton, e io faccio un salto.  proprio Sean Kendrick, con le spalle
curve contro il freddo, il bavero alzato per ripararsi dal vento. Cosa ci fai senza un cavallo sotto il
sedere?
Sean non risponde subito. La sua espressione non cambia, ma qualcosa nel suo viso s, come se
avesse ingranato una marcia diversa. Mi schiarisco la mente.
E dove vai a schiarirla? chiede Gratton.
Non lo so. Hastoway.
Be', puoi schiarirti la mente anche qui sul furgone. Andiamo dalla stessa parte.
Per un momento rimango colpita dall'ingiustizia della situazione: ho appena trovato un
passaggio e adesso mi tocca dividerlo proprio con Sean "Tieni il tuo pony lontano dalla spiaggia"
Kendrick. Poi mi accorgo che anche Kendrick mi ha vista ed  indeciso se accettare il passaggio, e
questo mi fa piacere. Vorrei avere un'aria feroce. Gli scocco un'occhiata di fuoco.
Ma l'espressione di Gratton deve essere l'opposto della mia, perch Sean Kendrick guarda nella
direzione da dove  venuto e poi comincia a fare il giro del furgone. Verso il mio lato. Gratton apre il
suo sportello e dice al cane di andare dietro. Il cane obbedisce, ma rivolge a tutti uno sguardo irritato.
Io mi sposto sul sedile dove prima era accucciato il cane. Sono seduta vicino a Gratton adesso, che
odora di caramelle al limone per la gola, i cui involucri vuoti sono sparsi sul pavimento. Nel frattempo,
mi spremo il cervello in cerca di qualcosa di salace da dire quando Sean aprir lo sportello, qualcosa
che gli faccia capire che ricordo benissimo quello che mi ha detto alla spiaggia e al tempo stesso gli
comunichi che non mi ha affatto impressionata o intimorita, e magari gli trasmetta anche il messaggio
che sono pi in gamba di quanto pensa.
Sean Kendrick apre lo sportello.
Mi guarda.
Io guardo lui.
Da cos vicino  fin troppo severo per essere bello: zigomi sporgenti, naso affilato e sopracciglia
scure. Le sue mani sono piene di lividi e graffi dovuti al suo lavoro con i capaill uisce. Come i
pescatori dell'isola, i suoi occhi sono sempre socchiusi contro il riverbero del sole e del mare. Ha l'aria
di un animale selvatico. Non domestico.
Non dico niente.
Lui sale sul furgone.
Quando chiude lo sportello, mi ritrovo schiacciata fra la coscia muscolosa di Thomas Gratton,
che immagino rossa come il resto di lui, e la gamba rigida di Sean Kendrick. Siamo tutti e tre a stretto
contatto nello spazio limitato della cabina, e se Gratton  fatto di farina e patate, Sean  fatto di pietra e
legname galleggiante, e possibilmente di quegli anemoni urticanti che a volte il mare porta a riva.
Mi scosto da lui. Lui guarda fuori del finestrino.
Gratton canticchia sottovoce.
Dal retro del furgone, il border collie guaisce. Le vibrazioni del veicolo ne fanno un sibilo
spezzato e intermittente.
Ho saputo che Mutt Matthew c' rimasto parecchio male vedendo il cavallo che hai scelto
per lui dice Gratton in tono colloquiale.
Sean Kendrick gli rivolge un'occhiata severa. E chi l'ha detto?
Per qualche ragione rimango sorpresa dalla sua voce, da come suona quando parla invece di
urlare per sovrastare il vento.  pi morbida. Mi accorgo che odora di fieno e di cavalli e questo me lo
rende un po' meno antipatico.
Oh, l'ha detto lui  risponde Gratton. Gli  venuto un mezzo attacco isterico davanti al
negozio poco fa. Ha detto che tu vuoi farlo perdere e che non sopporti la concorrenza.
Ah commenta Sean, liquidando cos l'argomento per tornare a guardare fuori del finestrino.
Stiamo passando davanti a uno dei pascoli di propriet di Malvern, dove una splendida mandria di
fattrici bruca l'erba.
Gratton tamburella sul volante con le dita. E a quel punto, ovviamente, Peg se l' mangiato.
Sean lo guarda di nuovo, ma non dice niente. Aspetta che Gratton parli, una maniera sottile ed
efficace per ottenere altre informazioni. Mi riprometto di usare questa tecnica in futuro.
Be', lui diceva che se avesse montato quel tuo stallone rosso, anche lui avrebbe vinto quattro
volte. Allora Peg gli ha detto che non capiva un tubo di cavalli se pensava davvero che vincere una
corsa dipende solo dal cavallo che hai sotto. Sai, Peg era di cattivo umore stamattina, perch  uno di
quei giorni che durano ventiquattr'ore.
Scoppio a ridere, e a quel punto Gratton si ricorda che ci sono anch'io, perch aggiunge: Ma 
chiaro che non hai bisogno di Mutt Malvern come avversario. C' la nostra Puck Connolly qui che ti
dar del filo da torcere.
Mi riprometto di avvelenare lentamente Thomas Gratton in futuro. Vorrei sprofondare nel
sedile e scomparire. Invece mi volto verso Sean, sfidandolo con un'occhiata a dire qualcosa.
Ma lui resta in silenzio. Si limita a fissarmi con un lieve corruccio, come volesse carpirmi in
qualche modo le ragioni per cui intendo intromettermi nella sua gara. Poi torna a guardare fuori.
Non so decidere se mi sento insultata o no. Non dire niente mi sembra peggio che dire qualcosa
di offensivo. Mi rivolgo a Thomas Gratton, ignorando Sean Kendrick. Poco fa diceva che cerca un
apprendista?
Infatti.
E Beech?
Gratton dice: Beech andr sul continente dopo le corse.
Apro la bocca, ma non mi esce alcun suono.
Lui, Tommy Falk e tuo fratello Gabriel partono insieme. Dovrei ringraziarti, Puck, per averci
regalato qualche altra settimana con lui. Ho sentito dire che tuo fratello rimane sull'isola fin dopo la
gara perch tu parteciperai, e questo li ha trattenuti tutti.
A volte ho la sensazione che il resto di Thisby conosca gli affari miei pi di me.
Infatti rispondo io, ripetendo quello che ha detto lui poco fa. Chiss perch ci rimango ancora
pi male adesso che so che Gabe non partir da solo. Parteciper anche Tommy, vero?
Gi, cos ha deciso, visto che comunque deve restare.
Ma lei  arrabbiato con Beech? Non appena l'ho detto, mi rendo conto che non  una cosa
carina da chiedere, ma ormai  troppo tardi.
Bah, cos vanno le cose sull'isola. Non possiamo restare tutti qui, altrimenti prima o poi non ci
staremmo pi, no? La voce di Thomas Gratton non rispecchia la leggerezza delle sue parole. E non
tutti provano questo senso di appartenenza all'isola. Tu s, per, non  vero?
Io non me ne andrei mai rispondo con fervore. ȅ  come se fosse il mio cuore, o una cosa
del genere.
Mi sento una stupida per essermi mostrata cos sentimentale. Fuori del finestrino, in mezzo alla
sconfinata distesa d'acqua, intravedo una di quelle piccole isole rocciose vicine alla nostra, una sagoma
azzurrina troppo piccola per essere abitata.  stupenda in un modo a cui non ci si abitua mai.
Rimaniamo tutti in silenzio per lunghi minuti, poi Sean Kendrick dice: Ho un altro cavallo,
Kate Connolly, se vuoi montare un capall uisce.
Capitolo ventiquattro
Puck
Finn mi scruta da sotto le ciglia mentre  impegnato a sbriciolare lentamente un biscotto.
Quindi Sean Kendrick ha intenzione di venderti uno dei cavalli d'acqua?
Siamo seduti nel retrobottega di Fathom & Figli, una stanzetta talmente piccola da farti venire
la claustrofobia, foderata di scaffalature piene di scatoloni marroni, e occupata quasi per intero da un
tavolo graffiato. L'aria sa molto meno di burro rispetto al resto del locale, e pi di cartone ammuffito e
formaggio stagionato. Quando eravamo piccoli, la mamma ci parcheggiava qui dietro con qualche
biscotto mentre lei chiacchierava con Dory Maud nel negozio. Finn e io facevamo a turno a indovinare
cosa ci fosse negli scatoloni marroni. Attrezzi di ferro. Cracker. Zampe di coniglio. Le parti intime
degli amanti invisibili di Dory Maud.
Non proprio rispondo, senza alzare gli occhi dal lavoro. Sto firmando e numerando le teiere,
mentre sorseggio una tazza di t che si  irrimediabilmente freddato. Ci sto solo pensando. Lui non ha
parlato di "vendere".
Finn mi guarda.
E io non ho parlato di "comprare" aggiungo.
Credevo volessi montare Dove.
Scrivo il mio nome sul fondo di una teiera. Kate Connolly. Ho come l'impressione di firmare un
compito in classe. Ci vorrebbe qualcosa di pi grazioso. Aggiungo uno svolazzo alla fine della y.
Probabilmente lo far dico. Ci sto solo pensando!
Mi sento arrossire, non so perch, e la cosa mi irrita. Spero che la poca luce che viene dalla
lampadina penzolante sulle nostre teste e dalle finestrelle sopra gli scaffali non lo riveli. Aggiungo: Mi
restano soltanto due giorni per cambiare cavallo. Voglio essere sicura.
Sfilerai nella parata dei cavalieri? mi domanda Finn. Adesso non mi sta pi guardando. Dopo
aver completamente distrutto il biscotto, ha cominciato a ricompattare le briciole per formare qualcosa
di pi piccolo e granuloso.
Ogni anno, una settimana dopo che sono emersi i cavalli dal mare, si svolge il Festival dello
Scorpione. Io ci sono stata solo una volta, e anche allora, non siamo rimasti abbastanza a lungo da
assistere alla parata dei cavalieri, che  l'evento culminante della serata, quando i cavalieri dichiarano
ufficialmente quale cavallo monteranno e gli scommettitori impazziscono.
Mi sento stringere lo stomaco in una morsa di nervosismo a quel pensiero.
Gi, ci vai? La voce di Dory Maud risuona nella stanzetta.  ferma sulla soglia, con un
sopracciglio inarcato. Indossa un abito che pare rubato: le maniche sono di merletto e Dory Maud non
ha certo le braccia da merletto.
La guardo accigliata, di cattivo umore. Non vorrai cercare di convincermi a non partecipare?
Alla parata o alla corsa? Dory Maud scosta la terza sedia dal tavolo e si siede. Quello che
non capisco continua  perch una ragazza intelligente e in gamba come te, Puck, dovrebbe perdere
tempo a fare la figura dell'idiota o a farsi ammazzare?
Finn sorride al biscotto.
Ho le mie ragioni ribatto aspra. E non dirmi che i miei genitori ne sarebbero addolorati.
L'ho gi sentita questa. Ho sentito di tutto.
 stata cos permalosa tutta la settimana? domanda Dory Maud a Finn, che annuisce. Poi, si
rivolge di nuovo a me: A tuo padre sarebbe dispiaciuto, ma tua madre non avrebbe avuto il diritto
di parlare. Era una scavezzacollo e l'unica cosa che non ha fatto su quest'isola  stato partecipare alle
corse.
Sul serio? domando, avida di ulteriori dettagli.
Gi risponde Dory Maud. Finn, perch mangi quella roba? Sembra cibo per gatti.
L'ho portato da casa sospira forte Finn. Da Palsson stavano mettendo in vetrina le treccine
alla cannella.
Eh s. Dory Maud comincia a scribacchiare qualcosa su un foglio di carta. La sua scrittura 
talmente illeggibile che mi viene da pensare che lo faccia apposta. Perfino gli angeli ne sentono il
profumo.
L'espressione di Finn  trasognata.
Mi sento un po' in colpa per il carico di fieno e granaglie che ho appena comprato. Non sono
sicura che sia un investimento migliore delle treccine alla cannella.
Potrei avere un anticipo sulle teiere, Dory Maud? chiedo. Ne spingo una firmata e numerata
verso di lei, come segno tangibile della mia buona volont. Il foraggio costa.
Non sono una banca. Se mi aiuti ad allestire lo stand per il festival venerd pomeriggio, allora
te lo do.
Grazie rispondo, senza sentirmi particolarmente grata.
Dopo un momento Finn dice: Non so perch non ti limiti a montare Dove.
Finn.
Be',  quello che hai detto.
Vorrei avere la possibilit di vincere il premio ribatto. Ho pensato che potrebbe aiutare, sai,
montare un cavallo d'acqua per una corsa, sai, ideata per i cavalli d'acqua.
Mmm fa Dory Maud.
Esatto dice Finn. Come fai a sapere che sono pi veloci?
Oh, ma per favore.
Be', sei tu quella che mi ha detto che non sempre corrono in linea retta.  che non capisco
perch hai cambiato idea solo adesso che te l'ha detto un esperto.
Mi sento avvampare di nuovo. Non  un esperto. E non mi ha detto niente. Ci sto solo
pensando.
Finn pigia il pollice sul mucchietto di briciole, talmente forte che il polpastrello diventa bianco.
Hai detto che non avresti mai montato uno di quei cavalli, per principio. In memoria di mamma e
pap.
Usa un tono calmo, perch c' Dory Maud presente e perch lui  Finn, ma si capisce che 
agitato.
Sai faccio io, con i principi non si pagano i conti.
Non dev'essere un vero principio se cambi idea cos di punto in bianco. Come se
Evidentemente non gli viene il paragone, perch si alza di scatto, urta la sedia di Dory Maud ed esce
dalla stanza come un turbine.
Io lo guardo esterrefatta. Cosa? Cosa?
Penso che i fratelli siano la specie pi incomprensibile del pianeta.
Dory Maud spazzola via briciole invisibili dal suo foglio di carta e studia quello che ha scritto.
 solo che i maschi dice non sono bravi a gestire la paura.
Capitolo venticinque
Sean
Nel tardo pomeriggio sello una puledra di nome Small Miracle, chiamata cos perch era
talmente immobile e silenziosa quando  nata che tutti pensarono fosse nata morta.
Sono esausto e indolenzito. Ho qualcosa che non va nel braccio destro, dove uno dei cavalli mi
ha colpito qualche ora fa. Non desidero altro che ficcarmi a letto per riflettere sull'appuntamento che
ho dato a Kate Connolly per domani, chiss se  stata una buona idea oppure no. Ma sono appena
sbarcati sull'isola due acquirenti e mi  stato detto di mostrare loro due delle puledre di tre anni finch
c' ancora luce. Perch non si possa aspettare fino a domani, non lo so proprio.
Quando esco nella luce dorata del cortile per incontrare gli acquirenti, mi sorprendo nel vedere
che l'altra puledra, una grigia di nome Sweeter,  gi stata sellata e sta lavorando. Ci metto una
frazione di secondo a riconoscere la sagoma di Mutt Malvern, e lo stomaco mi si stringe in una morsa.
Ci sono tre uomini accanto alla puledra, rivolti a Mutt. Lui volta la testa verso di me, il volto in ombra,
e io capisco che lo fa per assicurarsi che lo abbia visto. Il fatto che ritenga compito suo mostrare
Sweeter mi offende non poco, ma  peggio quando lo sento dire ai compratori quanto ama quella
puledra: non riesco a pensare ad altro che a lui in piedi sulla punta dell'insenatura, in attesa che
Fundamental venga trascinato sott'acqua.
Small Miracle  agitata. Scarta di lato e poi si slancia nel cortile verso Mutt con un tale impeto
che Sweeter si sposta. Le nostre ombre azzurre si stagliano sotto di noi.
Sean Kendrick mi saluta George Holly, cordiale. Sentendo il mio nome, gli altri due
compratori si voltano a guardarmi. Non li conosco. Sangue fresco, probabile.
Sean cavalcher l'altra puledra li informa Mutt con un'espressione condiscendente. Sorride.
Dato che non posso montarne due insieme.
Io non sono sicuro che possa montarne anche una soltanto. Non ricordo l'ultima volta che l'ho
visto andare al galoppo.
Uno degli acquirenti borbotta il mio nome all'altro e Mutt si china verso di loro per domandare:
Cosa c'?
Kendrick. Il nome suona familiare.
Mutt mi guarda.
Sono soltanto uno che si occupa di cavalli dico io.
Il sorriso di George Holly risplende nella penombra.
Anche tu parteciperai alla corsa? mi domanda un compratore. Io annuisco.
Monter lo stallone rosso lo informa Holly. Quello che hai visto prima.
I due mormorano la loro approvazione e domandano a Mutt quale cavallo monter nella gara.
Mutt serra la mascella. Non credo che si ricordi nemmeno il nome di Edana. Deve ancora
provarla.
So che questo  il momento in cui, come dipendente dei Malvern, dovrei intervenire e
mostrarmi umile nel sostenere Mutt e salvargli la faccia.  quello che ho fatto per la maggior parte
della mia vita, e sento affiorarmi sulle mie labbra le parole che aiuterebbero Mutt a fare bella figura. Le
parole che ricorderanno ai clienti la mia infima posizione nella gerarchia della Scuderia Malvern.
Invece dico: Per lui ho scelto Edana, la cavalla baia con la stella bianca. Penso che sia un buon
abbinamento.
Nel cortile scende il silenzio. C' qualcosa di represso e ripugnante nell'atteggiamento di Mutt
mentre mi fissa. I compratori si scambiano un'occhiata, mentre Holly dondola sui tacchi.
Vedo che le mie parole scavano a fondo sotto la pelle di Mutt. Mi sento indomito e pericoloso.
Small Miracle ricalcitra senza alcun motivo in particolare, danzando sul posto. Lo scalpitio dei
suoi zoccoli echeggia sul selciato. Mi volto verso Mutt. Immagino che sia lui a finire sott'acqua al
posto di Fundamental. Lo immagino nella morsa di Corr. O sotto gli zoccoli al posto di mio padre. Si
sta facendo buio. Possiamo mostrarvi le puledre, allora?
Mutt fa girare Sweeter senza dire una parola.
Il tracciato del galoppatoio misura sette furlong, all'incirca un miglio, ed  dritto come una
freccia. Le cavalle al via sono eccitate, consapevoli di quello che le aspetta. Sento lo sguardo di Mutt
fisso su di me, e quando lo incontro, la sua bocca si torce in una smorfia. Questa non doveva essere una
gara fra Miracle e Sweeter, ma adesso capisco che non potr essere altrimenti.
Sweeter si slancia in avanti. Miracle la segue mezzo secondo dopo, quando mollo un po' le
redini. Con un rapido balzo siamo sul tracciato, la cui superficie chiara  striata da lunghe ombre
azzurre. L'aria mi fischia nelle orecchie, fredda, fa male. Le ombre sono cos compatte che entrambe le
puledre le scambiano per oggetti reali e sollevano le ginocchia per saltare ostacoli inesistenti.
Mutt mi scocca un'occhiata da sopra una spalla per vedere quanto sono distante, ma tanto 
inutile. Gli siamo addosso. Le puledre galoppano fianco a fianco sulla pista. So che le due puledre si
eguagliano in velocit, ma so anche che vincere una gara dipende solo per met da quanto  veloce il
tuo cavallo. Ho percorso questo tracciato centinaia di volte su centinaia di cavalli e ne conosco ogni
dettaglio: dove comincia la leggera salita, dove il terreno  pi molle vicino allo steccato, dove i cavalli
rallentano per guardare il trattore parcheggiato vicino alla strada. E so anche tutto quello che c' da
sapere su Miracle: che le piace sfinirsi se non la tengo sotto controllo, che devo spronarla per non farla
rallentare sulla salita, che devo schioccare il frustino per mantenere la sua attenzione concentrata sulla
pista e non sul trattore.
Invece Mutt sa soltanto frustare la sua cavalla a sangue mentre sta perdendo.
So che dovrei frenare Miracle. So che dovrei lasciar vincere Mutt e Sweeter.
Sento gli occhi degli acquirenti addosso.
Mi sporgo in avanti e sussurro qualcosa a Miracle. Le sue orecchie si piegano indietro verso di
me, e io allento le redini.
Non c' gara.
Miracle supera Sweeter di una lunghezza, poi due, poi tre, poi quattro, senza nemmeno farsi
venire il fiatone. Mutt si  impantanato da qualche parte nel terreno molle vicino allo steccato, con
Sweeter svogliata e distratta.
Mi volto alzandomi sulle staffe e saluto Mutt con il frustino.
So che quella che sto giocando  una partita mortale.
Non sei un fantino, eh? mi dice Holly quando riporto Miracle nel piazzale.
Soltanto un amante dei cavalli rispondo.
Capitolo ventisei
Puck
Sean Kendrick mi ha detto di incontrarci in cima alla scogliera di Fell Cove, ma non c' traccia
di lui quando arrivo.
La scogliera non  alta come quella che domina la spiaggia della gara, e non  bianca. La
spiaggia di Fell Cove  un posto strano e difficile da raggiungere, e una volta che Dove e io siamo
riuscite a scendere lungo lo stretto sentiero dissestato, scopro che la piccola spiaggia non  adatta a
cavalcare. La sabbia  ghiaiosa e accidentata, e il mare troppo vicino. La marea  bassa, eppure ci sono
appena quattro o cinque metri di grossi ciottoli prima che il mare agitato si franga su di essi.  quel
genere di posto contro cui ci hanno sempre messi in guardia, perch un cavallo potrebbe uscire
dall'oceano e trascinarti via prima che l'onda si ritiri e ne arrivi una nuova onda.
All'improvviso mi domando se Sean Kendrick non mi abbia fatta venire qui per tirarmi un
brutto scherzo.
Prima di avere il tempo di decidere se potrebbe davvero essere capace di arrivare a tanto e
pensare le peggiori cose di lui, sento un rumore di zoccoli. L per l non capisco da dove arrivi, ma poi
mi accorgo che viene dall'alto. Piego indietro la testa per guardare.
Vedo un cavallo solitario, i muscoli tesi allo spasimo, che galoppa lungo il ciglio della
scogliera, sollevando zolle d'erba con gli zoccoli. Riconosco il cavallo un istante prima di riconoscere
il cavaliere: Sean Kendrick, proteso sul dorso del cavallo quasi a fondersi con lui. Mentre il capall
uisce rosso sangue sfreccia tonante sopra di me, noto che Sean cavalca a pelo, la maniera pi pericolosa
che esista: pelle a pelle, pulsazioni a pulsazioni, niente a proteggerti dalla magia del cavallo che
potrebbe impadronirsi di te.
Non vorrei provare ammirazione, non vorrei ammettere che quei due insieme sono qualcosa di
straordinario, mai visto in vita mia, ma non posso farne a meno. Lo stallone rosso  cos veloce da
togliermi il fiato e farmi battere forte il cuore. Credevo che i cavalli visti il mio primo giorno di
addestramento fossero veloci, ma non ho mai visto un cavallo correre cos prima d'ora. E Sean
Kendrick in groppa, che cavalca a pelo.  uno scorbutico asociale di prima categoria, questo  certo,
ma il vecchio che ho incontrato dal macellaio ha ragione: c' qualcosa di particolare in lui. Conosce i
cavalli, d'accordo, ma c' qualcos'altro di pi profondo.
Ripenso alla sensazione del suo viso fra le mie mani quando l'ho strappato all'acqua.
E penso anche a come sarebbe cavalcare uno stallone come quello. Il senso di colpa mi trafigge
il petto, ricordando Finn e i suoi principi, o meglio, i miei principi, quelli che hanno cominciato a
sfaldarsi quando ho appreso che stiamo per perdere la casa. Vorrei che quest'idea non mi facesse stare
tanto male.
Risaliamo verso la sommit della scogliera. Dove ogni tanto s'impenna e saltella: nonostante la
salita, nonostante abbia cavalcato allo sfinimento per tutti questi giorni,  ancora smaniosa di correre.
Sento la voce di Finn che mi sussurra nell'orecchio mentre lei agita la coda.
Quando arrivo in cima al sentiero, so cosa chieder a Sean.
Sean
Non c' traccia di Kate Connolly quando arrivo alla punta della scogliera, anche se aspetto per
alcuni lunghi momenti, momenti che non posso sprecare. Lego la cavalla baia, le traccio un circolo
intorno e ci sputo dentro, poi monto su Corr per fare una galoppata. Se Kate non si fa vedere, almeno lo
avr allenato.  carico ed entusiasta, felice quanto me di galoppare.
Correre lungo il ciglio di questa scogliera richiede il cuore di un gabbiano e il coraggio di uno
squalo. Non  alta come quelle che circondano la spiaggia della gara, ma una caduta da quass ti
ucciderebbe comunque. E per un capall uisce, il richiamo del mare  potente tanto da trenta metri di
altezza quanto da trenta metri di distanza. Pi di un uomo  rimasto in sella al pericolo finch non ha
oltrepassato il ciglio e si  sfracellato sugli scogli, a un pelo dall'acqua.
Ma questa scogliera bassa  il primo posto dove mi ha portato mio padre per mettermi su un
capall uisce. Non la spiaggia dove ha imparato lui, perch mio padre ha sempre, sempre temuto il mare
pi dell'altezza.
Penso che siano entrambi letali, ma non  lo stesso che averne paura.
Quando torno indietro, con Corr che solleva le zampe per scavalcare l'erba alta della scogliera,
vedo Kate Connolly in piedi accanto al suo pony falbo. I capelli di Kate sono del colore dell'erba
spaccapietre quando l'autunno la tinge di rosso, e ha la faccia spruzzata di lentiggini che a prima vista
la fanno sembrare molto pi piccola. La sua  una strana magia: pu essere una bambina capricciosa e
al tempo stesso una creatura pi adulta e selvatica, un essere cresciuto dall'arido suolo di quest'isola.
Sta guardando le cose che ho lasciato sull'erba, la sella adagiata sul pomello, lo zaino, il thermos, le
campanelle, e chiss per quale motivo provo una sensazione di fastidio, come quando la sabbia
sollevata dal vento ti pizzica la pelle.
Quando Kate si accorge di me, aggrotta la fronte, o per lo meno stringe gli occhi. Non so se
conosca la differenza. Mi pervade la stessa inquietudine che ho avvertito nell'insenatura. Di nuovo
Fundamental che va sott'acqua, e io con lui. Ma non sto annegando adesso; lascio andare il fiato.
Corr  ispirato dalla comparsa della femmina; invece di rallentare al passo, trotta quasi sul
posto, fremente di eccitazione. Non oso avvicinarmi a lei come vorrebbe la buona educazione, perci
da tre metri di distanza, da dove Corr saltella sotto di me, le dico a voce alta per sovrastare il vento:
Come devo chiamarti?
Cosa?
Ti chiami Kate o no? grido io.
Come scusa?
Sulla lavagna dai Gratton c' scritto "Kate", ma non  cos che ti ha chiamato Thomas
Gratton.
Puck risponde lei, con la voce aspra come succo di limone.  un nomignolo. Certa gente mi
chiama cos. Non mi invita a far parte di quella cerchia. Il vento turbina intorno ai nostri piedi,
appiattisce l'erba e scompiglia le criniere dei cavalli. Quass, chiss perch, c' sempre odore di pesce.
Un momento dopo, lei aggiunge: Credevo che il regolamento dicesse che bisogna allenarsi sulla
spiaggia.
L per l non capisco cosa intende, poi chiarisco: Entro centocinquanta metri dalla costa.
Qualcosa le illumina il viso e per un istante io scompaio dalla scena, restano soltanto lei e il suo
lampo di comprensione. Controllo l'orologio.
Dove sono gli altri cavalli? mi domanda. La sua cavalla prova a mordicchiarle i capelli e
Kate la respinge con un gesto distratto della mano. Il pony scrolla la testa fingendosi offesa.  un gioco
nato dalla familiarit, un gesto che mi fa sentire pi vicino a entrambe.
Nell'entroterra.
Kate ci scruta. Fa sempre cos?
Corr non ha smesso un secondo di muoversi. Ha il collo inarcato. Sono sicuro che ha l'aria
ridicola mentre si pavoneggia per loro. Gli stalloni uisce in genere preferiscono considerare le cavalle
di terra come cibo piuttosto che come compagne, ma a volte capita che una particolare femmina catturi
la fantasia di uno stallone, e allora lui fa la figura dell'idiota. La cavalla baia  peggio dico.
Kate fa una smorfia che forse potrebbe anche essere divertita.
Parlami di lei.
 lunatica e sfuggente, ed  innamorata dell'oceano rispondo. L'ho catturata durante una
tempesta, con l'acqua salata che rendeva scivolose le mie cinghie di cuoio, le nuvole che trasformavano
il cielo in mare e viceversa, il freddo che mi intorpidiva le dita. Rimase impigliata nella rete dietro la
barca, mentre i frangenti mi sballottavano a pochi passi dalla riva. Secondo una leggenda locale, un
capall uisce catturato sotto la pioggia vuole restare bagnato, ma io non ci ho creduto finch non l'ho
sperimentato sulla mia pelle.
Un bel problema dice Kate.
Infatti.
E allora perch sono qui?
La studio.  una domanda che mi perseguita da quando l'ho vista la prima volta sulla spiaggia.
Perch sarebbe una capall uisce in una gara fatta per i capaill uisce.
Lei mi oltrepassa con lo sguardo, fissando il margine della scogliera, le sopracciglia aggrottate,
la bocca stretta. C' qualcosa di implacabile in lei, una furia che associo alla sua giovane et.
Non voglio prenderla in considerazione a meno di avere la sicurezza che possa darmi pi
possibilit rispetto a Dove mi dice.  solo dopo il suo lungo silenzio che capisco che mi sta fissando
in attesa che io mi mostri in accordo o in disaccordo.
Non so bene cosa si aspetta che io dica. Deve saperlo gi, ma le dico comunque: Non c'
niente di pi veloce di un capall uisce. Punto. Non m'importa che tipo di addestramento hai seguito
finora, giretti nell'acqua o quello che sono. I capaill uisce sono pi forti della tua cavalla, pi alti di lei,
e lei si nutre di erba. I capaill uisce si nutrono di sangue, Kate Connolly. Non hai la minima
possibilit.
Questo pare rafforzare le sue opinioni, perch annuisce, una sola volta, in modo brusco. Okay,
allora. Non ti va di fare a gara con me, giusto?
 uno strano modo di formulare la frase. Significa che devo rispondere no per dire s.
Una gara? Io sulla cavalla, tu su Dove?
Kate annuisce.
Ci investe una nuova raffica di vento. Corr finalmente si calma, fermandosi per fiutarla. C'
odore di pioggia nell'aria, anche se lontana. Non capisco a che scopo.
Kate si limita a fissarmi.
Alla scuderia mi aspettano ancora parecchi cavalli da portare al galoppatoio. Ci sono George
Holly e almeno altri due clienti che gironzolano per le stalle, in cerca del cavallo che render famosa la
loro scuderia sul continente, famosa per lo meno per quest'anno. Ho troppe cose da fare nelle prossime
ore prima del buio, che cala presto in ottobre. Non ho tempo per questa stupida gara, una capall uisce
contro un pony incapace perfino di guardare Corr negli occhi.
Non ci vorr pi tempo di quanto ne impiegherei per provarla io stessa dice Kate. Perci se
dici no,  solo perch l'idea ti offende.
Ed  cos che finiamo per gareggiare.
Vado a recuperare la cavalla baia, lasciando Corr al suo posto con un pezzo di cuore di manzo
che prendo dalla borsa. Trovo Kate intenta a sistemare le staffe da sopra il suo pony, con una gamba
sulla sella.  qualcosa che non puoi fare con un cavallo di cui non hai completa fiducia, qualcosa che
non penso potrei mai fare con un capall uisce.
Sotto di me, la cavalla baia freme e scalpita ansiosa.  difficile da contenere quanto la capall
pezzata, ma meno perfida. Preferirebbe affogarti piuttosto che mangiarti.
Pronto? mi chiede Kate, anche se immagino sia una domanda che avrei dovuto fare io. Non
credo che ci sia la bench minima probabilit che voglia davvero la cavalla su cui sono seduto. Fino a
quel masso laggi?
Io annuisco.
Ragiono fra me e me: questa gara non dev'essere per forza fatica sprecata. Se riesco a far
correre in linea retta la cavalla baia per cinque minuti, potrei riconsiderare quello che ho detto a
Malvern. Odio liberare un cavallo dopo che ci ho investito del tempo, e lei me ne ha prosciugato gi
parecchio. Magari mi sono sbagliato e sar pronta per l'anno prossimo. Per domare Corr mi ci sono
voluti anni.
Che aspetti, un segnale? dice Kate, slanciandosi sul prato incolto. La mia cavalla schizza
come una freccia dietro di lei, da vero predatore, e devo lasciarla fare finch non le raggiungiamo. Kate
impugna una grossa ciocca della criniera di Dove, che penso sia un suo modo di tenersi salda finch
non mi rendo conto che lo fa per impedire che i lunghi crini le sbattano sul viso e sulle mani. Non devo
preoccuparmi di questo con la mia cavalla: se li  consumati quasi tutti a furia di sfregare la testa contro
il telaio della porta del suo box, struggendosi per il mare.
Le due cavalle galoppano sull'erba, entrambe agili sul terreno accidentato.
La cavalla baia non si impegna. La devo spronare per farla andare pi veloce, superare Dove e
finirla con questa storia. Ma la cavalla piega il corpo intorno alla mia gamba invece di allungarsi. Tira
verso il ciglio della scogliera, spostandosi di lato invece che avanti.
E, ovviamente, il pony isolano galoppa dritto e sicuro avanti a noi.
Ci metto alcuni lunghi secondi per tenere a bada la mia cavalla, ma quando decide di correre,
recupera in fretta. Il pony falbo di Kate continua a galoppare, con gioia. Le sue orecchie sono dritte per
il gusto di correre, la sua coda schiocca mentre corre a balzi, eccitata. La mia cavalla non  concentrata,
ma nemmeno Dove lo .
Kate mi lancia un'occhiata, e io sprono ancora la mia baia. Le sussurro di accelerare e lei mi
ascolta e obbedisce. Il pony falbo non ha una sola possibilit di vincere.
Sento uno schiocco al di sopra del vento e mi volto in tempo per vedere Kate che allunga una
mano dietro la schiena e, con il palmo aperto, schiaffeggia la sua cavalla sul posteriore. Ha ottenuto
l'attenzione del pony e Dove si slancia in avanti con foga.
Tanto non serve a niente. La mia capall uisce  pi veloce di quanto un qualunque pony isolano
possa anche soltanto sognare di essere, e la stiamo distaccando in fretta. Ci saranno trenta lunghezze fra
di noi tempo di arrivare al masso.
La cavalla baia inciampa ma non perde il passo. Le mie braccia sono spruzzate di fango. Rubo
un'occhiata da sotto il braccio per vedere dov' Kate. Lei e Dove sono molto lontane. Non c' gusto in
questa gara. Nessun piacere in una vittoria facile. E soprattutto, nessun piacere in una vittoria che non
interessa al cavallo.
Ed  in quel momento che il vento ci porta una zaffata di oceano. La cavalla baia rallenta e poi
si volta, gettando indietro la testa con le narici dilatate. Le sussurro all'orecchio e le traccio lettere sulla
spalla, ma lei non si acquieta.
Vuole avvicinarsi al ciglio della scogliera. L'oceano spira potente nel vento e lei non riesce a
pensare ad altro. Estraggo il ferro dalla tasca e lo passo sulle sue vene, ma niente. Lei si impenna,
artigliando l'aria, e quando questo non serve a disarcionarmi, decide di portarmi con s. La sua pelle 
tesa e bollente dove le mie gambe la toccano. Non c' modo di farle cambiare idea.
Davanti a noi vedo la distesa di erba ruggine, poi altra erba e poi nient'altro che il cielo. Tiro
una redine verso l'alto, un modo pericoloso per fermare un cavallo normale perch potrebbe rovesciarsi
e caderti addosso, ma per la cavalla baia non fa differenza. Ha il morso ben stretto fra i denti e il mare
nei polmoni.
Sei metri dallo strapiombo.
Ho mezzo battito di cuore per prendere una decisione.
Mi getto di lato e urto con violenza la spalla sul terreno, e rotolo per disperdere il dolore. Vedo
l'erba rossiccia, poi il cielo azzurro, e ancora l'erba rossiccia. Mi alzo su un gomito e scorgo la cavalla
in tempo per vederla contrarre i muscoli e saltare.
Arranco sulle mani e sulle ginocchia verso il ciglio della scogliera. Non sono sicuro di poter
sopportare di vederla sfracellarsi sugli scogli, ma non posso nemmeno non guardare.
La cavalla baia sembra non avere paura mentre vola nell'aria, come fosse un semplice salto su
un ostacolo. Ha gi perso gran parte delle sue caratteristiche equine, il suo corpo  slanciato e
aerodinamico.
Non posso guardare.
Sento uno schianto terribile.  scomparsa fra le onde, la sua coda  l'ultima cosa che vedo.
Sospiro e infilo le mani in tasca. Non saprei dire se  sopravvissuta al tuffo oppure no. Ad ogni
modo la mia sella  andata. Sono contento che non fosse quella di mio padre, al sicuro nella stalla, per
quanto anche questa mi fosse cara: l'ho fatta fare due anni fa, uno sfizio di quelli che raramente mi
tolgo. Non impreco, ma assaporo il gusto acido della parola in bocca.
Un alito caldo mi soffia sulla spalla.  Dove. Kate  in piedi dall'altro lato, i capelli rossi che le
sono sfuggiti dalla coda. Dove ansima, ma non quanto mi sarei aspettato.
Kate si sporge dalla scogliera e aggrotta la fronte per un momento, poi indica.
Seguo il suo sguardo verso uno scintillante dorso scuro che nuota verso il mare aperto. Faccio
una smorfia. A quanto pare hai vinto, Kate Connolly.
Lei batte il palmo sulla spalla di Dove e dice: Chiamami Puck.
Capitolo ventisette
Sean
Torno alla scuderia e la trovo in subbuglio. Met dei cavalli non ha fatto in tempo ad allenarsi.
Mettle  nel recinto accanto alle stalle che mastica e si attacca coi denti alla traversa pi alta dello
steccato. Edana  rimasta dentro, e non c' traccia di Mutt. Se pensa di voler sfidare seriamente me e
Corr alle corse quest'anno, lo sta facendo nel modo sbagliato.
La sensazione di aver dimenticato qualcosa mi accompagna, finch non capisco di essere
scombussolato perch sono uscito con due cavalli e tornato con uno solo. Manca un cavallo a cui
togliere i finimenti, una sella da mettere a posto.
George Holly mi trova mentre sto tornando nel piazzale con un secchio grondante di sangue in
una mano, dopo aver dato da mangiare ai capaill uisce. Ha scovato un vivace basco rosso per tenere a
bada i capelli e un sorriso per tenere alto il morale. Salve, Sean Kendrick mi saluta entusiasta,
affiancandomi mentre cammino sui basoli del cortile. Sembri di ottimo umore.
Davvero?
Be', hai qualcosa sulla faccia che ricorda vagamente un sorriso dice Holly. Studia i miei
abiti: porto l'isola addosso sulla met sinistra del corpo.
Con un colpo di ginocchio apro il rubinetto della manichetta e comincio a sciacquare il secchio.
Oggi ho perso una cavalla.
Un vero peccato. Cosa  successo?
 saltata gi dalla scogliera.
Dalla scogliera?  normale?
Nella stalla, Edana emette un lungo lamento impaziente, affamata di mare. L'anno scorso, di
questi tempi, Mutt stava gi spompando a morte la sua cavalcatura sulla spiaggia. Adesso la scuderia
sembra insolitamente tranquilla senza di lui: il cielo azzurro prima di una tempesta. Penso al Festival
dello Scorpione di domani, e al fatto che fra i cavalieri che sfileranno in parata ci saremo io, Mutt e
quella pazza scriteriata di Kate Connolly.
Chiudo il rubinetto e lo guardo. Signor Holly, non ci sar niente di normale questo mese.
Capitolo ventotto
Puck
E cos stasera  la serata del grande Festival dello Scorpione.
Ci sono stata soltanto una volta: la mamma ci port un anno che pap era uscito in barca. Pap
non approvava il festival, n le corse in generale. Diceva che il primo fomentava gli scalmanati e che le
seconde davano a quegli scalmanati quattro gambe di troppo. Avevamo sempre pensato che anche la
mamma non approvasse, eppure quell'anno, quando fu chiaro che pap avrebbe passato la notte fuori,
la mamma ci invit a prendere cappelli e cappotti, e disse a Gabe di rianimare la Morris (anche
all'epoca era un disastro). Col brivido del proibito, ci infilammo nell'auto: a Gabe tocc l'ambito sedile
del passeggero, mentre Finn e io litigavamo e ci prendevamo a schiaffi sul sedile di dietro. La mamma
ci sgrid e poi imbocc la strada per Skarmouth, china sul volante come fosse un cavallo difficile.
E poi, Skarmouth! Dappertutto c'era gente mascherata, e si sentivano i tamburini dello
Scorpione e le nenie dei cantori. La mamma ci compr campanelle e nastri, e i Pan di novembre che mi
lasciarono le mani appiccicose per giorni. Dappertutto rumore, rumore, rumore, finch Finn, che
all'epoca era un moccioso, cominci a piangere per il fastidio. Dory Maud ci sbuc davanti dal nulla
con una di quelle terrificanti maschere grottesche e la mise sulla faccia di Finn. Nascosto dietro la
mostruosa maschera dai denti piatti, divenne feroce quanto mia madre.
Negli anni che ho passato con la mamma, l'ho quasi sempre vista pulire la baracca di Dove o
lavare i piatti o dipingere la ceramica o in cima alla scala per rimettere a posto una tegola del tetto col
martello. Ma per chiss quale ragione, adesso, quando penso a lei, la immagino quella sera al festival
che danzava scatenata in circolo con noi, la bocca sorridente, il volto deformato dai bagliori dei fal, a
cantare le canzoni di novembre.
Ormai sono passati anni, ed  il giorno del festival, e potremmo andarci se ci va, perch non 
rimasto nessuno in vita che possa proibircelo.  una strana sensazione di vuoto.
Ho riparato la Morris annuncia Finn, entrando in casa. Mi guarda lavare i piatti con pi
interesse di un ispettore dell'ufficio d'igiene. C' voluto un po'. Gli credo.  tutto sporco di grasso.
Sembri un diavolo uscito dall'inferno gli dico. Ehi, che fai?
Invece di andare in bagno a lavarsi, prende il cappotto che  caduto sul pavimento dietro la
poltrona di pap, accanto al caminetto.
Finn si strofina la fronte, lasciando una macchia nera. Ho paura di spegnere la Morris,
potrebbe non ripartire pi.
Non puoi lasciarla accesa tutta la notte.
Mio fratello si calca in testa il berretto sformato. E pensare che la mamma diceva che eri
quella intelligente.
Non  vero. Lo diceva di Gabe ribatto. Quando Finn posa la mano sulla porta, capisco le sue
intenzioni. Aspetta pensi di andare al festival?
Finn si volta e mi guarda.
Non ci sar nemmeno Gabe. Perch mai dovremmo andarci? Io devo alzarmi presto domani.
Perch devi formalizzare la tua iscrizione dice Finn. Cos c' scritto su quel tuo
regolamento.
Ovviamente ha ragione. Mi sento una stupida per non essermelo ricordato, e poi avverto una
morsa allo stomaco. Prima, avevo qualche metro d'acqua di mare fra me e chiunque potesse obiettare
alla mia partecipazione. Adesso, l'unica cosa fra me e gli altri sar qualche pinta di birra.
Ma non c' modo di evitarlo. E forse, dico solo forse, ci sar anche Gabe. Il resto dell'isola ci
sar.
Abbandono di buon grado i piatti nel lavello, e infilo mio malgrado la logora giacca verde;
prendo il cappello mentre Finn apre la porta. Ora che so come interpretare il suo comportamento, vedo
che Finn non sta nella pelle per l'eccitazione. Lui non dimostra mai il suo entusiasmo, accelera solo i
movimenti. Finn appartiene alle creature che si muovono al rallentatore.
La Morris ha l'aria sinistra sotto il cielo rosa che si va tingendo di viola scuro, gli artigli neri
delle nuvole si allungano sempre di pi verso il tramonto, ma il volto di Finn splende come un faro
mentre mi aspetta gi seduto al posto di guida. Penso a lui dietro la spaventosa maschera di Dory Maud
e lo immagino di nuovo cos felice, con le dita appiccicose per giorni.
Aspetta dico, e torno indietro di corsa a prendere qualche spicciolo dalla lattina dei biscotti
sempre pi vuota sul ripiano della cucina. Trover il modo di rimetterceli. A costo di non mangiare
altro che Pan di novembre questa settimana. Corro di nuovo alla macchina e mi siedo. Il rattoppo che
Finn ha cucito sul sedile mi penetra nella coscia. Non  che ci pianta in asso, questo rottame? Non mi
va di restare bloccata in mezzo alla campagna dopo il tramonto con qualche cavallo nei paraggi.
Basta non accendere il riscaldamento dice Finn.
Non voglio sapere com' riuscito a metterla in moto. L'ultima volta ci sono voluti due uomini
che spingevano mentre Finn era al volante. Una volta sulla strada, Finn aggiunge: Scommetto che
Gabe ci sar. Scommetto che  al festival.
A quel punto mi sento ancora pi nervosa, perch l'idea di affrontare Gabe riguardo alla
minaccia di sfratto fatta da Malvern torna a stuzzicarmi. Se  al festival, non avr modo di evitarmi.
Ehil!
L per l penso che sia stato Finn a parlare, anche se non  la sua voce e non credo che Finn
abbia mai detto "Ehil!" in vita sua. Poi mi accorgo che sono i fratelli Carroll. Camminano tutti e due
strascicando i piedi come urie nere nella luce del crepuscolo, ed  stato Jonathan a gridare per attirare la
nostra attenzione.
Finn rallenta fino a fermarsi. Io apro il finestrino.
Ci date un passaggio in citt? chiede Jonathan.
Per tutta risposta, Finn tira il freno a mano. Sono in qualche modo scioccata dalla sua audacia.
Io avrei permesso ai Carroll di venire con noi, ma nella mia mente Finn  molto pi timido. Continua a
crescere a mia insaputa.
Devo scendere per far salire i due fratelli. Jonathan s'infila per primo e scalcia lo schienale di
Finn; Finn gli scocca un'occhiata affabile dallo specchietto retrovisore. Brian mi ringrazia. Se per il
passaggio o per il fatto che sono scesa per farlo salire, non saprei dire. Ho la sensazione che l'auto
straripi di gente, come se fossimo aumentati di cinque invece che di due.
Quando ci rimettiamo in marcia, Jonathan si sporge in avanti e afferra lo schienale del sedile di
guida per chiedere: Quando accendono il fal, lo sai?
Non lo so risponde Finn.
Sussulto quando una mano afferra lo schienale del mio sedile, accompagnata da una zaffata di
pesce. Sento: 'sera, Kate.
Mi volto a guardare:  una mano sincera e amichevole, anche se sa di pesce. 'sera.
Jonathan scuote il sedile di Finn. Mi sa che c'ho l'et per scommettere quest'anno. Sai se 
sedici o diciassette? L'et per scommettere?
Non lo so risponde Finn.
Be' commenta Jonathan disinvolto, sei inutile come un paio di tette su un cinghiale. T'ho
vista aiutare Dory Maud a montare lo stand ieri mattina, Puck. Che vende? Roba varia.
Non so perch mi abbia fatto la domanda visto che si  risposto da solo.
Brian si sporge fra me e il finestrino, e la sua voce si avvicina.  sincera e amichevole quanto la
mano, segnata com' da quel vecchio accento isolano con cui fa piacere parlare del tempo o di quante
sule c'erano sugli scogli l'altro giorno. Quando ero piccola, avevo l'abitudine di chiudermi in bagno
dove c'era l'eco per cercare di imitarlo. Nelle r c' qualcosa di diverso da come parlavano i miei
genitori. Ho sentito che partecipi alla corsa.  vero?
Finn accende i fari mentre Jonathan continua a blaterargli nell'orecchio. Il buio cala in fretta
sotto lo strato sottile di nuvole. Sento odore di bruciato. Spero non sia la Morris.
 vero rispondo.
Brian non dice niente, ma si limita a lanciare un lungo fischio che esprime sorpresa, o forse
soggezione, prima di tornare ad appoggiarsi al suo schienale. Nel frattempo Jonathan Carroll continua a
chiacchierare da solo. Gli basta un lieve cenno del capo di Finn per sentirsi incoraggiato a parlare. Non
sono sicura che Finn annuisca con intenzione: credo siano soltanto i sobbalzi per le buche nell'asfalto.
Quando raggiungiamo il tratto pi alto della strada per, perfino Jonathan si zittisce. Da qui si riesce a
intravedere l'oceano per un paio di secondi.  grigio e infinito, sotto un cielo ugualmente infinito, e
nonostante la distanza scorgo le onde che si rincorrono. Da noi piove spesso, e c' anche qualche
tempesta di tanto in tanto, ma il nostro clima non  dei pi estremi. Eppure qualcosa in quella spuma
bianca che si frange contro gli scogli mi mette a disagio.
Ehil! fa di nuovo Jonathan. Guardate! Laggi! Una testa!
Nostro malgrado, guardiamo tutti. L'acqua cambia colore, prima nera, poi grigio-azzurra, poi di
nuovo nera, un gorgo di spuma bianca e poi la vediamo tutti emergere dalla spuma: la testa scura di un
cavallo con le fauci spalancate. E prima ancora che il mare si richiuda sulla prima, vediamo un'altra
criniera rossiccia rompere la superficie, seguita da un breve scorcio di dorso marrone che si inarca
nell'acqua. Un attimo dopo sono scomparsi entrambi, e io ho la pelle d'oca.
 la serata giusta per stare coi piedi all'asciutto osserva Brian Carroll, ma non col tono
scherzoso che avrebbe usato suo fratello. Penso all'odore di pesce che si porta addosso, e alla
semplicit con cui mi ha domandato se parteciper alla corsa. Partecipare alla corsa probabilmente non
sembra un atto cos intrepido agli occhi di qualcuno che va a pesca nel mare di novembre per
guadagnarsi da vivere.
Se dovessi catturarne uno, prenderei il sauro dice Jonathan. I rossi vincono sempre.
Brian ribatte: Vuoi dire che Sean Kendrick vince sempre.
Jonathan si agita sul sedile.  che i sauri sembrano pi veloci.
Gi dice Brian, ma  Sean Kendrick che li fa sembrare veloci. L'hai conosciuto, Kate?
Finn sembra divertito da quel "Kate", forse perch pronunciato da Brian mi fa sembrare una
persona pi responsabile di quanto non sia in realt.
S mugugno. L'ho incrociato altre due volte dopo la nostra corsa sulla scogliera, ma non
aveva l'aria di uno che volesse parlarmi. Anzi, direi il contrario. Nemmeno lui  tipo da "Ehil!"
Un ragazzo strambo dice Jonathan.
Soltanto un cavallo d'acqua conosce i capaill uisce meglio di lui. La voce di Brian vibra di
ammirazione. Non  la persona peggiore con cui fare amicizia, Kate. Anche se mi sa che lo sai gi.
Quello che so  che Sean Kendrick ha montato quella cavalla baia e ha aspettato di arrivare a un
pelo dal burrone prima di mettersi in salvo, e che i morti parlano pi di lui.
Io scommetterei su di te dichiara Jonathan magnanimo, se non scommettessi gi su di lui.
Jonathan. Questo  Brian, in tono di ammonimento. Come se m'importasse di su chi punta
quell'ottuso di suo fratello.
Oppure su Ian Privett continua Jonathan. Ha quel grigio dannatamente veloce dell'anno
scorso. Batte le mani sullo schienale di Finn come un tamburino dello Scorpione, e poi si sposta di
lato per parlare con me. Gi al pub le scommesse su di te vanno alla grande. Se ti farai vedere o no
stasera alla parata. Gerry Old dice che sono giorni che non scendi alla spiaggia e che ti sei ritirata.
Comesichiama dice che sei morta, ma ovviamente non  vero. Perci, tu cosa ne pensi, Kate, sei una
scommessa vincente?
Brian fa un sonoro sospiro.
Se fosse la mia cavalla contro la tua bocca replico, sarei una scommessa persa.
Brian e Finn scoppiano a ridere. Jonathan dice che non sono una che si piscia addosso. Credo
che sia un complimento.
Guardo fuori dal finestrino. Il cielo si sta facendo buio in fretta dietro i brandelli di nuvole. C'
un bagliore rossastro in lontananza, dov' annidata Skarmouth, ma il resto dell'isola  nero e
misterioso. Nell'oscurit non c' differenza fra mare e terra. Ripenso a quando cavalcavo Dove in cima
alla scogliera stamattina. Al modo in cui l'aria mi mordeva le guance, e a come l'odore di mare mi
faceva battere forte il cuore. So che dovrei essere terrorizzata al pensiero di stasera e domani e
dopodomani, e lo sono, ma provo anche qualcos'altro: eccitazione.
Capitolo ventinove
Puck
La parata dei cavalieri comincia alle undici dice Brian Carroll. Ma immagino che questo gi
lo sai.
No, non lo sapevo, ma adesso lo so. Le undici mi sembrano ancora lontane, ore da riempire con
la confusione del festival. Devo trovare mio fratello dico a Brian. L'altro mio fratello.
In realt, quello che devo trovare  un appoggio. Mi ritrovo a questo festival dove sono venuta
una volta con la mamma, ma la mamma adesso non c'. Finn e Jonathan Carroll sono svaniti nella
folla, lasciandomi sola con Brian, di cui conosco i polmoni meglio di tutto il resto, e con un fascio di
nervi aggrovigliati nello stomaco.
Pensavo che il mio annuncio fosse bastato come saluto, ma Brian dice: D'accordo. Dov'
secondo te?
Se conoscessi la risposta a questa domanda, gli avrei parlato tre giorni fa. La verit  che di
questi tempi non so pi niente di mio fratello maggiore. Brian allunga il collo per guardare sopra la
calca, studiando i volti in cerca di Gabe. Siamo fermi all'imbocco della via principale di Skarmouth, e
da quass si vede bene il molo. Le persone riempiono ogni centimetro quadrato. L'unico spazio libero 
dove i tamburini dello Scorpione si fanno strada gi in fondo, vicino all'acqua. C' un aroma delizioso
nell'aria, e il mio stomaco brontola.
Da qualche parte dove non penserei mai di cercare, probabilmente rispondo. Tu hai altri
fratelli?
Sorelle dice Brian. Tre.
E dove sono stasera?
Sul continente.
Lo dice senza particolare enfasi e mi domando se abbia smesso di soffrirne o non ne abbia mai
sofferto. Okay, se fossero qui stasera, dove andrebbero?
Be' fa Brian pensieroso, con la voce difficile da distinguere nel baccano della folla, al molo
o al pub. Diamo un'occhiata?
Non so perch, ma mi d una strana sensazione questa conversazione con Brian Carroll. Mi si 
avvicinato per farsi sentire e mi guarda: mi sembra cos enorme e solido e adulto con quei suoi riccioli
e i muscoli da pescatore. Non sono abituata a questo genere di sguardo fermo e sicuro. Una parte di me
pensa che stia solo cercando di tirarmi su il morale  io una ragazzina, lui quasi un uomo  ma poi
un'altra parte di me adocchia le mie mani. Sono le mani della mamma, non quelle di una ragazzina, e
so di avere anche il viso della mamma. Mi domando quanto mi ci vorr per sentirmi adulta dentro come
sono fuori.
Okay acconsento.
Ci avviamo lungo la strada. Le spalle ampie di Brian fendono la folla. Turisti, per lo pi, dai
volti sconosciuti. C' una sottile diversit in loro, come fossero di un'altra specie. I loro nasi sono un
po' pi dritti, i loro occhi un po' pi ravvicinati, le loro bocche pi strette. Sono imparentati con noi
come Dove  imparentata con i cavalli d'acqua.
Non c' traccia di Gabe. Come facciamo a trovarlo in questa ressa? Brian continua a spingere,
per, in direzione del molo.
Rumore, rumore, rumore. Tamburi e grida, risate e canti, motociclette e violini.
Ci facciamo strada a spintoni fino al molo, che  un po' pi tranquillo, avendo un lato
fiancheggiato dall'oceano anzich dalla gente. L'acqua batte incessante contro la banchina, pi alta del
solito, quasi a lambire i nostri piedi. C' abbastanza silenzio da udire il trambusto in cima alla rupe che
domina la citt.
Che cosa succede lass? domando. Il fal?
Brian socchiude gli occhi come se non riuscisse a scorgere altro che gli edifici addossati alla
parete di roccia. Quello, e i desideri del mare.
L'unica cosa che so dei desideri del mare  che Padre Mooneyham ci ha sempre detto di non
esprimerli. E non sono mai riuscita a saperne di pi dalla mamma. Hai mai espresso un desiderio del
mare?
Brian pare sconvolto. No, figurati.
Cosa sono?
Un pezzo di carta su cui scrivi con un carboncino preso dal fal. Ci scrivi sopra qualcosa e poi
lo butti dalla scogliera.
Non sembra male.
 una maledizione, Kate. Sono maledizioni. Le scrivi al contrario e le butti in mare.
Mi affascina e mi terrorizza al tempo stesso. Subito provo a immaginare se esiste una
maledizione che potrei gettare dalla scogliera. Nella mia mente mi atteggio in una posa risoluta,
stagliata contro la luce del fal, e scaglio qualcosa di malvagio nell'oceano.
Sei matta, Kate Connolly dice Brian. Te lo leggo in faccia.
Non sono sicura di cosa voglia dire, ma quando alzo gli occhi per guardarlo, vedo che mi sta
studiando con intensit. All'improvviso mi viene il terrificante sospetto che voglia baciarmi, e
indietreggio di qualche passo prima di rendermi conto che lui non si  mosso di un millimetro. Brian
ride, una risata gentile e sincera. Forse sono matta, dopotutto.
Coraggio dice Brian. Andiamo a vedere se  l.
Proseguiamo lungo il molo. Ci sono bancarelle di cibo sotto i tendoni, a quanto pare Brian
pensa che Gabe si trovi qui. I venditori sono indaffarati e dobbiamo tagliare le lunghe code davanti ai
banchi per proseguire. Brian continua ad allungare il collo per scorgere mio fratello, e ancora una volta
mi pare strano coinvolgere in questa mia ricerca personale qualcuno estraneo alla famiglia. Perch si
impegna tanto a cercare Gabe invece di divertirsi al festival?
Non dovresti sprecare la serata cos gli dico. Dovresti andare a divertirti. Continuo io a
cercare.
Brian cala lo sguardo su di me. Stasera ho l'impressione che diventi sempre pi alto col passare
dei minuti. Quando troveremo Gabe, avr raggiunto la cupola di San Columba in cima alla collina, e io
dovr usare una scala a pioli per continuare a parlargli. Ma io mi sto divertendo. Vuoi che mi levo di
torno?
Non ci credo. Conosco il divertimento, e in genere prevede grida, risate, rincorse e, a volte, un
ginocchio sbucciato. Questa situazione pu essere interessante, ma non divertente.  solo che mi sento
in colpa perch ti trattengo.
Brian deglutisce e rivolge lo sguardo verso la folla, come se stesse ancora cercando Gabriel.
L'ultima delle mie sorelle  partita per il continente l'anno scorso. In genere venivo qui con lei.
Gabe dice che partir.
Ho parlato prima di riflettere, e non so proprio perch l'ho detto. Perch l'ho raccontato a Brian
Carroll, quando non ne ho mai discusso a fondo nemmeno con Finn? La conversazione pi lunga che
ho mai avuto con Brian Carroll in tutta la mia vita  stata quando lo minacciai di sputare sulla sua
tomba, e adesso gli sto rivelando i segreti di famiglia.
Gi, cos dice replica Brian.
Vorrei gridare Non ce l'ha detto finch non  stato costretto a farlo, ma quello s che sarebbe un
segreto di famiglia, cos tengo la bocca chiusa. Vorrei non essere venuta. Vorrei essere rimasta a casa.
Vorrei che Brian Carroll non mi guardasse dalla sua altezza impossibile. Incrocio le braccia e infilo le
mani sotto le ascelle. Quando trover Gabe, gli moller un pugno in un occhio.
Brian Carroll sembra ignorare il mio disagio, e aggiunge: Ha detto che partir con Tommy
Falk e Beech Gratton, mi pare.
Lascio che un piccolo ringhio di rabbia mi sfugga dalle labbra. Chiaro! Lo sanno tutti! E tutti
partono! Anche tu andrai sul continente?
No risponde Brian serio. Il mio trisnonno ha partecipato alla costruzione di questo molo, e
io non lo lascio.
Sembra quasi che se lo sia sposato, e all'improvviso mi sento stanca e arrabbiata.
Ehi, su dice Brian, come se si fosse finalmente accorto del mio malumore. Proviamo al pub.
Tanto era l che volevo andare. Potrebbe esserci anche lui. A volte gli isolani si rintanano l dentro. Se
non altro, ci ripariamo dal freddo per un po'.
Ripercorriamo la folla verso il Black-Eyed Girl, una costruzione con la facciata verde e le porte
spalancate. L'ho sempre trovato un po' troppo elegante per essere un pub, con il suo legno lucido e i
divanetti di pelle goffrata e le decorazioni di ottone.  pulitissimo e, per la maggior parte della giornata,
incredibilmente vuoto. Poi, la sera, quando i marinai sono stufi di essere sobri, il pub si riempie e
diventa un covo di dannati da cui poi la gente si riversa in strada e vomita nel porto.
Non sono mai entrata in questa seconda versione del pub fino a stasera.  un genere di
affollamento diverso da quello che c' per la strada. Il locale  stipato all'inverosimile, fumoso, torrido,
claustrofobico, echeggiante di grida e di risate e, cosa pi sconcertante, di accenni al mio nome nelle
conversazioni.
Perbacco, ma non  la nostra Kate Connolly? dice un uomo accanto alla porta. Il mio nome fa
voltare altre due o tre teste verso di noi.  come se avessero tutti pi di un paio di orecchie.
Kate Connolly! esclama entusiasta un altro dal bancone del bar. Spinge via uno sgabello per
avvicinarsi. Un omone dal torace a barile e i capelli rossi che sa di aglio e birra. La pollastrella tra i
galli!
Senza tante cerimonie Brian mi afferra per un braccio e con l'altra mano mi indica il fondo del
pub. Poi si volta verso l'omone e dice: S, certo, come no. Senti un po', John. Cosa ne pensi di
quest'alta marea? Tempesta in arrivo?
So riconoscere un tentativo di soccorso quando ne vedo uno, cos mi addentro nel pub,
allontanandomi dai due. Mi guardo intorno e nel separ in fondo vedo Gabe.  curvo su una pinta, le
lunghe dita aperte come zampe di ragno sul tavolo mentre dice qualcosa. Quando ride, anche se non lo
sento, la sua espressione mi sembra pi libera e sguaiata di come la ricordo. La rabbia mi attanaglia di
nuovo le viscere.
Brian mi sta ancora coprendo le spalle, cos procedo nella cortina di fumo e mi fermo di fianco
alla sedia di Gabe. Aspetto che si accorga di me; dall'altro lato del tavolo Tommy Falk, un altro
dannato cospiratore, mi ha gi vista e sorride affabile. Ma Gabe continua a gesticolare.
Gabe dico. Provo l'irritante sensazione di essere una bambina petulante che si piazza di
fianco alla poltrona del pap, e lo interrompe mentre legge il giornale.
Lui si volta. Non saprei dire se la sua  un'espressione colpevole. Ora che ci penso, no, non
credo proprio. Lui fa: Oh, Puck.
Gi, oh, Puck.
Non posso credere che parteciperai alla gara interviene Tommy. Ha due bicchieri vuoti
davanti a s e le sue parole scorrono come un'unica parola ininterrotta, con parecchie r in mezzo. Ti
ho vista il primo giorno. La prima ragazza di tutti i tempi. Alla nostra.
Non incoraggiarla lo ammonisce Gabe, ma in tono allegro. Il suo fiato sa di alcol.
Sei ubriaco dico io.
Gabe lancia un'occhiata a Tommy, poi a me. Non dire stupidaggini, Kate.  una birra
soltanto.
Pap non voleva che bevessi. Tu gli hai detto che non l'avresti mai fatto!
Ti comporti da mocciosa isterica.
Non mi sento affatto una mocciosa isterica. Devo parlarti.
Okay. Gabe non si muove. Dal suo atteggiamento capisco che si sente lo sguardo di Tommy
addosso, e quindi vuole fare bella figura davanti all'amico.
Mi chino su di lui. In privato.
La cosa che mi ferisce di pi  l'espressione del suo viso, con un sopracciglio inarcato come se
ancora pensasse che sono una mocciosa isterica.
Alza la mano verso il soffitto. Non c' nemmeno un angolino privato in questo posto. Non pu
aspettare?
Metto una mano sul suo braccio e con l'altra gli afferro la camicia. No. Non pi. Devo parlarti
adesso.
Mi sa che devo andare, Tommy. Torno subito.
Fagliela vedere, Puck! dice Tommy, agitando il pugno in aria. In quel momento provo
disgusto per Tommy e per la sua presunta bellezza. Non lo degno nemmeno di un'occhiata. Spingo
Gabe verso una porta in fondo al pub.  un gabinetto minuscolo che puzza di vomito recente. Chiudo la
porta alle sue spalle con una manata. Mi piacerebbe avere un momento per raccogliere i pensieri, per
ricordare con quanta rabbia desideravo questo confronto, ma a quanto pare tutto quello che volevo
dirgli  rimasto fuori del gabinetto.
Che bel posticino dice Gabe. Sul lavandino  appeso uno specchio non pi grande di un libro,
e sono contenta di non poter vedere il suo viso riflesso.
Dove sei stato?
Gabe mi rivolge un'occhiata come se la domanda fosse ridicola. Al lavoro.
Al lavoro? Tutto il tempo? Anche di notte?
Gabriel sposta il peso da una gamba all'altra, fissando il soffitto. Non sto mai via tutta la notte.
Tutto qui quello che avevi da dirmi?
No, non  tutto qui, ma non riesco a ricordare cosa esattamente avessi intenzione di gridargli.
Sono confusa e i pensieri mi sfuggono. L'unica cosa che ricordo con chiarezza  il desiderio di
mollargli un pugno in un occhio, e poi, all'improvviso, mi torna in mente la cosa pi importante.
Benjamin Malvern  venuto a casa nostra qualche giorno fa.
Uhm.
Uhm! Ha detto che vuole riprendersi la casa!
Ah.
Ah! Perch non ce l'hai detto? chiedo. Mi irrita il fatto che lo sto ancora stringendo per la
manica, ma come faccio a sapere che non se ne andr se mollo la presa?
Come facevo? replica Gabe con aria di sufficienza. Finn avrebbe dato fuori di matto e si
sarebbe spaventato a morte, e a te sarebbe venuto un attacco isterico.
Invece no ribatto. Forse l'attacco isterico mi sta venendo in questo momento: tutto quello che
dico mi sembra perfettamente logico, ma la mia voce suona un tantino fuori controllo.
Figurati.
Avevamo il diritto di sapere, Gabriel!
Tanto, a cosa sarebbe servito? Non  che voi due avreste guadagnato di pi. Cosa credi che
abbia fatto tutte queste notti? Ce la sto mettendo tutta.
E poi te ne andrai.
Mio fratello mi guarda, e il suo sorriso  scomparso. Quello che lo sostituisce non  tristezza:
soltanto una mancanza assoluta di espressione, gli occhi socchiusi contro un vento che non c'. Non
posso fare appello ai sentimenti di questo Gabe, perch non sono sicura che ne abbia. Una persona
pu solo mettercela tutta. Ho fatto del mio meglio.
Non  abbastanza dico.
Lui divincola il braccio dalla mia stretta e apre la porta. I rumori e gli odori del pub si riversano
nel gabinetto asfissiante.
Peccato.  il massimo che potevo fare. Gabe chiude la porta dietro di s. Inghiotto la mia
tristezza meglio che posso, ma mi rimane in gola.
Dipende tutto da me. In fin dei conti  questa la verit.
Passo qualche altro minuto in bagno dopo che se n' andato, con la fronte appoggiata allo
stipite della porta. Non posso uscire subito, perch allora Tommy Falk ammiccher sogghignando e
far qualche battuta stupida e io scoppier in lacrime davanti a tutti, e questa  l'ultima cosa che voglio.
So che con ogni probabilit Brian Carroll mi sta ancora aspettando davanti al bancone del bar, e mi
dispiace per lui, ma non abbastanza da avere la forza di uscire.
Dopo un po', prendo un respiro profondo. Immagino che, fino a qualche minuto fa, credessi
davvero di poter convincere Gabe a restare. Che in qualche modo, vista la situazione, avrebbe cambiato
idea. Ma adesso sembra ineluttabile, come se avesse gi messo un piede sul battello.
Scivolo fuori del gabinetto e scopro che c' una porticina secondaria un metro pi in l. Dentro
di me, per un istante, lottano due decisioni cruciali: riattraversare la sala, passando davanti a Gabe e
Tommy Falk, e agli uomini che mi fissano, per raggiungere Brian Carroll che forse mi sta ancora
aspettando, oppure sgattaiolare dalla porta secondaria che d sul vicolo dietro il pub, per leccarmi le
ferite e aspettare l'inizio della parata. In tutta onest, l'unica cosa che vorrei  tornare a casa, infilarmi
nel letto e mettere la testa sotto il cuscino fino a dicembre, o anche marzo.
Potrei fare a fette la mia vergogna per quanto  solida, ma imbocco la porticina secondaria e mi
lascio alle spalle Brian Carroll.
Il vento s'infila caparbio nel vicolo dai muri di pietra dietro il pub, e mentre torno nella strada
principale, penso con struggimento alla cioccolata calda e a casa mia, che non sento pi casa mia. Vedo
che adesso c' un mare ancora pi fitto di gente per strada e al momento non ho alcuna voglia di
nuotarci dentro.
Poi sento: Puck! ed  la voce di Finn.
Mi afferra il gomito e barcolla. Per un brevissimo istante di sgomento penso Finn  ubriaco,
perch adesso potrei credere qualsiasi cosa dei miei fratelli, ma poi mi accorgo che  stato spintonato
dalla folla. Finn cerca a tentoni la mia mano sinistra, mi apre le dita e mi ficca un Pan di novembre nel
palmo, grondante di miele e burro, con rivoletti di glassa cremosa che mi colano in mano. Implora di
essere leccato. Qualcuno nei paraggi grida come un cavallo d'acqua. Il cuore mi batte a mille.
Lascio che il dolcetto continui a colare e incontro lo sguardo di Finn.  un alieno, un demone
nero con un bianco ghigno spettrale. Mi ci vuole un momento per riconoscerlo sotto il nerofumo e il
gesso che gli ricoprono le guance. Soltanto le labbra sono rosa, dove la glassa del suo Pan di novembre
gliele ha pulite. A tracolla porta una di quelle lance finte fatte di legno, legata con una cinghia di cuoio.
Come hai fatto? Devo gridare per farmi sentire nella calca.
Finn mi afferra l'altra mano e ci mette qualcosa dentro. Quando apro il pugno per vedere di
cosa si tratta, lui mi spinge il braccio contro il corpo per nasconderlo da sguardi indiscreti. Batto le
palpebre incredula davanti alla quantit di denaro che ho nel palmo.
Finn si china su di me. Il suo alito  dolce come il nettare: deve aver mangiato pi di un
dolcetto. Ho venduto la Morris.
Mi affretto a nascondere i soldi. Chi ti ha pagato tanto?
Una tonta di turista che si  innamorata dell'auto.
Mi sorride, i denti storti che spiccano candidi sulla faccia nera di carbone, i capelli scompigliati,
e io sento che anche la mia faccia si scioglie in un sorriso. Magari si  innamorata di te.
Il sorriso di Finn scompare. Il codice di Finn prevede che non si debba fare il minimo accenno
alla possibilit che qualcuno del sesso opposto lo trovi attraente. Non saprei dire quale norma sia di
preciso, ma credo sia collegata a quella che stabilisce che non si debba ringraziarlo. Finn e i
complimenti non vanno d'accordo.
Lascia perdere dico. Ben fatto.
C' una cosa per dice Finn, leccandosi la mano. Come facciamo adesso a tornare a casa?
Se sopravvivo alla parata dei cavalieri rispondo, ti ci porto in spalla.
Capitolo trenta
Sean
I tamburi dello Scorpione battono un ritmo forsennato mentre sguscio tra la folla che popola le
strade di Skarmouth. L'aria gelida mi trafigge i polmoni quando inspiro, il vento porta con s ogni
genere di odori alieni: pietanze cucinate soltanto nella stagione delle corse, profumi che soltanto le
donne del continente si mettono. Pece bollente, immondizia bruciata, birra versata per terra. Questa
Skarmouth  primitiva e famelica, combattiva e incomprensibile. Tutto quello che la corsa mi suscita
dentro stanotte trasuda dalle commessure della strada.
Davanti a me la gente si fa largo a spintoni fra i turisti, ebbri di alcol ed eccitazione. Se per ti
fai vedere con un piglio deciso, perfino gli ubriachi ti lasciano passare. Sono diretto alla macelleria, e
tengo gli occhi bene aperti. Sto cercando Mutt Malvern. Meglio vedere che essere visto, almeno finch
non scopro cosa ha in mente stasera.
Sean Kendrick. Mi sento chiamare, prima un sussurro, poi a gran voce, ma non mi fermo. Sono
in tanti a riconoscermi.
Mentre cammino, contemplo la citt. Le pietre sono rosse e dorate alla luce dei lampioni, le
ombre nere e marroni e blu scuro, tutti i colori dell'oceano di novembre. Le biciclette sono addossate ai
muri degli edifici come se un'ondata ce le avesse sbattute contro per poi ritirarsi. Le ragazze mi
spingono, i loro passi risuonano delle campanelle che portano alle caviglie. I bagliori di un fal
sfarfallano in una delle traverse, fiamme che lambiscono il bordo di un bidone circondato da un
gruppetto di ragazzi. Guardo Skarmouth, e Skarmouth guarda me, con occhi selvaggi.
Su un muro  affisso un manifesto pubblicitario della Scuderia Malvern.
QUATTRO VOLTE VINCITRICE
DELLA CORSA DELLO SCORPIONE.
DIVENTA PROPRIETARIO
DI UN PEZZO DI GARA
ASTA DI PULEDRI GIOVED ORE 7
Tutto in quel manifesto riguarda me, ma il mio nome non  scritto da nessuna parte.
Devo fermarmi per far passare i tamburini che arrivano con gran fracasso da una via laterale che
porta al molo. Sono quattordici elementi, guidati pi dall'entusiasmo che dal talento. Sono vestiti di
nero dalla testa ai piedi. I tamburi dello Scorpione hanno un diametro pari alla lunghezza del mio
braccio, e la pelle  macchiata di sangue e tesa con delle corde. I tamburi rullano, sostituendo il battito
del mio cuore con il loro. Dopo i tamburini viene una donna che indossa una maschera da cavallo e una
tunica rosso sangue. Dietro porta una coda: difficile dire se si tratti di corda o cuoio o vero crine. Per
tradizione  scalza. Impossibile capire chi sia.
I tamburi incalzano e noi ci incolliamo ai muri per lasciarli passare. Qualche turista applaude.
Gli isolani pestano i piedi per terra. La dea giumenta scruta adagio la folla, con l'enorme testa di
cavallo impagliata che fa sembrare il suo corpo molto pi piccolo. Vedo qualcuno che si fa il segno
della croce e poi di nuovo, al contrario stavolta. Al centro della strada la donna dalla testa di cavallo
stende una mano e lascia cadere una pioggia di sassolini. La tradizione vuole che lasci cadere una sola
conchiglia nel corso della nottata, e a chiunque trover la conchiglia verr concesso un desiderio.
Stavolta non ha niente in mano se non granelli di sabbia.
Una notte di tanti anni fa, ero con mio padre e lei mi guard, lasciando cadere la sua manciata
di ciottoli e sabbia, e la conchiglia rotol sul terreno davanti a me. Io schizzai come un fulmine per
prenderla, col desiderio gi espresso ancor prima che le mie dita si chiudessero intorno alla conchiglia.
Mi volto di lato, in attesa che la donna passi, in attesa che il ricordo passi.
Avverto un respiro, al tempo stesso umano ed equino, e volto la testa. La dea giumenta si 
fermata proprio davanti a me, a meno di un passo. L'enorme, vecchia testa grigia si mette di profilo per
fissarmi con l'occhio sinistro, come farebbe Corr col suo unico occhio buono. Solo che l'occhio di
questo cavallo  fatto con una piccola scheggia di ardesia, tanto levigata che ammicca e lacrima come
quello della cavalla pezzata. Da cos vicino riesco a vedere addirittura le striature di rosso pi intenso
nella tunica della donna, dove il sangue si  raccolto nelle pieghe del tessuto arricciato. Il costume 
impressionante: perfino da questa distanza ravvicinata  difficile stabilire dove finisce la donna e dove
comincia la testa finta, e non si capisce come riesca a vedere qualcosa. Mi pare di avvertire un alito
caldo sul viso, sbuffato dalle narici. Il mio cuore accelera.
Sono tornato bambino e guardo la sua mano che si apre, facendo piovere sabbia e sassolini.
L'isola, la spiaggia, la vita, si dilatano dinnanzi a me.
La dea giumenta mi prende il mento con la mano. L'occhio di scisto mi fissa. Il pelo intorno 
ormai opaco e appiattito per i troppi anni passati dalla sua morte.
Sean Kendrick dice lei, e la sua voce risuona rauca, non umana. Ci sento il mare dentro. 
stato esaudito il tuo desiderio?
Non riesco a staccarle gli occhi di dosso. S. Molte volte.
L'ardesia scintilla e ammicca.
La voce mi coglie ancora di sorpresa. E ti ha portato felicit?
Non  una domanda su cui mi sono mai soffermato a riflettere. Non sono infelice. La felicit 
qualcosa che quest'isola difficilmente concede: il terreno  troppo roccioso e il sole troppo debole
perch quella possa prosperare. Abbastanza.
Le sue dita mi stringono forte la mascella. Sento odore di sangue e mi accorgo che il sangue
fresco di cui  intrisa la tunica le  gocciolato sulle mani.
L'oceano conosce il tuo nome, Sean Kendrick dice. Esprimi un altro desiderio.
Tende il braccio e strofina il dorso della mano sui miei zigomi.
Poi la dea giumenta si volta per seguire i tamburini, e  soltanto una donna con una testa di
cavallo morto. Mi resta un vuoto dentro: per la prima volta vincere non mi sembra pi abbastanza.
Non riesco a togliermi la dea giumenta dalla testa: il timbro della sua voce, la sensazione
immaginaria del suo alito sulla pelle. La gola mi brucia come se avessi bevuto acqua di mare. Adesso
nuoto tra la folla, allontanandomi dal mio magico incontro con la dea giumenta per rituffarmi nel
mondo reale. Mi sforzo di tenere i piedi per terra pensando a quello che devo fare da Gratton. Saldare il
conto e fare un altro ordine per i cavalli d'acqua. Ma la mia mente torna sempre alla donna con la testa
di cavallo, nel tentativo di capire a chi appartenessero quelle mani. Se riesco a individuarla, forse potr
colmare il vuoto che sento dentro. Tutto si ridurr a un semplice passatempo, un indovinello fra me e
me, se riuscir a riconoscere la voce che rimbombava rauca nel teschio. Penso che potrebbe essere
quella di Peg Gratton, abituata ad avere sangue sulle mani, e non pi alta di me, perfino con la testa di
cavallo addosso.
Entro nella macelleria. Come sempre  il posto pi pulito di Skarmouth, ed  rischiarata a
giorno da vivide luci bianche. Chiss come due uccellini sono riusciti a entrare, e le luci sembrano
tremolare e affievolirsi quando le loro ali frullano davanti alle lampadine appese.
Non vedo Peg Gratton dietro il bancone, perci poteva davvero essere lei con il costume da
cavallo. Mi sento pi leggero. Meno prescelto.
Mi avvicino al bancone e Beech Gratton prende il mio ordine con aria mesta. Non ce l'ha con
me, ma col lavoro che lo costringe a stare l, quando vorrebbe andare al festival.
Hai una faccia da spavento grugnisce Beech ammirato. A quel punto ricordo che la donna mi
ha macchiato le guance di sangue. Sembri un diavolo.
Non rispondo.
Mi libero fra venti minuti dice, anche se non gliel'ho chiesto.
Trenta! grida Peg Gratton dal retrobottega.
Sento il sapore del sangue in bocca. Un occhio di scisto ammicca verso di me.
Beech si appunta il mio ordine e nel frattempo io alzo lo sguardo sulla lavagna dietro il
bancone. C' il mio nome, insieme a quello di Corr, e a fianco le quote attuali: 1-5. Sotto ci sono i nomi
di una ventina di nuovi iscritti del continente che hanno trovato un cavallo da montare nei primi giorni
di addestramento. Affolleranno la spiaggia come quel primo giorno, incapaci e presuntuosi. Studio
l'elenco in cerca di Kate Connolly: vedo prima il nome del suo pony, poi il suo. La sua quotazione 
45-1. Mi domando quanto dipenda dal fatto che monta un pony e quanto dal fatto che  una donna.
Faccio scorrere lo sguardo per trovare il nome di Mutt. Eccolo, col nome del suo cavallo a
fianco. Il nome scritto accanto al suo avrebbe dovuto essere Edana, la cavalla che non ha nemmeno
toccato per due giorni, la baia con la stella bianca. La cavalla che ho detto a suo padre di affidargli.
Ma non c' scritto Edana.
La parola di fianco al nome Mutt  Skata. Un bel nome per un cavallo, breve e incisivo. Skata 
il nome locale della gazza. Un uccello noto per la furbizia, la passione per gli oggetti scintillanti e la
colorazione bianca e nera. C' soltanto una creatura su quella spiaggia che  bianca e nera.
Skata  la cavalla pezzata.
Capitolo trentuno
Sean
Lo trovo nei pressi di un fal.
Le fiamme si levano alte nel cielo nero, intrecciate al tessuto della notte. Sento il sapore del
fumo sulla lingua.
Matthew Malvern dico, ma mi esce di bocca come un ringhio, un grido di battaglia, non pi
amichevole dei nitriti di Corr sulla spiaggia. Mutt  un gigante, una creatura mitologica che si staglia
nera contro il fal, con un carboncino in una mano e un pezzo di carta nell'altra: un desiderio del mare.
Se ha un volto, non riesco a vederlo. Grido:  un desiderio di morte che hai scritto l?
Mutt gira il foglio perch io legga il mio nome, scritto al contrario. Poi lo lascia volare oltre il
ciglio della scogliera. Il buio lo inghiotte.
Quella cavalla ti uccider.
Mutt avanza con aria da spaccone. Il suo fiato  nero come gli abissi marini. Da quando in qua,
Sean Kendrick, ti importa qualcosa della mia vita?
Si avvicina sempre di pi finch le nostre ombre si fondono. Io non mi sposto di un millimetro.
Se ha intenzione di fare a botte stasera, sono pronto. La tempesta gi infuria dentro di me e rivedo
Fundamental scomparire sott'acqua come fosse adesso.
Forse non uccider te dico, ma nessuno merita di morire per colpa tua.
Il fuoco mi scotta la pelle.
So perch non vuoi che la cavalchi. Mutt ride. Perch sai che  pi veloce del tuo.
Sono anni che prendo ogni precauzione possibile in modo da tenere in vita Mutt per suo padre:
lo metto sul cavallo pi sicuro che riesco a trovare, addestro quel cavallo fino allo stremo per renderlo
insensibile all'oceano, sovrintendo personalmente ai suoi allenamenti per assicurarmi che nessun altro
interferisca. Ho due costole rotte e risanate che avrebbero dovuto essere di Mutt.
Ma adesso si  spinto troppo oltre la mia capacit di proteggerlo ed  quasi un sollievo. Se ha
scelto quella cavalla pezzata, non posso fare niente per lui.
Alzo le mani. Fa' come ti pare. Io ho chiuso.
Con la coda dell'occhio scorgo delle figure che si avvicinano: sono qui per scortarci alla parata
dei cavalieri. La notte giunge al culmine, e poi comincer il vero addestramento. Ora come ora 
difficile immaginare un giorno dopo questa notte, che pare dover durare all'infinito.
Gi dice Mutt, hai chiuso s.
Capitolo trentadue
Puck
La parata dei cavalieri non  una vera e propria parata.
C' un uomo che richiama la folla. Cavalieri? Cavalieri! Alla roccia! Un chiaro invito a
seguirlo. Mi aspetto che la bolgia si risolva in qualcosa di pi organizzato, ma non succede. L'unica
parvenza di parata  quando mi capita di scorgere due o tre cavalieri che vanno nella stessa direzione,
verso la sommit della rupe. La folla si divide in due ali per farli passare, e io mi affretto a seguirli, con
Finn che mi tiene dietro. Nessuno per si sposta per me, cos tutto quello che ottengo  una sfilza di
spallate in faccia e gomitate nelle costole.
Adesso  buio pesto e l'unica fonte di illuminazione proviene da due fal, uno che arde alto e
violento, l'altro pi piccolo e fioco. Non sono sicura di quale sia il mio posto.
Kate Connolly dice qualcuno, ma non in tono gentile. Quando volto la testa non vedo niente
se non sguardi sfuggenti e sopracciglia aggrottate.  strano sentir parlare di te, invece che con te.
Una mano mi afferra il braccio e io mi volto di scatto in allerta, ma poi mi accorgo che 
Elizabeth, la sorella di Dory Maud. I suoi capelli biondi risplendono nonostante il buio, e indossa un
vestito dello stesso colore dell'auto di Padre Mooneyham. Fa una smorfia. Anche le sue labbra sono
dello stesso colore dell'auto di Padre Mooneyham. Resto alquanto sorpresa nel vederla qui; non l'ho
mai vista al di fuori dello stand o del negozio di Fathom & Figli, e pensavo che in qualche modo si
sarebbe liquefatta o vaporizzata se fosse uscita nel mondo reale. Ognuna delle sorelle ha il suo regno:
quello di Dory Maud  il pi vasto e comprende tutta l'isola, mentre quello di Elizabeth soltanto il
negozio e lo stand, e poi c' quello di Annie che  il pi piccolo, soltanto il primo piano di Fathom &
Figli.
Ti sei persa, non  vero? Dory Maud diceva che non ti saresti persa, ma io sapevo che sarebbe
successo. L'espressione di Elizabeth trasuda disprezzo.
So dove sto andando ribatto. Ma non sono mai stata alla parata prima d'ora.
Non ti scaldare dice Elizabeth. Da questa parte. Finn, ragazzo mio, stai acchiappando
moscerini? Chiudi la bocca e andiamo.
Le sue dita mi stringono il braccio come artigli mentre mi guida verso la cima della scogliera
che affaccia sulla spiaggia della gara. Finn ci trotterella dietro, scoordinato come un cucciolo.
Dov' Dory? chiedo gridando.
A scommettere ringhia Elizabeth. Ovvio. Mentre io faccio tutto il lavoro.
Non sono sicura che portarmi in cima alla scogliera c'entri qualcosa con il suo lavoro, ma a
ogni modo le sono riconoscente. E non sono nemmeno sicura di riuscire a figurarmi Dory Maud che
scommette sui cavalli. Di certo non in un modo che giustifichi il ringhio di Elizabeth "ovvio". Mi
sforzo di immaginare Dory Maud nella macelleria che piazza scommesse, ma il meglio che mi riesce 
immaginarla al Black-Eyed Girl. Con l'occhio della mente la vedo cavarsela molto meglio di me, che
avanza sicura verso il bancone come un uomo.
Elizabeth mi strilla di darmi una mossa e mi trascina su per la salita, fendendo spavalda la folla.
Dopo qualche minuto si ferma per ritrovare l'orientamento, ma adesso vedo che siamo nel posto giusto.
Perch individuo un'ombra immobile nella calca fremente: Sean Kendrick. Ha un vestito scuro,
un'espressione ancora pi scura, lo sguardo perso nella notte nera in direzione del mare.  evidente che
aspetta.
L dico io.
No ribatte Elizabeth, seguendo il mio sguardo. Non  l che sei diretta. Penso che la corsa
sia gi abbastanza pericolosa di suo senza metterci anche questo, non trovi? Da questa parte.
Sean volta la testa proprio mentre Elizabeth mi strattona nella direzione opposta, e i nostri
sguardi si incontrano. C' qualcosa di schietto e profondo nella sua espressione, ma poi devo abbassare
gli occhi per impedire a Elizabeth di farmi inciampare.
Finn arranca dietro di me, le mani infilate in tasca per proteggersi dal freddo. Scocca
un'occhiata avvilita a Elizabeth.
Io volto la testa e gli sussurro: Viene da pensare che sia questa la gara, visto quanto corre.
Finn non sorride, ma i suoi occhi s. Poi Elizabeth si ferma. Qui annuncia.
Siamo arrivati nei pressi di un terzo fal, con davanti un grosso macigno piatto spruzzato e
striato di marrone. Ci metto un istante a capire cosa sto guardando.  sangue molto vecchio quello che
macchia la roccia. Il volto di Finn  una maschera. Intorno alla roccia si  radunata una folla enorme, e
tutti aspettano come aspettava Sean. Riconosco alcuni dei cavalieri: il dottor Halsal, Tommy Falk, Mutt
Malvern. Ian Privett. Certi ridono e chiacchierano fra di loro: l'hanno gi fatto altre volte e regna
un'atmosfera di familiarit. All'improvviso mi viene la nausea.
Di chi  quel sangue? sussurro a Elizabeth.
Che ignorante risponde lei. Ha sorpreso Ian Privett che la fissa e gli rivolge una smorfia a
denti snudati che non mi pare un sorriso. Elizabeth mi afferra entrambe le braccia e mi tiene avanti a s
come uno scudo.  dei cavalieri. Uno deve salire sulla roccia e versare una goccia di sangue per
dimostrare che  un cavaliere.
Io fisso la roccia. C' un sacco di sangue per essere soltanto una goccia per ciascun cavaliere
nel corso degli anni.
Un uomo si arrampica sul masso.  Frank Eaton, un contadino che mio padre conosceva.
Indossa una di quelle strane sciarpe tradizionali che piacciono tanto ai turisti, una fascia che passa sulla
spalla e viene appuntata sul fianco, e il contrasto con i pantaloni di velluto a coste  assolutamente
ridicolo. Associo sempre il costume tradizionale al tanfo di sudore e non mi sembra che Frank Eaton
cambier questa mia impressione. Con una piccola ciotola in mano Eaton grida alla folla, adesso
ammutolita: Tocca a me parlare per l'uomo che non cavalcher.
Eaton inclina la ciotola e il sangue si riversa sulla roccia ai suoi piedi. Lui non si sposta, cos
alcune goccioline gli schizzano i pantaloni. Non credo gli importi.
Cavaliere senza nome dice. Cavallo senza nome. Sul suo sangue.
Sangue di pecora dice Elizabeth. O forse di cavallo. Non mi ricordo.
Ma  una barbarie! Sono sbigottita. Finn ha l'aria di chi potrebbe mettersi a vomitare da un
momento all'altro.
Elizabeth scrolla una spalla soltanto. Ian Privett la osserva. Fino a cinquant'anni fa quass
uccidevano un uomo. L'uomo che non cavalcher.
Perch? chiedo esterrefatta.
Mi risponde con voce annoiata. Probabilmente esiste una risposta fondata, ma a lei non
interessa saperla. Perch agli uomini piace ammazzare. Per fortuna hanno smesso. Eravamo quasi a
corto di uomini.
Perch interviene una voce che riconosco immediatamente se si offre all'isola un tributo di
sangue prima della gara, si spera che durante non ne pretenda altro.
Elizabeth rivolge a Peg Gratton un'occhiata acida. Io socchiudo gli occhi per studiare Peg:  a
malapena riconoscibile sotto il suo complicato copricapo. Sembra uno di quei curiosi pulcinella di mare
col ciuffo che a volte si vedono sull'isola. Ha una lunga visiera aguzza che forma il becco, e nappe di
spago giallo che le spuntano dalle orecchie come lunghe corna. Cerco qualche traccia dei riccioli di
Peg, ma sono nascosti sotto la fodera del copricapo.
Non ti aspettare che siano gentili con te, Puck mi avverte Peg Gratton, come se Elizabeth non
ci fosse. Parecchi di loro pensano che una donna sulla spiaggia porti sfortuna. Non saranno felici di
vederti.
Io stringo le labbra. Non mi serve la loro gentilezza. Basta che mi lascino fare quello che
voglio.
Gi questo sarebbe gentile dice Peg. Si volta, e la testa di uccello fa uno strano movimento
improvviso. Se non fossi rimasta turbata dalle cose che ho visto finora, quello scatto mi avrebbe
impressionata di sicuro. Devo andare dice.
Sulla roccia, al posto dell'uomo che ha versato il sangue,  salita una donna con una vera testa
di cavallo addosso. La sua tunica  intrisa di sangue, e altro sangue le gocciola dalle mani.  rivolta
verso la folla, ma con quella testa enorme sopra la sua non sembra tanto che guardi noi quanto uno
punto distante nel cielo. Mi sento girare la testa e avvampare per il calore del fuoco, per la vista del
sangue. Come se stessi sognando, ma sono sveglia.
Un mormorio si diffonde tra la folla. Non riesco a distinguere le parole, ma Elizabeth fa:
Dicono che nessuno ha preso la conchiglia. Che la dea quest'anno non l'ha lasciata cadere.
La conchiglia?
Per il desiderio spiega Elizabeth spazientita. Lei fa cadere una conchiglia e chi la raccoglie
ottiene di veder realizzato un desiderio. Probabilmente l'ha fatta cadere a Skarmouth, ma questa gente 
troppo stupida per trovarla.
Chi ? chiede Finn a Elizabeth, la prima cosa che gli sento dire da parecchio tempo. Quella
con la testa di cavallo?
La madre di tutti i cavalli. Epona. L'anima di Thisby e di quelle scogliere.
Finn, paziente, chiarisce. Volevo dire, chi  quella donna?
Qualcuno con pi roba davanti di te replica Elizabeth. Lo sguardo di Finn corre
istintivamente al petto della donna-cavalla, ed Elizabeth scoppia in una risata sguaiata. Io mi acciglio in
difesa della virt di Finn, e lei mi d una spinta. Stanno per chiamare i cavalieri.
Ci siamo. La donna con la testa di cavallo  scomparsa, anche se non l'ho vista andar via. Peg
Gratton  salita sulla roccia e ha preso il suo posto. Una dozzina di uomini sono radunati intorno al
masso, in attesa di salire, e altri si dirigono inquieti verso il gruppo. Io sono una piccola creatura
immobile.
Elizabeth schiocca la lingua. Puoi aspettare, se vuoi. Tanto si sale uno alla volta.
Le mani mi tremano, cos le stringo a pugno. Osservo con attenzione per capire cosa ci si
aspetta da me. Il primo cavaliere sale i gradini naturali su un lato della roccia.  Ian Privett, che sembra
molto pi grande della sua et per via dei capelli che gli si sono ingrigiti da ragazzo. Si avvicina
risoluto a Peg Gratton.
Cavalcher  la sua dichiarazione formale, a voce alta affinch tutti possano sentirlo. Poi
allunga una mano verso di lei, e lei gli taglia un dito con una lama sottilissima, con un movimento
troppo fulmineo perch io possa distinguerlo chiaramente. Privett tiene la mano sospesa sulla roccia, e
deve gocciolare del sangue, anche se sono troppo lontana per vederlo.
Non sembra soffrire. Dice: Ian Privett. Penda. Sul mio sangue.
Peg risponde con una voce bassa che non le appartiene: Grazie.
Ian scende dalla roccia e un altro cavaliere sale i gradini.  Mutt Malvern, che ripete il
procedimento e tiene la mano tesa dopo che lei lo ha ferito. Quando dice Matthew Malvern. Skata. Sul
mio sangue sposta lo sguardo sulla folla come a cercare qualcuno e storce la bocca in una specie di
sorriso falso che sono contenta non sia indirizzato a me.
Uno dopo l'altro i cavalieri salgono sulla roccia, tendono la mano, pronunciano il proprio nome
e quello del cavallo, in una sequenza ininterrotta. Peg Gratton li ringrazia sempre prima che scendano.
Quanti sono! Almeno una quarantina. Mi  capitato di leggere la cronaca della competizione sul
giornale, in passato, e il numero dei concorrenti della corsa finale non si  mai nemmeno avvicinato a
quaranta. Che fine fanno tutti?
Immagino di sentire l'odore del sangue sulla roccia da qui.
E i cavalieri continuano a salire per farsi affettare il dito e proclamare la loro intenzione di
cavalcare.
A mano a mano che si avvicina il momento in cui toccher a me, tremo sempre di pi, in preda
all'ansia, ma sono anche consapevole di aspettare che Sean Kendrick salga sul masso. Non so se perch
abbiamo fatto a gara o perch l'ho visto perdere quella cavalla o perch mi ha detto di stare lontana
dalla spiaggia quando nessun altro mi ha rivolto la parola, o solo perch il suo stallone rosso  il cavallo
pi bello che abbia mai visto, ma quel ragazzo mi incuriosisce in un modo che lascia perplessa anche
me.
La maggior parte degli uomini sono gi passati quando arriva il turno di Sean Kendrick. Ha del
sangue che gli macchia gli zigomi alti, e il suo aspetto  al tempo stesso affascinante e inquietante,
ruvido e disumano, guardingo e predatorio. Come qualcuno capace di salire su quella roccia ai tempi in
cui versavano sangue di un uomo ucciso e non sangue di pecora da una ciotola.
All'improvviso mi domando cosa stia facendo Padre Mooneyham stanotte, se  rimasto
confinato fra le mura di San Columba a pregare che i membri della sua parrocchia non perdano la testa
fino a domani e che non si smarriscano per una dea pagana dei cavalli. Ma poi mi chiedo che genere di
dea sia la nostra dea dell'isola, se mai esiste, che si accontenta di una ciotola di sangue animale invece
che di sangue umano. Ho visto sangue di pecora e ho visto una persona morta, e so riconoscere la
differenza.
Sean Kendrick tende la mano. Cavalcher dichiara, e al suono della sua voce mi sento
gravare da un peso enorme, come se i piedi mi sprofondassero nel terreno.
Peg Gratton gli fa un taglio sul dito. Non sembra proprio Peg Gratton, non in piedi lass al
bagliore del fuoco, con l'ombra del becco che le nasconde i lineamenti.
La voce di lui si ode a malapena. Sean Kendrick. Corr. Sul mio sangue.
Un boato si leva dalla folla, compresa Elizabeth, che consideravo troppo sdegnosa per questo
genere di manifestazioni, ma Sean non alza lo sguardo n d segno di apprezzare l'esultanza. Mi pare
che muova ancora le labbra, ma il movimento  cos impercettibile che forse mi sono sbagliata. E
scende dalla roccia.
Sei la prossima dice Elizabeth. Avanti, tocca a te. Non ti dimenticare come ti chiami.
Se un istante prima ero paralizzata dal gelo, adesso mi sento ardere. Sollevo il mento e
cammino intorno alla roccia per trovare il lato dove salire come hanno fatto gli altri. La roccia mi
sembra vasta come l'oceano quando mi avvicino a Peg Gratton, e sebbene sappia che  fatta di pietra
solida, la superficie ondeggia mentre l'attraverso. Distinguo tre diversi colori di sangue sotto i miei
piedi. A mente ripasso: Cavalcher. Sul mio sangue. Non voglio dimenticare le parole per colpa
dell'ansia.
Ora vedo gli occhi di Peg Gratton, luminosi e penetranti sotto il copricapo col becco. Ha l'aria
fiera e potente.
Avverto su di me l'attenzione di ogni abitante di Skarmouth, di ogni abitante di Thisby, e di
tutti i turisti che si sono riversati qui dal continente. Tengo le spalle dritte pi che posso. Sar fiera
come Peg Gratton, anche se non ho il suo enorme copricapo da uccello a nascondermi. Ho il mio nome,
ed  sempre stato pi che sufficiente.
Allungo la mano. Mi domando quanto far male quel suo coltellino. La mia voce risuona pi
forte di quanto mi aspettassi. Cavalcher.
Peg solleva la lama. Io mi faccio forza. Nessuno ha fiatato o mosso un muscolo, e non sar io la
prima.
Un momento! dice una voce. Non  quella di Peg Gratton.
Tutte e due voltiamo la testa.  Eaton, sudato nel suo costume tradizionale, ai piedi della roccia,
la testa reclinata all'indietro per poterci guardare.  circondato da un gruppetto di uomini, con le mani
in tasca e i gil aderenti. Alcuni sono cavalieri che ancora si stringono la mano perch smetta di
sanguinare. Alcuni indossano la sciarpa tradizionale come Eaton. Sono tutti accigliati.
L'ho detto male. Non era il mio turno. Ho fatto qualcosa di sbagliato. Non mi viene in mente
cosa possa essere, ma l'ansia mi attanaglia lo stomaco.
Eaton dice: Lei non pu cavalcare.
Il cuore mi sprofonda sotto le scarpe. Dove! Dev'essere per Dove. Avrei dovuto prendere la
cavalla pezzata quando ne ho avuta l'occasione.
Nessuna donna ha mai partecipato alle corse da quando sono cominciate dice. E questo non
sar l'anno in cui le cose cambieranno.
Fisso Eaton e gli uomini intorno a lui. Nel loro atteggiamento c' un che di familiare,
cameratesco, come un branco di pony che si stringono insieme contro il vento. O un gregge di pecore
che guardano diffidenti il cane da pastore che deve guidarle. Io non appartengo al gruppo. Sono una
donna.
Delle tante cose che potevano frapporsi fra me e la competizione, non posso credere che si tratti
di questo.
Arrossisco. Mi sento addosso gli occhi di centinaia di persone, ma in qualche modo ritrovo la
voce. Nel regolamento non c' scritto niente al riguardo. Ho letto tutte le norme. Una per una.
Eaton rivolge un'occhiata all'uomo al suo fianco, che si inumidisce le labbra prima di dire: Ci
sono norme scritte e norme non scritte.
Mi ci vuole un momento per capire cosa intende dire, e cio che non c' nessuna norma che lo
vieti, ma che loro non mi permetteranno comunque di partecipare.  come quando Gabe e io
giocavamo da piccoli: non appena cominciavo a vincere, lui cambiava le regole.
E adesso come allora, l'ingiustizia della situazione mi brucia nel petto come un ferro rovente.
Domando: E allora perch alcune regole sono scritte e altre no?
Certe cose sono talmente ovvie che  inutile scriverle risponde quello accanto a Eaton, un
uomo con un elegante completo tre pezzi e uno scialle al posto del giaccone. Riesco a distinguere il gil
grigio scuro che si staglia sul bianco molto meglio del suo viso.
Adesso scendi dice Eaton.
C' un terzo uomo alla base della roccia su cui sono salita, e mi tende la mano come se davvero
dovessi accettarla per scendere quei gradini.
Non mi muovo. Non mi sembra ovvio.
Eaton aggrotta la fronte per una frazione di secondo, poi comincia a spiegarsi lentamente, a
mano a mano che gli vengono le parole. Le donne sono l'isola, e l'isola ci sostiene.  importante. Ma
sono gli uomini che tengono ancorata l'isola al fondale marino e impediscono che vada alla deriva.
Non ci pu essere una donna su quella spiaggia. Va contro l'ordine naturale delle cose.
Quindi volete squalificarmi per una superstizione? domando. Pensate che le navi si
incaglieranno se partecipo alla corsa?
Be', non  che le cose stanno proprio cos.
Dunque si tratta solo di me. Pensate che sia sbagliato farmi partecipare.
La faccia di Eaton mi ricorda quella di Gabe gi al pub, quando si volta verso la folla con
un'espressione incredula, convinto che anche gli altri pensino che sono una ragazzina testarda. Pi lo
guardo, pi mi scopro a detestarlo. Ma sua moglie non trova orripilante quel suo labbrone pendulo?
Perch non si sistema i capelli in modo che non si veda la pelata? Deve per forza muovere il mento
come una macina fra una parola e l'altra? Non farne una questione personale mi dice. Non  cos.
Per me  una questione personale.
Ora sono irritati. Erano sicuri che sarei scesa docile come un agnellino al primo no, e adesso
che mi sono rifiutata, rappresento sempre meno un aneddoto da raccontare dopo, e sempre pi una
polemica da affrontare adesso. Eaton dice: Puoi fare altre cose nel mese di ottobre che faranno piacere
a molte pi persone che non a te sola, Kate Connolly. Non sei costretta a partecipare alla corsa.
Penso a Benjamin Malvern seduto al tavolo della nostra cucina, che domanda cosa siamo
disposti a fare per salvare la casa. Penso che se scendo adesso da questa roccia, Gabe non avr pi
alcun motivo di restare, e non importa quanto sono arrabbiata con lui, non posso permettere che quella
nostra conversazione al pub sia l'ultima. Penso a come mi sono sentita a gareggiare con Sean Kendrick
con quella sua imprevedibile capall uisce.
Ho i miei buoni motivi per partecipare ribatto. Proprio come ogni altro uomo che  salito su
questa roccia. Il fatto che sono una donna non rende i miei motivi meno validi.
Ian Privett, a pochi passi di distanza, dice: Kate Connolly, chi vedi al tuo fianco? Una donna
prende il nostro sangue. Una donna esaudisce i nostri desideri. Ma il sangue su quella roccia  sangue
di uomini, di generazioni di uomini. Qui la questione non  se vuoi stare lass oppure no. Quella roccia
non  il tuo posto. E adesso smettila. Scendi e finiscila di fare la bambina.
Chi  Ian Privett per dirmi certe cose? Anche lui mi ricorda Gabe che mi diceva di smettere di
fare l'isterica quando non mi sembrava affatto di fare l'isterica. Penso alla mamma in sella, che mi
insegna a cavalcare come fosse un tutt'uno con l'animale. Non possono dirmi che questa roccia non  il
mio posto. Possono tirarmi gi a forza senza curarsi di quello che dico, ma non possono dirmi che
questo non  il mio posto.
Seguir il regolamento che mi  stato consegnato ribadisco. Non seguir nessuna regola non
scritta.
Kate Connolly dice l'uomo col gil. Non c' mai stata una donna su quella spiaggia e vuoi
che quest'anno sia la prima volta? Chi sei tu per pretendere una cosa simile?
Per chiss quale tacito segnale, l'uomo che mi aveva teso la mano per scendere i gradini
comincia a salire: hanno intenzione di trascinarmi gi con la forza se non mi arrendo.
 finita.
Non posso credere che sia davvero finita.
Parler io per lei.
Ogni faccia si volta per guardare Sean Kendrick, che si  tenuto un po' in disparte dalla folla,
con le braccia incrociate.
Quest'isola vive sul coraggio, non sul sangue dice. Il suo viso  rivolto verso di me, ma i suoi
occhi sono puntati su Eaton e il resto del comitato. Nel silenzio che segue le sue parole, sento il cuore
che mi pulsa nelle orecchie.
Capisco che stanno valutando le sue parole. I loro volti sono trasparenti:  chiaro che
vorrebbero ignorarlo, ma stanno cercando di decidere quanto peso dare alle parole di una persona che
ha ingannato la morte nelle corse cos tante volte.
Come quel giorno sul furgone di Thomas Gratton, Sean Kendrick non aggiunge altro.  proprio
il suo silenzio a scuoterli, a spingerli a parlare.
E tu dici di farla partecipare? chiede Eaton alla fine. Malgrado tutto?
Tutto cosa? ribatte Sean. Che sia il mare a decidere cosa  giusto e cosa  sbagliato.
Segue una pausa di una lunghezza straziante.
Che cavalchi, allora sentenzia Eaton. Intorno a lui qualcuno scuote la testa, ma nessuno parla.
La parola di Sean  vangelo. Versa il tuo sangue, ragazza.
Peg Gratton non aspetta che io le porga la mano. Con un movimento rapidissimo mi taglia il
dito e, invece di dolore, avverto come una fitta bruciante che mi risale lungo il braccio. Il sangue
fluisce e sgocciola sulla roccia.
Provo di nuovo la stessa sensazione di prima, quando c'era Sean Kendrick quass: i miei piedi
sono radicati nella roccia, sono parte dell'isola, e io sono nata da questa terra. Il vento mi scioglie la
coda, mi scompiglia i capelli, mi frusta il viso con le mie stesse ciocche. L'aria odora di oceano che si
frange sulla costa.
Sollevo di nuovo il mento e dico: Kate Connolly. Dove. Sul mio sangue.
Scorgo di nuovo Sean Kendrick tra la folla. Si  voltato come per andarsene, ma mi scocca
un'occhiata da sopra una spalla. Io sostengo il suo sguardo. Ho la sensazione che tutti stiano
osservando questo momento, come se sostenere lo sguardo di Sean Kendrick equivalesse a una
promessa, a impegnarmi in qualcosa di cui non sono sicura, eppure non distolgo lo sguardo.
Sul loro sangue, che le corse abbiano inizio annuncia Peg Gratton alla notte e alla folla, ma
nessuno sta guardando lei. Abbiamo i nostri cavalieri, che la gara cominci.
Sean Kendrick sostiene il mio sguardo un altro istante, poi si volta e si allontana a grandi passi.
Due settimane alla gara. Tutto ha inizio stanotte. Lo sento nel profondo del mio cuore.
Capitolo trentatr
Sean
La mattina dopo trovo l'isola immersa in un silenzio spettrale. La frenesia della notte appena
trascorsa lasciava presagire che l'addestramento sarebbe cominciato molto presto oggi, ma non c'
alcun movimento nelle stalle, nessun rumore per strada. Sono contento: ho moltissime cose da fare
nelle prossime ventiquattr'ore. Alzo lo sguardo al cielo. Una soffice trapunta di nuvole nasconde il sole
e, pi in basso, nuvole pi piccole si rincorrono incalzanti. Sapr meglio quanto tempo mi resta prima
dell'arrivo della tempesta quando vedr l'oceano.
Nel silenzio irreale del mattino, faccio uscire i purosangue pi giovani per scaldarsi con un po'
di esercizio e brucare l'erba prima che il tempo volga al peggio, poi raccolgo le mie cose da portare alla
spiaggia. Due secchi e le tasche piene di debole magia.
Sto per uscire quando sento una voce. Non sei uno che va in chiesa, dunque.
Buongiorno, signor Holly rispondo.
Il suo abbigliamento dev'essere quello che in America considerano il massimo dell'eleganza
domenicale: un maglione bianco con lo scollo a V, una giacca leggera, pantaloni kaki sportivi. Sembra
pronto per una di quelle foto che appaiono sulla cronaca mondana dei giornali del continente.
Buongiorno ricambia Holly. Sbircia nei miei secchi e si ritrae con una smorfia. Sono pieni di
letame puzzolente di Corr e perfino io ho difficolt ad abituarmi all'odore. Santa Maria e Cocacola! 
insopportabile. Notando che sto combattendo per aprire il cancello senza appoggiare i secchi, lui me
lo apre e lo richiude, seguendomi con aria amichevole. Non sei un credente?
Credo nella stessa cosa in cui credono loro dico, indicando con un cenno del mento la citt e
San Columba. Solo che non credo si possa trovare in un edificio.
Il terreno  molle e vagamente odoroso di letame mentre mi avvio lungo i sentieri, diretto alla
costa che delimita la maggior parte dei pascoli di Malvern. Si trova sul lato opposto dell'isola rispetto
alla spiaggia delle corse. Anche qui ci sono delle scogliere, sebbene pi basse e frastagliate, con molte
pi spiaggette e anfratti dove l'oceano e le creature che lo abitano possono spingersi fino a riva.
Holly mi raggiunge con una leggera corsa e afferra il manico di uno dei secchi che sto portando.
Sbuffa per il peso ma non commenta.
Cosa sta facendo? domando.
Cerco Dio mi risponde, mettendosi al passo con me. Se dici che  l fuori, magari dar
un'occhiata.
Non sono sicuro che trover il suo Dio condividendo questo lavoro con me, ma non protesto.
C' parecchia strada da fare fino alla costa e un po' di compagnia non sar poi cos terribile. A mano a
mano che ci allontaniamo dal riparo degli edifici, il vento diventa pi insistente e spazza i campi con le
sue raffiche violente. Le uniche tracce di civilt sono i muretti di pietra che demarcano i pascoli di
Malvern. Risalgono a molto tempo prima delle mandrie di Malvern: sono una parte di Thisby che molti
hanno dimenticato.
A favore di Holly c' da dire che cammina in silenzio per lunghi minuti prima di chiedere:
Cosa andiamo a fare, esattamente?
Sta per arrivare una tempesta rispondo. In mare aperto si  gi scatenata e questo spinger i
cavalli pi vicino.
Con cavalli intendi dire fa di nuovo una pausa per trovare la corretta pronuncia  i
capaill uisce?
Annuisco.
Li spinger dove, esattamente? Wow, ehi!
Le esclamazioni sono dovute al fatto che siamo arrivati su un promontorio da cui si ammira
l'oceano e tutta l'area circostante. Il pericolo  ovunque fra le basse scogliere frastagliate e le profonde
fenditure nel verde: prati, poi all'improvviso uno spazio vuoto, e poi ancora prati. Sotto e davanti a noi
il mare  un ribollire di spuma bianca che si frange contro gli scogli neri, aguzzi come denti. Un mare
travagliato. Domani si scatener l'inferno, temo. Concedo a Holly un lungo momento per godersi il
panorama, prima di rispondere alla sua domanda.
Li spinger a terra. Se si trovano nelle acque basse che circondano l'isola, preferiranno venire
all'asciutto che non affrontare quegli scogli e la corrente. E i capaill uisce che non hanno familiarit
con la terra non sono un incontro piacevole.
Perch sono affamati?
Rovescio il secchio per versare un po' del suo fetido contenuto sul sentiero, poi riprendo a
camminare. Perch sono affamati, s. Ma sono anche confusi, e questo li rende ancor pi pericolosi.
E cos stai spargendo letame
Per marcare il territorio. Se vengono a terra qui, voglio che pensino di incontrare Corr.
E non le fattrici di Malvern? conclude Holly. Lavoriamo in silenzio, marcando tutti i luoghi
di pi facile accesso, prima su in alto e via via scendendo. Alla fine resta soltanto la spiaggia di sassi.
Forse preferisce restare su adesso suggerisco. Non posso garantire la sua incolumit cos
vicino all'acqua. Il mare  agitato e minaccioso, e nessuno pu giurare che non ci siano gi dei capaill
uisce laggi da qualche parte. Malvern non la prenderebbe bene se perdessi uno dei suoi clienti due
giorni dopo aver perso un cavallo allo stesso modo.
Holly annuisce come se mi capisse, ma quando comincio a scendere, mi accompagna.  un
piccolo atto di coraggio e lo rispetto per questo. Scambio il mio secchio vuoto con quello che tiene in
mano lui, e Holly si massaggia il palmo dove il manico gli ha lasciato un solco rosso.
In fondo al sentiero la spiaggia  fatta in parte di sassi grandi quanto il mio pugno, e per il resto
di rocce e massi che si sono staccati dalla scogliera. Davanti a me, l'oceano lambisce vorace la riva.
Odora di cose morte.
Se volessi provare a catturare un altro cavallo dico, questo sarebbe il momento pi adatto
per farlo.
La risacca ha trovato una via per intrufolarsi in una bassa pozza ai nostri piedi e,
inspiegabilmente, George Holly si china a immergere le dita nell'acqua. La pozza  piena di anemoni
dai lunghi tentacoli che fluttuano in superficie, di ricci irti di aculei pronti a conficcarsi nelle piante dei
piedi se li calpesti, e di granchi troppo piccoli da mangiare.
Pi calda di quanto credessi commenta Holly. Allora perch non provi a catturare un altro
cavallo? Visto che ne hai perso uno l'altro giorno?
La verit  che non c' nessun buon motivo per catturare un altro capall uisce ora che Mutt
Malvern ha deciso di montare Skata. Non c' una buona ragione nemmeno per tenere Edana, a questo
punto. Non mi serve un altro cavallo. Ho Corr.
Holly pungola un riccio con un ciottolo. Come fai a sapere che non c' un cavallo pi veloce
di Corr l fuori? Che aspetta di essere catturato?
Penso alla cavalla pezzata e alla sua velocit impressionante.
Pu darsi. Ma non mi interessa, non sono tentato rispondo. Non si tratta solo di vincere. Non
so come spiegargli che conosco il cuore di Corr meglio di qualunque altro, e lui il mio. Non mi serve
un altro cavallo.  solo che
Chiudo la bocca e mi incammino verso l'unico altro accesso a questa spiaggia altrimenti
inaccessibile. Estraggo una manciata di sale dalla tasca, ci sputo sopra e poi la spargo all'imbocco del
sentiero. Ci verso sopra anche un po' di letame di Corr. Infine comincio a risalire il sentiero senza dire
una parola.
Holly mi segue e, anche se non mi volto, sento chiaramente la sua voce.
 solo che non ti appartiene.
Non sono sicuro di voler proseguire questa conversazione. Non  il fatto che non mi
appartiene.  che appartiene a Benjamin Malvern.
Non ha senso.
Ha perfettamente senso, su quest'isola. Thisby si distingue fra le cose che sono di propriet di
Malvern e quelle che non lo sono. Mettiamola in questo modo: io appartengo a Malvern, lei no.
Quindi, libert.
Mi fermo e mi volto a guardarlo. Holly  pi in basso rispetto a me: anche lui si  fermato e mi
guarda, con quel suo maglione bianco e i pantaloni stirati che gli danno un'aria da cittadino curato e
civilizzato. Ma la sua espressione  tutt'altro che insulsa. Sono ancora convinto che l'impulsivo George
Holly, ricco investitore americano, non sia altro che l'impulsivo George Holly, ricco investitore
americano, ma per la prima volta non mi importa. Sento che, nonostante tutto, mi capisce.
E allora perch non compri Corr da lui?
Abbozzo un sorriso.
Holly cerca di decifrare la mia espressione.  per i soldi? Ah,  perch lui non vuole. Non hai
niente su cui fare leva? Sono sicuro che gli servi per cose ben pi importanti che non vincere la gara.
Scusa. Mi sono spinto troppo oltre. Non sono affari miei. Lasciamo perdere. Fai finta che non abbia
detto niente.
Ma ha detto qualcosa, e quel qualcosa resta detto. La verit  questa: per undici mesi l'anno mi
rendo prezioso per Malvern, e poi per un mese mi rendo indispensabile. Sarebbe disposto a cedere quel
mese per mantenere gli altri undici? E io sono disposto a rischiare?
Intanto siamo tornati in cima alla scogliera; Holly si staglia bianco sul verde dei prati, io nero.
Rovescio il secchio, lieto di lasciarmi il contenuto alle spalle, e Holly mi guarda in silenzio mentre
raccolgo una manciata di terra pulita e ci sussurro sopra prima di spargerla di nuovo al suolo.
Magia dice Holly.
Una manciata di terra  magia? gli chiedo.
Io so soltanto che quando sussurro alla terra, la conversazione non  delle pi brillanti.
Mi osserva mentre mi occupo degli altri due sentieri. Non mi chiede come faccio, e io non
glielo dico; poi, dopo che ci siamo incamminati sulla via del ritorno e il lungo silenzio sembra
insostenibile per lui, gli dico: Pu dire quello che pensa.
No che non posso si affretta a rispondere George Holly, lieto di essere stato invitato a parlare.
Perch anche questi non sono affari miei. E visto che ho gi sconfinato una volta, non voglio rifare lo
stesso errore.
Io inarco un sopracciglio.
Holly scrolla le mani come se avesse toccato qualcosa di pi sporco dell'acqua della pozza
riempita dalla marea. D'accordo, allora. Cosa c' fra te e quella ragazza? Kate Connolly, giusto?
Io lascio andare un lungo sospiro, riprendo i secchi e mi avvio verso la scuderia.
Holly dice: Se pensi che se non rispondi mi convincerai che non c' niente, sappi che non
funziona.
Non  per questo che non rispondo dico, quando lui mi raggiunge. Non voglio dire che non
c' niente.  solo che non so cos'.
La rivedo in piedi sulla roccia, accanto a Peg Gratton, fiera e caparbia davanti a Eaton e al resto
del comitato di gara. Non ricordo di essere mai stato cos coraggioso e mi vergogno. La verit  che mi
sento al tempo stesso attratto e respinto da lei.  sia uno specchio di me stesso, sia una porta per una
parte dell'isola che invece non sono.  come quando la dea giumenta mi ha guardato negli occhi: ho
sentito che c'era una parte di me che non conoscevo.
Te lo dico io come lo chiamiamo noi americani dice George Holly, ma forse non vuoi
sentirlo.
Lo fulmino con un'occhiata e lui ride divertito.
Questo vale ogni giorno passato lontano da casa dice. Dovrei scommettere su di lei, allora?
Far meglio a risparmiare i soldi per il fieno borbotto. Sar un lungo inverno.
Non in California dice, e ride di nuovo. Dal suono lontano della sua risata, capisco che si 
fermato. Mi volto.
Penso che hai ragione, Sean Kendrick dice George Holly, con gli occhi chiusi. Ha la faccia
rivolta al vento, proteso in avanti per non farsi sbilanciare. I suoi pantaloni non sono pi immacolati: ci
sono tracce di fango e letame sulle gambe. Il suo ridicolo cappello rosso  volato dietro di lui, ma pare
non farci caso. Il vento gli scompiglia i capelli biondi e l'oceano lo attira col suo canto. Quest'isola ti
cattura, se glielo permetti.
Su cosa ho ragione? gli chiedo.
Riesco a sentire Dio qua fuori.
Mi spazzolo le mani sui calzoni. Me lo dica ancora faccio io, fra due settimane, quando avr
visto i cadaveri sulla spiaggia.
Holly non apre gli occhi. Che non si dica che Sean Kendrick non  un ottimista. E dopo una
pausa, aggiunge: Lo sento che sorridi, perci non negarlo.
Ha ragione, cos non lo nego.
Hai intenzione di sfidare Benjamin Malvern per quel cavallo o cosa? mi domanda.
Io penso a Kate Connolly, intrepida di fronte a Eaton, come una vittima sacrificale su quella
vecchia roccia insanguinata. Sento il fiato della dea giumenta sul viso, che racchiude in s l'odore del
tuono.
S rispondo.
...
.
...
FINE Parte 1.